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Lirio Abbate, siamo tutti noi

 

Lo sport che va più in voga di recente è il tiro al cronista che fa bene il proprio lavoro. L’ultimo inquietante caso di cui siamo venuti a conoscenza riguarda un collega che ci è particolarmente caro, Lirio Abbate, giornalista d’inchiesta de L’Espresso. Lirio ci è particolarmente caro prima di tutto perché da sempre ha svolto il proprio lavoro al servizio dell’interesse dei cittadini, e per questo dal 2007 vive sotto scorta, e poi, proprio per il suo impegno e per  confermargli la volontà di non lasciarlo solo, un anno fa gli abbiamo consegnato il premio speciale di Articolo 21, e riprendo le motivazioni, “perché da tempo denuncia la presenza di una piovra tutta romana. Sotto scorta per le minacce di morte subite, ha svelato coraggiosamente gli intrecci tra politica, affari e criminalità organizzata, nella Capitale e non solo”.

Oggi su La Repubblica Attilio Bolzoni denuncia i nuovi attacchi che Lirio Abbate subisce da alcuni mesi nel pieno di un’aula di tribunale, dal difensore di uno dei principali imputati di “Mafia capitale”, nel silenzio di tutti. Attacchi che si celano sotto la forma di prese in giro e sfottimenti, ma che non per questo vanno sottovalutati. Lo stesso era successo nel 2008 durante il processo per l’inchiesta  “Spartacus” sul clan dei casalesi, in quel caso a subire l’attacco erano stati Roberto Saviano e Rosaria Capacchione e per quella vicenda ad essere condannato fu proprio l’avvocato degli ex boss Francesco Bidognetti e Antonio Iovine e proprio, e riprendo dalle motivazioni della sentenza, “Saviano e Capacchione erano colpiti duramente perché non dovevano diffondere all’esterno notizie sul clan, apprese spesso sulla base di attività di inchiesta personali e non solo del contenuto di atti giudiziari e di dichiarazioni delle forze di polizia”.

Oggi come allora, Articolo 21 si schiera al fianco dei cronisti sotto attacco, senza esitazioni. Lirio Abbate è uno di noi e noi tutti siamo con lui e saremo al suo fianco in questa come in altre vicende che possano vederlo compiere a pieno il suo dovere di giornalista al servizio dell’interesse della collettività. Siamo accanto a Lirio e siamo, ancora una volta, accanto a tutti i 94 tra cronisti e direttori di testate giornalistiche querelati dai difensori dei principali imputati di “Mafia capitale” proprio perché, pubblicando documenti e contenuti di intercettazioni, hanno fatto semplicemente il loro dovere, come a più riprese ha stabilito la Corte europea di giustizia. Le espressioni scorrette se non ingiuriose contro Lirio Abbate possono diventare, se interpretate male, un implicito invito a nuove azioni contro di lui. Ricordiamo che nel novembre 2014, proprio poco prima della maxi operazione che ha reso noto l’intreccio di interessi tra criminalità organizzata e centri di potere nella capitale, l’auto blindata su cui viaggiava, a Roma, il cronista con la sua scorta è stata speronata. Un episodio mai chiarito del tutto ma che spiega quanto pericolose possano diventare le parole di scherno rivoltegli da chi, in questo momento, difende Massimo Carminati.

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