Quando Yousef si mise in cammino, storie di migranti che viaggiano a piedi per migliaia di chilometri attraverso i confini ostili d’Europa

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Alla fine di aprile quattordici persone sono state travolte da un treno vicino Gevgelija, in Macedonia, a due passi dal confine con la Grecia. Erano migranti, in parte afgani in parte somali, in viaggio verso l’Europa sulla rotta dei Balcani, porta d’accesso al vecchio continente per decine di migliaia di persone, un numero sempre crescente di migranti che viaggiano a piedi seguendo le linee ferroviarie.

Yousef è uno di loro. Ha camminato per seimila ottocento chilometri. È partito dall’Afghanistan ed ha impiegato nove mesi per raggiungere l’Austria. Mi ha scritto per dirmi che era arrivato in Europa qualche giorno fa. In allegato una sua fotografia con le scarpe nuove che avevamo comprato insieme in un negozio di Bogovada in Serbia. Yousef lo avevamo incontrato in Grecia mentre tentava per la terza volta di attraversare il confine e di entrare in Macedonia. Ogni volta lo avevano fermato, messo in prigione per settimane e poi rispedito indietro, in Grecia. Era costretto a tentare di nuovo, ad andare avanti. Lui come tutti gli altri che abbiamo incontrato nel villaggio nascosto nella foresta a ridosso del confine. Come il piccolo Mohammad che a due anni era in viaggio con i suoi genitori, o come Amina che piangeva terrorizzata, che non voleva andare in ospedale perché sapeva che avrebbe perso il suo gruppo e sarebbe rimasta sola.

In fuga dai talebani, dallo stato islamico. Le loro storie sono sovrapponibili, ognuno è in fuga dalla stessa violenza che terrorizza l’Europa, ma l’Europa li respinge, respinge le vittime della violenza di cui ha paura. “Perché rendono tutto così difficile, sarebbe meglio se ci lasciassero passare”, dice Yassin che ha una richiesta precisa per l’Europa: “non siamo criminali, non siamo pericolosi lo sanno tutti, lo sa la polizia. Perché non ci lasciano passare, perché rendono tutto così difficile”.

Le loro storie le abbiamo raccontate nel documentario prodotto da Tg2 Dossier, che andrà in onda su Raidue sabato 30 maggio intorno alle 23.45. Un documentario che ripercorre le rotte di terra della migrazione dalla Siria attraverso Turchia, Grecia, Macedonia, Serbia e Ungheria. Un viaggio fatto in parte insieme a Carlotta Sami portavoce di Unhcr che ha concesso il patrocinio al documentario. La voce narrante è affidata a Francesco Pannofino e i protagonisti sono doppiati dalle voci di attori professionisti come Nicolas Vaporidis, Matteo Branciamore, Maurizio Pepe, Filippo Carrozzo, Paolo Perinelli, Filippo Laganà e Andrea Pannofino. Anche il direttore del Tg2 Marcello Masi ha prestato la sua voce per doppiare i rifugiati raccontati nel documentario. La fotografia di Fabrizio Silani, montaggio di Andrea Castagnone, la grafica di Alessandro Cossu e la supervisione di Donato Placido.

È un racconto importante, lo spaccato di una realtà poco conosciuta, ma altrettanto drammatica della migrazione che attraversa il Mediterraneo. Anche qui si muore infatti, si annega nei fiumi, congelati dal gelo d’inverno, si muore travolti dai treni. E i numeri dicono che il flusso maggiore di migranti passa da qui. E viaggia a piedi.

 


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