Femminicidio, fiaccole per dire che non si può

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Fiaccole per dire che non si può. Non si può dire che le donne vittime di femminicidio, 122 nel 2012, sono complici dei loro assassini. Non si può sopportare che si giustifichi il femminicidio. Sono affermazioni che indignano. E oggi pomeriggio, sulla spiaggia di San Terenzo, proprio davanti alla chiesa di don Piero Corsi , alle 17.30 ci sara’ una fiaccolata delle donne di “Se Non Ora Quando” per protestare contro quel vergognoso volantino, affisso dal parroco in bacheca.

Anche GiULiA, la rete delle Giornaliste Unite Libere Autonome, ha aderito alla protesta. Saremo idealmente lì. E lì saranno idealmente tutte le donne che si battono perché questa strage finisca. Perché la dignità della donna sia rispettata. Perché la sua libertà non debba più pagare un tributo di sangue per mano di un familiare, marito, fidanzato…

Il parroco di San Terenzo, non si è neanche scusato. Ed è ancora al suo posto. Dal Vaticano solo prese di distanza e parole di condanna. Aspettiamo gesti, non parole: l’allontonamento del parroco. Non può essere guida spirituale dei giovani e dei fedeli chi si schiera sulle posizioni più oscurantiste, le propaganda, le rivendica!  Sul tema della libertà della donna, la Chiesa esca dall’ambiguità.

E come giornaliste, vogliamo andare oltre. GiULiA (tra le promotrici della Convenzione contro la violenza alle donne NO MORE!) si batte affinché l’informazione chiami questi omicidi col nome che hanno: femminicidi e ne riferisca correttamente, senza tirare in ballo “raptus di follia” e “moventi passionali”.

Quelle parole, gravissime, che ci hanno indignate, affisse sulla chiesa di San Terenzo, hanno un nome e cognome. Le ha scritte un pubblicista, Bruno Volpe, sul blog Pontifex che è una vera istigazione alla violenza. Ci vergogniamo che faccia parte dell’Ordine dei Giornalisti. E abbiamo chiesto alla Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Puglia di avviare al più presto una valutazione del caso.


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