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KHALID CHAOUKI:”Resto a Lampedusa perché non si spengano i riflettori su una vergogna nazionale”. “Chiudiamo i Cie”

 

Roma-Lampedusa, andata e ritorno. Da una parte uomini che si cuciono le labbra per urlare la loro condizione. Dall’altra profughi “disinfettati” come in un lager. Per Khalid Chaouki (nella foto), giornalista e deputato del Partito Democratico, è un viaggio di sola andata. Almeno fino a quando, a Lampedusa, non saranno ripristinate condizioni di dignità umana. “Siamo in presenza di reiterate violazioni dei diritti fondamentali” spiega Chaouki ad Articolo21. “Nessuna copertura legale, forti pressioni psicologiche e un’informazione che si occupa di loro a corrente alternata”.

Perché hai deciso di recarti a Lampedusa?
La molla è stata il video che abbiamo visto tutti (l’esclusiva di Valerio Cataldi sul tg2, ndr). Ho ritenuto di dover verificare di persona e ascoltare la versione dei fatti da parte di chi vive questo centro, i profughi, i richiedenti asilo politico…

Qual è stato il primo impatto?
Ho visto con i miei occhi una situazione drammatica, vergognosa e ho scoperto addirittura che qui ci sono ancora i superstiti della tragedia del 3 ottobre scorso. Tutto ciò è intollerabile. E non ho avuto il coraggio di voltarmi e tornare a Roma. Resterò qui per urlare a gran voce il ripristino della legalità in questo centro e negli altri.

Il video del tg2 ha fatto il giro del mondo eppure gran parte dell’informazione su questo tema è sempre stata a corrente alternata.
Sono qui anche perché ritengo sia giusto tenere alta l’attenzione dei media. Non possiamo scandalizzarci per due giorni come è successo il 3 ottobre e poi lasciare le cose come stanno, per poi risvegliarci due mesi dopo quando esce un video e subito dopo dimenticarcene di nuovo.

Oltre ad accendere i riflettori pensi che i media debbano ripensare il linguaggio sul tema dell’immigrazione?
Assolutamente! E’ essenziale comprendere che si sta parlando di profughi richiedenti asilo, di persone fuggite dalla guerra in Siria o dalla dittatura in Eritrea. Donne e uomini che abbiamo il dovere di accogliere come previsto dalla nostra Costituzione e da tutte le convenzioni internazionali. In questo contesto il ruolo dei media è fondamentale per chiamare le cose con il loro nome. Per non alimentare dibattiti fuori luogo e per far conoscere all’opinione pubblica cosa succede in queste realtà.

“LasciateCientrare” è la sigla di un’organizzazione che si batte da anni per la libertà di accesso nei Centri di Identificazione ed Espulsione.
Battaglia sacrosanta dal momento che fino ad oggi l’accesso non è stato permesso né alle associazioni né agli organi di informazione.

Dieci immigrati detenuti nel Cie di Ponte Galeria a Roma si sono cuciti la bocca in segno di protesta. “Per gridare più forte”, come ha scritto Daniela De Robert sul sito di Articolo21. Cosa fare di questi centri?
Sono luoghi che producono solo rabbia e disperazione e non risolvono alcunché sul piano della sicurezza e  neanche dal punto di vista delle procedure di espulsione. Pertanto vanno chiusi e va ripensata interamente la legge sull’immigrazione favorendo l’emersione del lavoro nero, e garantendo il diritto d’asilo per chi ne ha titolarità.

Quanto siamo lontani dalla prospettiva di una società multietnica?
Il nostro paese è cambiato in questi anni ma non tutti lo vogliono riconoscere.

Responsabilità della politica?
Responsabilità diffuse. Di certo c’è stata in questi anni un’ideologia di destra, a partire dalla Lega, che ha fabbricato dei nemici trovando nell’immigrazione un capro espiatorio; alimentando la paura, la xenofobia, la disinformazione. Un pericoloso germe che si è inoculato nella società, che va rimosso e sostituito con una iniezione di verità: gli immigrati non sono nemici ma alleati. Lavorano in Italia e contribuiscono al nostro sviluppo. E per questo vanno rispettati nei loro diritti, nella loro dignità.

twitter: s_corradino 

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