Nessuno è figlio di nessuno

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di Annamaria Riviello

La cassazione toglie il bambino ad una coppia di coniugi bresciani che lo aveva avuto, tramite una maternità surrogata, da una donna ucraina. Il bambino, nato nel 2011, è stato dichiarato adottabile.
Non si tratta di una banale notizia di cronaca. Ci sono qui tutti gli elementi della tragedia greca con l’esito già scritto, la catastrofe, qualcuno perirà.
Paradossalmente, all’epoca in cui Sofocle scrisse Antigone rappresentando il contrasto irriducibile tra la legge della città e quella della pietas, questa sentenza non avrebbe avuto questa drammaticità. A quel tempo i maestri del pensiero avevano decretato che la donna fosse semplice”vaso” contenitore del principio generatore maschile. Sappiamo oggi che non è così. La gravidanza è un’esperienza rilevantissima della vita di una donna, ma lo è anche la vita intrauterina, lo scambio madre – feto è intensissimo, carne e sogni come ogni cosa umana. La gravidanza infine ha il suo esito nell’evento cruciale del parto, dolorosa fatica che è percorsa da un profondo senso di rigenerazione di fronte alla bellezza della nascita. Tutto questo non può , non deve essere sottoposto a commercio, ridotto a merce. Qui però abbiamo un bambino inerme e ,sicuramente l’amore delle persone che lo hanno in cura, come scrisse Natalia Ginsburg per un caso analogo, l’amore rende limpida l’aria, perché questo bambino deve soffrire? Ecco perché qui si rappresenta una tragedia, ragioni ugualmente valide ed irriducibili. Non si può dare torto ai giudici della Cassazione, i coniugi che hanno mentito hanno commesso un reato, va evitato che proliferino altri. C’è però qui l’ interesse del figlio. Noi donne sappiamo che si può conciliare la singolarità con l’universalità o almeno cerchiamo di farlo, uscire da questa irriducibilità forse si può, che paghino in qualche modo il reato i coniugi, ma gli venga restituito il bambino incolpevole, nessuno è figlio di nessuno sono tutti figli della nostra stessa umanità.

Da snoqlibere.it


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