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Sicilia, l’isola prigioniera tra Muos e mafie

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Matteo Messina Denaro, il capo mafia latitante da 20 anni tra le idee chiare che aveva, e chissà forse ancora ha continuando a coltivarle nel rifugio dove sta al sicuro, ne coltivava una in particolare, quella di fare della Sicilia il 51° stato degli Usa. Non è una battuta ma ad occuparsene fino ad anni relativamente recenti doveva essere un boss del narcotraffico, Rosario Naimo, da qualche anno catturato e adesso in carcere, si dice che sia diventato un collaboratore di giustizia. Si dice perché di lui non si è saputo più nulla. Messina Denaro mandò a chiamare Naimo per esprimergli il suo pensiero, “viri si putemo fare ripigghiare stu riscurso”, ma Naimo, pronto comunque a contattare le “famiglie americane” diede subito la sua risposta, “non è più tempo per simili progetti”, il sogno americano di Messina Denaro così ebbe a frantumarsi. Ma è stato davvero così? Probabilmente no. La mafia siciliana con gli Usa continua ad avere larghi rapporti. Tutto sembra passare dalla militarizzazione dell’isola. Battaglia che nel 1982 vide in prima fila l’allora leder del Pci Pio La Torre. Finì come tutti sappiamo, Pio La Torre morto ammazzato in una strada di Palermo assieme al suo autista Rosario Di Salvo, era il 30 aprile 1982. La battaglia di Pio La Torre era quella contro lo schieramento dei missili a Comiso, la presenza di quei missili per Pio La torre era un preciso attacco alla sicurezza dell’isola, alla pace e…alla legalità. In quel 1982 era difficile sentire parlare di legalità, figurarsi poi della mafia, per tanti politici la mafia non esisteva, non esisteva nemmeno per il codice penale, il 416 bis fu introdotto nel settembre di quell’anno. Un reato che esiste da 30 anni, le mafie esistono da secoli. I missili a Comiso non arrivarono, dall’America cominciò invece ad arrivare altro, la droga, la Sicilia fu attraversata da raffinerie mobili, l’eroina veniva qui lavorata e spedita in tutto il mondo. Mafia e gli Usa avevano stretto comunque un accordo. Avversari in giro contro questa alleanza ce ne sono stati pochi, chi si opponeva veniva subito tolto di mezzo, ammazzato. E con la droga cominciarono ad arrivare i dollari, il contraccambio per i grandi riciclaggi, in pochi anni la mafia siciliana si trovò “ricca”, tanto da avere a disposizione mille miliardi che Cosa nostra un giorno voleva investire per comprare un’isolotto di Malta, l’isola di Manuel. L’operazione non riuscì, ne riuscirono molte altre. Corsi e ricorsi della storia. Una storia che continua.

