Al via la seconda tappa del progetto “Approccio multidisciplinare al sito archeologico di Carsulae”: dal 22 al 24 maggio tre giorni d’incontri con le scuole

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Si apre venerdì 22 maggio la seconda tappa del progetto di ricerca “Approccio multidisciplinare al sito archeologico di Carsulae, ai fini della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, paesaggistico e ambientale”, con il patrocinio della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria e del Comune di San Gemini, finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni.

Questo appuntamento si svilupperà in una tre giorni – sino a domenica 24 maggio 2015 – di incontri con le scuole da parte di esperti e ricercatori, ma anche con il pubblico dei visitatori interessati a scoprire i segreti dell’antica città di Carsulae.

Il percorso didattico durerà circa un’ora e mezza e sarà gestito in collaborazione con la Cooperativa ACTL e la Cooperativa ALIS e con la supervisione dell‘Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, dell’Università di Camerino – Scuola di Scienze e Tecnologie e della direzione scientifica del Geolab, Museo laboratorio di Scienze della Terra di San Gemini“E’ arrivato per me il momento più atteso del progetto – spiega Federico Varazi, direttore scientifico del Geolab – quello di raccontare agli altri cosa significa, oggi, essere un vero ricercatore. Credo moltissimo nella divulgazione della scienza soprattutto ai più piccoli, che sono sempre così curiosi, appassionati, reattivi e senza condizionamenti.

Sono entusiasta perché il mio ruolo ruota principalmente attorno a questo aspetto, ovvero il racconto della meraviglia della scienza e la dimostrazione di quei fenomeni naturali che nel passato si sono verificati così come avviene ancora oggi”.

In questa tre giorni si tenterà, dunque, di spiegare ai ragazzi delle scuole dell’Istituto Comprensivo di Acquasparta cosa si pensa sia accaduto a Carsulae e perché la città sia stata abbandonata nell’antichità; verrà mostrata la vera strumentazione utilizzata nel corso degli studi, aspetto decisamente affascinante per chi non ha mai avuto a che fare con un georadar, con un drone o che non hai mai assistito ad un sondaggio.

Approfondire studi e ricerche di questo tipo – continua Varaziritengo sia un modo efficace e completo per far conoscere ed apprezzare il proprio territorio anche a chi lo vive. Per questo abbiamo scelto di coinvolgere i ragazzi delle scuole locali, per far capire ai giovani studenti cosa sia possibile scoprire, grazie all’utilizzo delle moderne tecnologie, come si svolgano queste sofisticate indagini nel sottosuolo, che influenza possa avere un tipo di terreno rispetto ad un altro, oppure cosa comporti la presenza d’acqua e di certi tipi di rocce nella conservazione di un sito archeologico così importante”. “Concludo – dice ancora Varaziringraziando i colleghi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia dell’Università di Camerino, perché lo dobbiamo a loro se oggi possiamo avere una visione più ampia e completa sulle sorti delle rovine della città di Carsulae e sul loro stato di conservazione.

Saranno loro ad accompagnare i visitatori, in diretta grazie ad un vero geoadar, lungo un affascinante percorso fatto di esperimenti e di attività di esplorazione del sottosuolo. Oltre alle scuole, quindi, invito anche le famiglie a partecipare e a portare i loro figli.

Questa tre giorni, sono sicuro, offrirà loro un punto di vista nuovo sul sito archeologico di Carsulae e sulle possibilità della scienza moderna, che li lascerà con tante domande, qualche risposta e molta curiosità, il  segreto che è alla base della passione per la scienza”.


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