La condanna di Minzolini. Giusta reazione a un grave abuso

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La condanna di Augusto Minzolini, su denuncia della collega Tiziana Ferrario, per avere abusato del suo potere di direttore del TG1, privandola per circa un anno di ogni incarico, ha dato la stura a manifestazioni di allarmismo strumentale da parte di chi si mostra turbato per la possibilità di un ampliamento degli interventi del potere giudiziario nel settore dell’informazione.

Ma di simili preoccupazioni, in questo caso, non v’è ragione. La vicenda di Minzolini è senza precedenti. Dall’istruttoria dibattimentale di questo ultimo processo è emersa la sua pervicace volontà di utilizzare il TG1 come organo di propaganda al servizio di Silvio Berlusconi, con il compito altresì di occultare le notizie sgradite al capo, dei cui desideri lo stesso Minzolini si è pubblicamente dichiarato fedele interprete. La brutta piega presa dal TG1 è stata oggetto di continue proteste del CdR e di interventi dell’AGCOM che ha imposto alla Rai pesanti sanzioni.

La necessità di disporre di un corpo redazionale docile ha indotto Minzolini a fare un uso illegittimo dei suoi poteri, in particolare perseguitando i giornalisti che non si sono mostrati pronti ad adeguarsi alla sua linea. Tra questi un ruolo di spicco ha avuto Tiziana Ferrario che, secondo il magistrato penale, è stata privata di ogni incarico “in ragione della sua adesione alle proteste espresse dal CdR per assenza di indipendenza della linea del direttore”.

Minzolini si è messo sotto i piedi il contratto di servizio secondo cui la Rai deve, tra l’altro, garantire allo Stato il pluralismo, rispettando i principi di obiettività, completezza, imparzialità, lealtà dell’informazione. Una simile plateale inosservanza di principi fondamentali per la nostra democrazia non si era mai vista. La sentenza del Tribunale di Roma deve valere anche come monito perché simili abusi non abbiano a ripetersi.


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