Salvatore Carmando, “Le mani su d10s”

0 0

Quando ho ricevuto il libro di Salvatore Carmando e dell’avvocato Renato Camaggio, “Carmando Le mani su D10S”, Graf editore, ho pensato che si trattasse di una delle tante pubblicazioni che si dedicano al mondo del calcio e che non fosse altro, ovviamente la copertina e il titolo mi hanno tratto in inganno, e di un lavoro dedicato al rapporto umano e professionale tra il massaggiatore e il Pibe de oro, cioè Diego Armando Maradona il più forte, o uno dei più forti calciatori di tutti i tempi. Si tratta, certo, di un diario pieno di aneddoti personali che Carmando confida all’amico Camaggio, iniziando dalle origini della sua famiglia, da Salerno e dai lontani anni ’50 del secolo scorso con il papà don Angelo Carmando, capostipite di una famiglia di massaggiatori, con la Salernitana quella di Gipo Viani e del famoso “Vianema” della serie A, ma anche di un lavoro che offre possibilità di riflessione su tanti aspetti del calcio diventato industria e carrozzone politico. Ma non solo.

Partiamo dal primo punto. La famiglia Carmando è diventata un punto di riferimento, un’eccellenza mondiale partendo da una città di provincia, Salerno, con i soliti pochi mezzi a disposizione. Questo dovrebbe indurre a riflettere chi ancora sostiene che la delocalizzazione delle imprese rappresenti una risorsa per l’imprenditoria. Occorre investire sul talento e le forze nostrane per salvare questo Paese che forze trasversali e internazionali stanno spingendo alla deriva con la complicità ovvio, della nostra politica. Libertà di stampa a orologeria. Tutti ricorderanno le foto che ritraevano Maradona insieme a Carmine Giuliano, fratello del capo clan di Forcella Luigi, nella famosa vasca a forma di conchiglia.

La permanenza a Napoli del Pibe de Oro era giunta al capolinea, ma tutto questo venne deciso altrove utilizzando la stampa che rincorse la notizia senza riflettere. Il racconto di Carmando, che ha vissuto dall’interno un’intera epoca napoletana e italiana, scorre velocemente ma con picchi di interesse notevoli. Carmando, però, si toglie un sassolino dalla scarpa e dichiara che la spiegazione sulla sua mancata riconferma come massaggiatore della Nazionale, quando sulla panchina azzurra arriva mister Sacchi, e poi su quella del Napoli con la guida Donadoni va ricercata e spiegata sempre in quella famosa partita di Bergamo quando Alemao, centrocampista del Napoli, viene colpito da una monetina e lui lo fa distendere a terra per medicarlo. In quel caso a gli azzurri sarà assegnata la vittoria a tavolino, mentre successivamente il Napoli si aggiudicherà il suo secondo scudetto vinto proprio ai danni del Milan di Sacchi e Donadoni. Ma poi Carmando si interroga sul perché il Napoli viene spinto al fallimento mentre altre società come Lazio e Roma, “che navigavano in acque peggiori”, vennero salvate.

Qui mi fermo, perché di storie del genere in Italia ne abbiamo viste tante e non vorrei farmi trascinare dalla passione del tifoso. Ma questa è una chiara fotografia di un sistema marcio, che decide di applicare le leggi come se si trattasse per l’appunto di utilizzare proprio il vecchio proverbio napoletano “Figli e figliastri”. A questo punto mi verrebbe la voglia di domandare allo storico presidente del Napoli Corrado Ferlaino perché in quegli anni d’oro ha legato da un punto di vista imprenditoriali, cioè calcistici, il Napoli a un carrozzone rivelatosi poi vuoto come il Parma e non ha, invece, pensato di costruire una rete con le squadre di club campane dove si sarebbe potuto permettere di far crescere giovani interessanti che avrebbero consentito a tutto il movimento campano, formato da Avellino, Benevento, Caserta e Salerno di assestarsi tra serie A e B e al Napoli di godere di campioni fatti in casa? Infine il jaccuse più grande Carmando lo fa narrando dei Mondiali di calcio del 1994 disputato negli Stati Uniti. “Lasciare fuori l’Argentina dalla competizione mondiale sarebbe stato un pessimo affare”, poi durante la manifestazione Maradona viene scoperto positivo dall’antidoping e Carmando dichiara: <<Fino a quando Diego serviva a garantire la riuscita –per niente sicura- della manifestazione tutto bene, ma una volta che non serviva più era meglio liberarsi di una persona scomoda, che forte del suo carisma non perdeva occasione di evidenziare le pecche organizzative, che costringevano i calciatori a giocare partite impegnative come quelle dei mondiali ad orari assurdi con una calura asfissiante>>. Storia di sempre, tacere in ogni modo il tuo avversario.


Iscriviti alla Newsletter di Articolo21