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Se Aylan fosse diventato grande

 
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Che brutta cosa confondere sempre i valori, gabellare satira per crudeltà o forse anche per la banale idiota voglia di fare notizia. Siamo stati e siamo “tutti francesi” per la strage di Charlie Hebdo, per la mattanza del Bataclan, per la paura che ogni giorno a Parigi risveglia la gente con una eco che attraversa l’Europa e fa riflettere sul quale obiettivo possa essere Roma, ma anche Londra, Madrid… Fa riflettere ognuno di noi, potenziali obiettivi del terrorismo.

Se Aylan, il bambino, il corpicino sulla spiaggia, sdraiato a faccia in giù, composto in una morte che non deve riguardare chi ha appena tre anni; se Aylan, vittima di uno dei tanti viaggi disperati in mare, avesse potuto vivere, crescere, andare a scuola, affrancarsi dal ricordo di quelle onde cattive, di quel mare freddo, di quella paura sul volto della sua mamma, anche lei morta, o del suo papà – che disperato ripete che la colpa d’aver tentato la fuga dalla guerra in Siria è sua – se Aylan fosse diventato grande e magari anche una persona perbene, normale, quale schifosa bugia ci starebbe raccontando questa vignetta?

Siamo ancora con la vernice fresca bianca, rossa, blu della bandiera francese, ribadiamo la libertà di satira e di pensiero, ma questa è satira? Questo è un pensiero? Sui fatti di Colonia, sulle molestie ne ho sentite tante, compresa quella che i tedeschi quando festeggiano molestano naturalmente le donne e l’Oktoberfest altro non è che un festival della palpata marinata in un secchio di birra o che la colpa è degli alcolici finiti in pancia a musulmani non avvezzi al bere e ancora che ci sarebbe “una regia perfetta” con uno o più sms con su scritto “toccate le infedeli”, poi, per solo zelo, la quasi totalità delle vittime è stata anche derubata di portafogli e telefonino. Ma questo è un dettaglio. Mi viene in mente solo una molla che si carica.

Mi viene in mente il primo Pogrom della storia, quelle stragi di ebrei che si pensano collocate a partire dall’800 e in paesi molti anni dopo destinati a diventare sovietici. Invece no. Il primo Pogrom data 1506, Lisbona, 3.000 morti, non sfugge che a quell’epoca mancando Kalashnikov, bombe, cinture esplosive, tremila vittime necessitavano di un’attenzione personalizzata, di una cura artigianale che rendeva il bilancio ancora più orrendo. Anche lì c’entrava un’immigrazione di massa. Isabella la cattolica, regina di Spagna, caccia gli ebrei dalla sua terra, è il 1492, l’America è un viaggio ancora da completare, anzi si parte convinti di andare in India. L’esodo è di 80-100 mila persone, don Juan, il “principe perfetto”, re del Portogallo sa che tra loro ci sono cartografi, medici,scienziati, astronomi, agronomi. Il meglio della intellighenzia continentale, quella che potrebbe fare la differenza per la sua patria che mira a espandersi sempre più e li accetta. Ma il Clero protesta. Bisogna trovare un modo per normalizzarli e i nuovi arrivati vengono costretti a battesimi di massa, diventano i “cristão novos” i nuovi cristiani, ma la gente continua a guardarli male. Tutti sanno che si radunano in cantine per celebrare i loro riti e questo non va bene, in fondo adesso sono cristiani. La rabbia, coltivata dal Clero portoghese, alla fine esplode e la mattanza si compie.

Dopo i fatti di Colonia, da perseguire, condannare e comprendere per prevenirli, il clima è questo. Si attende una scintilla per rispondere al terrore. La vignetta di Charlie Hebdo è un momento della semina di questo odio, della coltivazione diretta della paura nell’attesa che sbocci un fiore rosso sangue. Ma per fare tutto questo il piccolo Aylan deve essere coinvolto, deriso? Deve essere disegnato come un’adulto sgangherato molestatore con le mani tese al palpeggio? Siamo tutti francesi e tutti condanniamo l’attacco alla satira e alla libertà di espressione ma non siamo tutti scemi, vigliacchi o senza dignità.

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