Oggi l’intrusione Usa nella Sicilia si chiama Muos, un potente radar e antenna di trasmissione e comunicazione che si vuole realizzare nel territorio di Niscemi. La Sicilia rimane una “portaerei” Usa nel Mediterraneo, doveva essere la prima terra d’Europa e invece la Trinacria resta terra di “inciuci” transnazionali. Un giorno fu terra dove si incontrarono culture e storie diverse, oggi, e questo accade dal dopoguerra, la Sicilia è crocevia di segreti e misfatti. Uno scenario che fa comodo alla mafia. Alcuni di questi li ha raccontati il giornalista Antonio Mazzeo la “penna” più attenta al Muos: “La Sicilia – ha scritto Mazzeo per rendere bene l’idea quando ancora nessuno se ne occupava – soffocata da una miriade d’infrastrutture, aeroporti e porti militari, poligoni, sistemi satellitari e di trasmissione degli ordini d’attacco. I maggiori corridoi marittimi solcati da unità navali e sottomarini a propulsione e capacità nucleare. Una selva di antenne radar per fare la guerra ai migranti. E per chi è scampato ai naufragi mediterranei, la detenzione nei cie-cara-lager disseminati ormai ovunque…La Sicilia è sempre più armata, militarizzata, nuclearizzata. Aggressiva, bellicista e a sovranità dimezzata. Territorio di frontiera e di conquista, laboratorio di spregiudicate alleanze politiche e strategiche. A partire del patto diabolico sottoscritto alla vigilia dello sbarco alleato del ’43 dalle organizzazioni criminali-mafiose e dalle forze armate a stelle e strisce”. Impossibile non concordare con simile descrizione. Perché tutto questo si traduce anche in uno degli affari più lucrosi per la mafia, quello degli appalti, non c’è appalto “militare” in Sicilia che non sia sfuggito a Cosa nostra, non c’è struttura aeroportuale realizzata che non lo sia stata con la regia della mafia, Comiso, Sigonella, Birgi, fino ad arrivare al Falcone Borsellino di Palermo, se non erano le imprese direttamente controllate dalla mafia a costruire, c’erano quelle che facevano le forniture, o gestivano una parte dei lavori. Grandi terreni senza valore che di colpo diventavano miniere d’oro. Dalle parti di Catania i lasciapassare politici sarebbero stati quelli garantiti dal presidente Raffaele Lombardo, in Sicilia Occidentale quando ci fu da prendere alcuni lavori all’interno dell’aeroporto militare di Birgi gli imprenditori-mafiosi sono stati intercettati a parlare della necessità di dovere discutere con il senatore Antonio D’Alì. E prima che Raffaele Lombardo diventasse presidente della Regione, era stato il suo predecessore Totò Cuffaro a spianare la strada agli Usa e al Muos, tre grandi antenne paraboliche, un mixer di onde elettromagnetiche in grado di fare danni all’ambiente e all’uomo. E tutto questo è andato avanti dinanzi al silenzio di tutte le forze politiche, anche l’informazione è stata reticente, tranne che di recente dopo che il presidente Rosario Crocetta ha deciso di fermare i lavori a Niscemi.

Ma i lavori davvero si sono fermati? Sembra proprio di no, perché il via via di tir sulla strada di Niscemi non si è davvero fermato. Il Governo da Roma pare non abbia gradito il “no” del presidente Crocetta, dagli Usa è partita una manovra per tranquillizzare gli abitanti di Niscemi sulle innocue radiazioni emesse dalle antenne, nel frattempo il senatore Sergio De Gregorio (quello “comprato” da Berlusconi per fare cadere Prodi) ha raccontato che quella manovra della compravendita fu spinta dagli Usa e dalla Cia e aveva come fine fare cadere un Governo di centrosinistra che aveva intenzione di bocciare il Muos. Insomma gli scenari sembrano proprio quelli dei grandi intrighi internazionali, ne ricordano altri del passato, il giallo Mattei, per esempio, e non ci sono intrighi dove non compaiono le tracce delle mafie.

Ma c’è anche un altro aspetto che non va dimenticato. E in questo caso c’è un comune denominatore che lega i lavori per il Muos a quelli per la Tav in Val di Susa. Due grandi cantieri dove in nome della sicurezza del luogo di lavoro esiste un grande dispiegamento di forze dell’ordine. Cantieri presidiati. E fino a qui ci potrebbe stare. Solo che addirittura l’accesso ai cantieri sono regolati come se si dovesse entrare in chissà quale struttura militare e segreta, tanto difficile entrarvi anche per i parlamentari come accaduto settimane or sono alla delegazione del movimento 5 stelle andata in Val di Susa. A Niscemi praticamente è impossibile accedervi e quando qualcuno ci ha provato sono stai trovati strumenti idonei a recar offesa, tavole di legno, chiodi, ecc e a quel punto il cantiere è diventato off limits. Qualcuno ricorda che quando si buca la terra e la si buca tanto la cosa non sempre può servire a fare fondazioni, ma anche a creare contenitori sotterranei dove fare sparire di tutto. Il business dei rifiuti speciali e pericolosi certamente non è finito di esistere, sono in aumento le industrie che producono questi residui, mancano quelle per lo smaltimento, e però di questi rifiuti continua a mancare la tracciabilità. C’entrano qualcosa questi lavori top secret? Forse si….visto che le mafie stanno lì e difficilmente stanno solo alla finestra…a guardare. Dalla Sicilia alla Val di Susa.

14 aprile 2013