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Shoah. Giornata della memoria. Considerazioni ed eventi di una “giornata particolare”

 

Di Pino Salerno

Quando le truppe sovietiche entrarono ad Auschwitz, quel freddo 27 gennaio del 1945, agli occhi del mondo venne rivelato l’orrore dei campi di sterminio nazista. Il mondo conobbe la realtà della “Soluzione finale” pianificata da Adolf Hitler e dai suoi gerarchi alla Conferenza di Wannsee nel 1942. Il mondo conobbe la realtà dello sterminio di 6 milioni di ebrei, e di centinaia di migliaia di prigionieri di etnia Rom e Sinti, di omosessuali e di prigionieri politici. Il mondo scoprì l’orrore delle camere dove venivano “accatastati” esseri umani vivi per essere sottoposti al gas letale Zyklon B. Il mondo scoprì ciò che nel 1961, la filosofa Hannah Arendt avrebbe definito “la banalità del male”, a proposito di Adolf Eichmann, processato a Gerusalemme per crimini contro l’umanità. E il mondo avrebbe conosciuto un’altra realtà imbarazzante, la diffusa complicità dei “volenterosi carnefici di Hitler”, come lo storico Daniel Goldhagen definì i milioni di tedeschi, che pur sapendo, ebbero un ruolo nello sterminio. Quel 27 gennaio 1945, il mondo venne sconvolto dalla realtà della Shoah, dell’Olocausto degli ebrei, vera grande ossessione di Hitler, fin dalla scrittura del suo Mein Kampf.

Le parole del filosofo Adorno: “l’Olocausto è la barbarie”

Al punto tale, che uno dei massimi filosofi del Novecento, Theodor Wiesengrund Adorno, scrisse amaramente “to write poetry after Auschwitz is barbaric”, “scrivere poesia dopo Auschwitz è un atto di barbarie”, perché l’Olocausto è stata la massima espressione della barbarie umana, che né la cultura, né la filosofia, né la civiltà sono stati in grado di anticipare e di fermare. In Dialettica Negativa, Adorno scrisse: “Auschwitz ha dimostrato, inconfutabilmente, il fallimento della cultura. Che ciò potesse accadere tra tutte le tradizioni della filosofia, dell’arte e delle scienze dell’illuminismo, dice molto più dei fatti stessi, dice che lo Spirito non è stato in grado di afferrare e cambiare gli esseri umani… Coloro che rinunciano alla cultura, promuovono immediatamente la barbarie”. Se a 71 anni di distanza, celebriamo ancora la Giornata della memoria, non è solo per la straordinaria importanza di tenere viva la coscienza della Shoah, ma soprattutto per affermare, con Adorno, che la barbarie è sempre in agguato, quando si rinuncia alla cultura. Anche per questa ragione, è giusto battersi contro ogni negazionismo, trasformandolo in reato duramente colpito.

La barbarie del negazionismo sempre in agguato

Nei paesi civili, dove il negazionismo è considerato un reato, le pene sono severissime. Ne sa qualcosa il campione del negazionismo della Shoah, David Irving, non a caso più volte processato e condannato, ma esaltato dalle frange più estreme della destra neonazista. Ma il negazionismo, purtroppo, è presente perfino in alcuni stati come verità innegabile. È il caso dell’Iran, il cui presidente Rouhani, ricevuto con tutti gli onori in Italia, ha pensato bene di indire un concorso pubblico per la migliore vignetta negazionista. Solo la comunità ebraica italiana ha sollevato il caso. Come si può scrivere decine di comunicati stampa sulla Giornata della memoria, come fanno il governo e numerosi esponenti del Pd e poi plaudire a Rouhani, accompagnato nella stessa Giornata dedicata alla memoria dell’Olocausto, dal ministro della Cultura Franceschini in visita al Colosseo? Ecco, questa contraddizione è una barbarie, per usare l’espressione di Adorno.

“Prima vennero per gli ebrei…”: le parole di Niemoller, riviste da Brecht, contro l’indifferenza

Crediamo che abbia fatto bene il console onorario d’Israele, Luigi de Santis, a celebrare la Giornata della memoria citando alcuni celebri versi del pastore Martin Niemoller, leggermente modificata da Bertolt Brecht: “”Prima vennero per gli ebrei e io non dissi nulla perché non ero ebreo. Poi vennero per i comunisti e io non dissi nulla perché non ero comunista. Poi vennero per i sindacalisti e io non dissi nulla perché non ero sindacalista. Poi vennero a prendere me. E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa”. Non possiamo più dirci indifferenti, ecco la lezione della Giornata della memoria.

