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I sensi amorosi più forti della morte. “La corrispondenza”  di Giuseppe Tornatore

 
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Non c’è coppia che all’apice della passione non si giuri eterno amore, convinta che quello stato di esaltazione non debba aver mai fine e soprattutto racchiuda in sé l’energia necessaria per sfidare ogni contrarietà, per abbattere le barriere del tempo e dello spazio, della vita e della morte. Gli innamorati possiedono la certezza di appartenere a un interspazio in cui ogni prodigio è  possibile: Omnia vincit amor. E oggi le applicazioni tecnologiche della scienza ci dischiudono prospettive non solo ‘virtuali’ e illusorie di affacciarci su una nuova dimensione cosmica. Nel film di Christopher Nolan, “Interstellar”, i confini dello spazio-tempo-materia vengono violati dall’amore tra padre e figlia, una comunicazione mentale che sfugge a ogni calcolo della fisica quantistica. Ma da millenni è stata la poesia a intuire l’immortalità dell’amore, la sua appartenenza a un regno superiore che avvicina l’essere umano a Dio e dunque a una vita oltre la vita: “L’amor che move il sole e l’altre stelle”. Da Dante a Shakespeare, da Foscolo a Keats; fino ai noti versi di Jacques Prévert in “Questo amore”: “Addormentarci ancora/ sognarci della morte/ E svegli sorridere ridere/ E ringiovanire…”

Dev’essere dunque l’effetto della grave anoressia sentimentale e sessuale che affligge la nostra epoca, se gran parte della critica ha accolto tiepidamente “La corrispondenza” di Peppuccio Tornatore, il quale invece mostra di credere al mistero che l’essere umano incarna e a quella non logica che viene chiamata poesia; l’unica energia, insieme all’amore, di cui non si può fare a meno se non rinunciando al futuro che pure ci appartiene. E ci credono anche in perfetta buona fede i protagonisti del suo ultimo film,  Ed Phoerum ed Amy Ryan, lui celeberrimo e fascinoso professore di astrofisica, lei allieva fuori corso flessuosa come una modella, che per sbarcare il lunario si presta ad agire da stuntman nei film d’azione ad alto rischio. Il maturo professore e la sua splendente studentessa, hanno appena finito di fare l’amore in una camera d’albergo. Il loro è un rapporto clandestino, precario: si incontrano dove possono, quando possono, sfruttando  l’attività di conferenziere dello scienziato che è spesso in viaggio, lontano dalla famiglia; e ad ogni buona occasione si rifugiano indisturbati nella pittoresca, isolatissima dimora che Ed possiede su un lago. La separazione che segue, per quanto lacerante, non è mai così tragica, dal momento che ogni giorno i due amanti continuano a dialogare da lontano, a parlarsi e vedersi dagli schermi del computer o dello smartphone. Vivono per quei  momenti che annunciano nuovi, struggenti rendez-vous: in una costante spasmodica attesa che il professore sa riempire di attenzioni imprevedibili, ricercate, fantasiose nei confronti della ragazza; la quale è persa di lui, respira soltanto quando lo sente e può parlarci. Sennonché un brutto giorno, a un importante convegno  affollato di pubblico, il professore non si presenta; e dal palco viene annunciata la sua morte improvvisa. Amy è fuori di sé, annaspante,  sconvolta, soprattutto perché il suo amante non è scomparso dalla loro relazione virtuale; al contrario continua ad apparire in videomessaggi puntuali affidati a DVD che giungono con le spedizioni postali. E esattamente come prima non manca di riempirla di consigli, di dichiarazioni appassionate, ma anche di regali e di rose. Tutto come sempre. Non sapendo più cosa pensare, lei si reca a Edimburgo al suo domicilio, spia da lontano la moglie e i figli; ma Ed non c’è. Così decide di evadere da quell’incubo eseguendo le istruzioni che lui stesso le ha dato, inviargli per SMS il proprio nome digitato undici volte. E, come in una favola, lui scompare. Ma il dolore della perdita diventa ancora più straziante; Amy si affanna in una ricerca spasmodica presso le poche persone di comune conoscenza, dalle quali però non riesce ad ottenere che esilissime tracce; vorrebbe ristabilire il contatto con Ed, ma non le è mai stata rivelata la combinazione per tornare indietro. Amy riuscirà a scoprirla da sola, perché l’amore non si arrende; e lo spettatore non mancherà di appassionarsi all’evolversi e al precipitare degli eventi.

Chi nella propria vita ha conosciuto la violenza del vero amore, non avrà difficoltà a lasciarsi trascinare nel gorgo preparato con minuzia dal regista, il quale sa bene come donare concretezza a un universo sfuggente e parallelo; qualcuno certo ricorda tra le sue opere le atmosfere inquietanti e kafkiane di “Una pura formalità”, del 1994, con Gerard Depardieu e Roman Polansky. In questo film l’incantesimo è affidato al talento raffinato di Jeremy Irons nella parte  dello scienziato, e alla presenza di Olga Kurylenko, la cui legnosità da modella diviene funzionale allo smarrimento del personaggio. Risulta invece ancora una volta fastidiosa e inutilmente ridondante la colonna musicale di Ennio Morricone, il compositore a cui il regista non rinuncia, forse per superstizione. Una pecca minore ma non secondaria per un’opera dal difficilissimo equilibrio girata in stato di grazia.  Pleonastico aggiungere che la ‘corrispondenza’ del titolo allude agli ‘amorosi sensi’ più che ai plichi postali.

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