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Ilaria Cucchi e la foto su facebook, Luigi Manconi: “chi ha il diritto di chiedere un atteggiamento non istintivo?”

 
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E noi siamo qui pensosi a discettare sullo stile di Ilaria Cucchi. Luigi Manconi, Presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, conclude con queste parole il suo intervento sul Manifesto. Ilaria Cucchi aveva pubblicato un foto del Carabiniere indagato per il «violentissimo pestaggio» subìto dal fratello Stefano. Alla pubblicazione ha fatto seguito la querela del Carabiniere ma più che altro si è scatenata la tempesta mediatica su di lei: da un articolo del Corriere.it emerge che questo suo gesto avrebbe messo «alla gogna» un uomo indagato e non ancora condannato. Si chiede a Ilaria di tornare quella «di prima», quella che crede nello Stato di diritto. Addirittura si è espresso Matteo Salvini e i giornali, o meglio Il Giornale, ha deciso di rendere noto un così profondo pensiero a riguardo. Ma davvero pensiamo che la sorella di un ragazzo morto mentre era sotto la custodia dello Stato debba essere a tutti i costi super partes o che le si possa attribuire la responsabilità di non essere stata abbastanza garantista? Articolo21 ne ha parlato proprio con Luigi Manconi che oltre ad essere un garantista per eccellenza, ci ricorda quante energie a volte, l’informazione investe a discettare.

Dopo tanto parlare della pubblicazione di una foto da parte di Ilaria Cucchi, cui ha fatto seguito quella di Lucia Uva, proviamo a mettere un po’ di chiarezza. Questi gesti sono realmente poco garantisti?
Non credo che in Italia siano in tanti ad avere posizioni garantiste da un tempo così lungo e su tutte le questione su cui mi sono espresso io in 35 anni. Al punto che io mi diverto a definire le mie posizioni «garantiste pelose». Questa è la forma che i cultori dei luoghi comuni in genere usano perché secondo loro il garantismo deve essere equilibrato. Io non penso assolutamente che il garantismo debba essere equilibrato. Penso che il garantismo sia un valore assoluto, letteralmente assoluto. Quindi vale erga omnes e ha una portata universale. L’unica critica che non mi si può fare è quella di scarso garantismo. Ma in questo caso il garantismo non c’entra nulla. Stiamo parlando di Lucia Uva e di Ilaria Cucchi che non sono né giuristi, né dei parlamentari, né dei facitori di opinione pubblica. Sono invece parte civile. Trovo incredibile che sia dimenticato questo. Loro sono in giudizio contro coloro che sono indagati come responsabili, contro coloro cui è stato rivolto un avviso di garanzia o sono stati rinviati a giudizio per la morte dei loro famigliari. Cosa c’entra il garantismo? Sono famigliari di vittime, non sono collocati in una posizione terza per cui devono valutare le ragioni dell’uno o dell’altro e assicurare la tutela delle garanzie. È un’autentica follia chiedere a loro di essere garantisti. Ma non perché non lo siano, sia chiaro: è che semplicemente non ha nulla a che fare con la loro posizione di parte civile, cioè di persone direttamente interessate. Personalmente, tragicamente, corposamente interessate a che si faccia giustizia della morte del proprio caro.

Lei che conosce casi come quello di Cucchi da vicino, come reputa allora il comportamento dei famigliari nei confronti delle persone indagate o condannate?
Siccome mi è toccata in sorte e quasi per caso la dolorosissima ventura di seguire queste vicende esattamente dal 2006, cioè da dieci anni; siccome mi è capitato di ascoltare, essere presente, io dico che tutte queste persone, da Patrizia Moretti Aldrovandi, a Lucia Uva non hanno una sola volta chiesto vendetta, né tanto meno parlato una sola volta di condanne esemplari. Quindi non scherziamo. Coloro che sono stati indicati come responsabili della morte di Federico Aldrovandi sono stati condannati a tre anni e quattro mesi. E quando io ho detto ai genitori che avrei detto mi sembrava una sentenza ottima perché non ci aspettavamo una condanna a vent’anni. Loro erano i primi ad essere d’accordo perché non ci interessa questo. Ci interessa il raggiungimento della verità. Per quanto riguarda il gesto di Ilaria, io non ho mai pensato che sia stato un errore. Ho scritto che io, non essendo nella sua posizione, non lo avrei fatto. Non è stato un errore ed è stata certamente una scelta emotiva, ma chi ha il diritto di chiedere un atteggiamento non istintivo?

In molti si sono espressi sul gesto di Ilaria attribuendogli un valore morale. Che tipo di informazione è questa?
Il fatto di non concentrarsi su temi complessi ma di focalizzarsi tanto su questi episodi, sfalsa la realtà e deforma la vista. Prendiamo il caso di Lucia Uva: quasi certamente non verrà soddisfatto il suo bisogno di giustizia dal momento che sono prescritti tutti i reati. Ha affrontato una situazione disperata praticamente da sola, in una città come Varese che le è stata sempre ostile. Noi abbiamo fatto iniziative a Varese cui venivano solo 30 persone. Posso dirle come si è comportata l’informazione in quella situazione: il giornale locale, dopo avermelo chiesto, non ha pubblicato un articolo in cui spiegavo questa problematica alla città. Solo adesso la cittadinanza mostra finalmente solidarietà a Lucia. Rispetto a queste tragedie, ripeto, noi invece siamo qui a discettare sullo stile di Ilaria Cucchi. Come vi permettete mi viene da dire?

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