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Il conflitto irrisolto

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Chi scrive ricorda con nostalgia- avendo da poco lasciato l’insegnamento universitario dopo più di mezzo secolo di militanza in varie sedi- i suoi studi giuridici di diritto  costituzionale nell’Università di Napoli con un grande processualista,Virgilio Andrioli,e la sua tesi sulle sentenze della corte costituzionale che diverrà presto un libro edito(guarda caso) proprio dall’editore Stefano Passigli. E la nostalgia nasce anche dal fatto che la politica italiana,di cui resto ancora appassionato,non fa che ripetere il dibattito su questioni irrisolte e di problemi che restano aperti dopo molte stagioni.
Tra di esse domina, in questi giorni, quella sul conflitto di interessi,affrontato più di vent’anni fa e mai risolto ma solo accantonato grazie alle leggi Frattini (più volte ministro del Cavaliere)  un modo elegante-ricorda oggi proprio Passigli che negli anni novanta presentò una legge efficace,subito affondata dalla destra di Berlusconi.

Le domande che ci si fa sulla questione a distanza di un ventennio non sono inedite ma le risposte tardano ad arrivare. Possibile che soltanto Berlusconi sia titolare di un conflitto di interessi? Certo,il suo è più grande degli altri per gli incarichi di vertici rivestiti da quando scese in campo e durante questo ultimo ventennio.Ma di conflitti del genere  ce ne sono molti nel nostro paese e riguardano politici come manager dell’una e dell’altra parte dello schieramento politico in campo.Perchè in questi anni,con tanti governi che si sono succeduti dalla metà degli anni novanta,siamo rimasti alle leggi Frattini? Dietro il caso Berlusconi che non è stato ancora risolto e che vede uno dei maggiori uomini dei media(proprietario di canali televisivi, di grandi quantità di pubblicità,di giornali quotidiani e settimanali) mescolare questa sua attività alla politica ricoprendo per tre volte l’incarico di capo del governo e restando oggi il leader indiscusso della destra)essere libero di far quel che vuole,tutti gli altri casi non vengono presi in considerazione nè  comportano nessuna limitazione sul piano politico nè giudiziario.

Eppure Passigli in una recente intervista a un quotidiano ha ricordato che la sua legge,applicata con le stesse clausole in Gran Bretagna,è molto semplice.Impone a chi è in conflitto di interessi di vendere o dimettersi dalla carica e in Spagna e Germania si raggiungono obbiettivi simili con incompatibilità rigide sulle professioni. Il problema non è tecnico ma con tutta evidenza politico e richiede una coalizione decisa ad attuarla senza farsi intimidire fino alla fine.
Ma in Italia questo avverrà nei prossimi mesi? Tutti come  chi scrive  hanno apprezzato  la sortita  del presidente Letta che ha annunciato di voler risolvere il problema anche se a ricordare quello che avvenne negli anni novanta c’è da temere che a metà del percorso si molli la presa o qualcuno si faccia sedurre da chi si oppone ad approvare una legge che con Berlusconi rischierebbe di danneggiare anche suoi amici o alleati politici. Staremo a vedere ma credo che valga la pena sottolineare che si tratta di un test decisivo sul futuro della nostra politica:se avremo ancora alcuni mesi, o addirittura un anno di vita parlamentare, e il problema sarà di nuovo accantonato gli auspici sul futuro diventeranno sicuramente più difficili.
Non si tratta,ricordiamolo,nè di una questione particolare nè di qualcosa che riguarda soltanto l’uomo di Arcore:metterla di nuovo da parte significa entrare di nuovo in contraddizione con gli obbiettivi di fondo della nostra democrazia repubblicana.E  questo il centro-sinistra non dovrebbe proprio farlo, se non vuole entrare in contrasto con i propri elettori.

25 gennaio 2014