La memoria della Shoah e i cattolici

Non è un caso, ancora, che Ruth Dureghello, la presidente della Comunità ebraica romana, rivolge il suo appello ai cristiani e ai cattolici: “Al mondo cattolico – afferma Dureghello – chiedo la stessa attenzione, non stancandosi mai di richiamare le parole del Papa quando dichiara con fermezza che non c’è spazio per l’antisemitismo, quando afferma che nessun cristiano può essere antisemita, così come quando invoca pace e sicurezza per Israele. Chiedo di superare pregiudizi che, ahimè, purtroppo, hanno pervaso i rapporti tra il mondo ebraico e il mondo cattolico per tanti secoli e contro i quali – conclude Dureghello – tanto si sta facendo e dei quali anche papa Francesco ha parlato di fronte al mondo intero”. La questione dei rapporti tra ebraismo e cattolicesimo in Italia, anche se mitigata dalla presenza di papa Francesco nella grande Sinagoga di Roma, resta ancora una spina nel fianco, anche in questa Giornata della memoria. Almeno in un caso, a Bologna, ad esempio, la comunità ebraica ha espresso tutta la sua delusione per l’assenza, evidente, dei vescovi e dei pastori della Chiesa cattolica alle celebrazioni. “Oggi sono molto deluso, perché non ho visto un solo rappresentante della Chiesa ufficiale di Bologna, non un rappresentante. Noi abbiamo esteso gli inviti anche a loro, ma chi sente queste cose nel profondo del cuore non ha bisogno di inviti”. Con queste parole il Rabbino capo della Comunità ebraica di Bologna, Rav Alberto Avraham Sermoneta, ha lamentato con i cronisti l’assenza di rappresentanti della Curia bolognese alle celebrazioni in Sinagoga. A Bologna ha avuto luogo la cerimonia di conferimento in Prefettura della medaglia d’onore a 10 cittadini internati nei lager nazisti o deportati in Germania per svolgere lavoro coatto.

Firenze: ottomila studenti raccolti dalla Regione al Mandela Forum

“Dipende soltanto da voi se questa continuerà a essere davvero la giornata della memoria e della consapevolezza”. È la chiamata alla responsabilità che Gad Lerner rivolge ai quasi ottomila ragazzi che stamattina, al Mandela Forum di Firenze, hanno partecipato al meeting della Regione Toscana per il Giorno della memoria. L’edizione 2016, dal titolo “Voi che vivete sicuri – Accoglienza e respingimenti ieri e oggi”, ha intrecciato il tema della deportazione ai tempi del nazismo, e il dramma dei profughi in fuga oggi dai propri Paesi. Sul palco del Mandela Forum i ragazzi hanno ascoltato le testimonianze di Vera Vigevani Jarach, i cui familiari furono deportati ad Auschwitz, e la cui figlia è desaparecida in Argentina; di Marcello Martini, quattordicenne partigiano che ha ricordato, in tedesco, il numero 76430 inciso sul suo braccio nel lager; di Vera Michelin Salomon, arrestata per volantinaggio antinazista; di Antonio Ceseri, scampato per miracolo a una fucilazione per non essersi voluto arruolare nella Rsi; di Piero Terracina, che ha raccontato l’inferno di Birkenau; di Kitty Braun, bambina nel lager; delle sorelle Andra e Tatiana Bucci, da oggi cittadine onorarie di Firenze.

Università di Teramo: “riflessione su tutte le discriminicazioni” dice il rettore e condanna l’Iran di Rouhani

Interessante anche l’iniziativa dell’Università di Teramo, che non solo ha fatto risuonare la sirena antiaerea in memoria delle atrocità della guerra, ma ha allargato il concetto di barbarie, dalla Shoah all’orrore dei campi di concentramento all’immagine dei giovani impiccati a Teheran perché omosessuali, passando per le schiave del sesso fino ad arrivare al dibattito sul riconoscimento delle unioni civili. “Il nostro obiettivo – commenta il rettore Luciano D’Amico – era quello non solo di una doverosa commemorazione della Shoah, ma di indurre una riflessione su tutte le discriminazioni”. Discriminazioni che spesso si affacciano sulla scena quando mancano vie di coesione. “È successo con gli ebrei – aggiunge il rettore – succede con i Rom e i migranti”. Il Rettore parla della polemica per le statue coperte per la visita di Rouhani, ricorda che l’Iran ha il primato di esecuzioni capitali. “I ragazzi impiccati perché accusati di avere una relazione omosessuale, è questo che bisognerebbe far vedere a  Rohani”. Il rettore ha concluso: “Come i nostri nonni si sono girati dall’altra parte, credo che anche chi rileggerà la nostra storia tra 50 anni penserà che anche noi ci siamo girati dall’altra parte”. Tra gli ospiti d’eccezione a Teramo anche il portavoce dell’ambasciata israeliana Amit Zarouk. “Per me è un evento importantissimo, commovente. Mia madre è nata in Europa, molti dei familiari sono stati sterminati nella Shoah. Credo sia fondamentale parlare della Shoah non solo per la storia ma anche e soprattutto per il futuro”.

Da jobsnews

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