Cultura

Cinecittà: il Cinema “Made in Italy” rischia di scomparire

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Il Cinema, da più di 100 anni possiede l’immagine del mondo. È uno dei massimi miti dell’epoca contemporanea, è l’espressione artistica del  XX Secolo. Ha fotografato e raccontato rivoluzioni, guerre e catastrofi, ha seguito attimo per attimo la crescita di una pianta o lo sbarco sulla luna, è un prezioso aiuto per ogni sorta di insegnamento, ha prestato volti e azioni agli eroi  della letteratura e inventato ogni tipo di storia possibile e fantascientifica.

Ha inciso e incide sul costume, sul comportamento, sui modi di pensare come uno degli strumenti più incisivi dell’arte espressiva. Ci ha portato in altre realtà, in altre città e civiltà: attori e attrici del cinema ci parlano dallo schermo e noi ci rispecchiamo nei loro personaggi.

Ogni storia che ci racconta il cinema è un debito che paghiamo verso artisti, tecnici e artigiani che hanno lavorato per nutrire la nostra fantasia,  portandoci in territori sconosciuti, o fatto scoprire la realtà quotidiana che non sappiamo vedere.
Ogni storia del cinema è un viaggio nella nostra memoria, nei nostri ricordi, o in quella dei popoli, dei fatti che riempiono il mondo conservato in una pellicola per trasmetterci un valore culturale di conoscenza e riflessione.
Questo è il cinema.
Un cinema, che a Roma e in tutto il resto del mondo viene riconosciuto con un nome: Cinecittà, “la fabbrica dei sogni”, cosi definita da sempre. Uno stabilimento di37 ettari composto da 22 teatri di posa, 2 tensostrutture, 300 tra camerini ed uffici, 21 sale trucco, una piscina di 7.000 mq., una falegnameria, una scenografia pittorica, una sartoria, un laboratorio di sviluppo e stampa, apparecchi multimediali, montaggio in AVID, attrezzerie, ecc.

La sua posizione è strategica all’interno della città di Roma, a soli9 kmdal centro, a due passi dalla fermata della metropolitana, vicino al Grande Raccordo Anulare e agli aeroporti romani, ed è raggiungibile con estrema facilità da produzioni, fornitori, clienti e turisti.

Cinecittà: il più bello e il più grande teatro del mondo dopo Hollywood
Da Quo Vadis al Neorealismo i cineasti hanno sempre lavorato nei teatri di Cinecittà. Autori come Zavattini, Rossellini, De Sica, con la loro arte ed i loro capolavori fecero la fortuna del cinema italiano. Poi nel 1950, con  il contributo americano, in particolare della MGM, si decise di girare a Roma il colossal storico Quo Vadis?

In quegli anni Cinecittà divenne la Hollywood sul Tevere: nei teatri di posa e lungo i viali era possibile incontrare registi e i divi stranieri più celebri dell’epoca, poi Ben Hur, con Charlton Heston. Seguendo con Cleopatra (1961), interpretato da Elizabeth Taylor e Richard Burton, Guerra e pace (1956, K. Vidor) e Il tormento e l’estasi (1964, C. Reed). E gli italiani non erano da meno: nel 1959 si girò La dolce vita, uno dei capolavori di Federico Fellini, seguito da Visconti e Pasolini.

Cinecittà è sempre stata la città dei sogni, dando lavoro a migliaia di persone, coprendo ruoli di ogni genere, dalla semplice comparsa fino ai mestieri artigianali e di specializzazione come scultori, pittori, decoratori facendo da capofila la famiglia De Angelisancora oggi attiva da 4 generazioni con un laboratorio storico all’interno a Cinecittà.

Cinecittà ha dato vita a maestri scenografi, costumisti, attori e registi che hanno primeggiato nella loro attività artistica in Italia e nel mondo. I film italiani hanno ottenuto100 nomination all’Oscar e ben 47 statuette sono state assegnate a registi, attori, scenografi, montatori, ecc.
Ricordiamoci che dal 1937 nel nostro territorio romano abbiamo la prima azienda cinema del XX secolo, la prima in Europa.  Questa nostra cultura è stata viva fino ai primi anni ’90 con una Cinecittà non sempre in uno stato ottimale ma sempre attiva e prolifera.

Oggi, Cinecittà è vuota. 22 teatri di posa vuoti. Anche i due teatri occupati da Canale 5 con “Amici” e “Il grande fratello” sono andati via. Oggi il cinema non è più vivo come quello che ho raccontato prima, tutto quello che vi ho raccontato e rimasto solo un ricordo, la speranza  di un ritorno per la generazione precedente ed il sogno dei giovani per un cinema che non hanno conosciuto.
Il cinema viene sempre ricordato come il lavoro del divertimento, in pochi conoscono le difficoltà e la passione che ci vuole per realizzare un prodotto filmico.  Qualche ministro dice che con la cultura non si mangia; l’occupazione del cinema e di Cinecittà a Roma e nel Lazio è enorme.  Abbiamo migliaia di operai specializzati, tecnici, artisti, registi, attori, ecc.  Abbiamo 350 persone tra Cinecittà Studios e Luce, circa 8.000 tra operatori, addetti e professionisti, 12.000 aziende artigianali nel settore, per un totale di circa 250.000 persone che ruotano nella filiera del cinema.

La Cinears (De Angelis) ha nei suoi magazzini 30.000 pezzi tra stucchi e statue di varie grandezze e stile, costruiti appositamente per il cinema mondiale. Un museo che racconta 70 anni di storia del cinema che deve essere conservato. Le 5/6 sartorie Cineteatrali hanno una media di 30.000 costumi d’epoca ogn’uno nei propri magazzini. Consideriamo anche due società storiche di arredamento d’epoca come Rancati e Postiglione, oggi è rimasta solo una tappezzeria, Schiavi, purtroppo l’altra,  Sanchini che risiedeva all’interno di Cinecittà non esiste più da un anno.

Questo è il cinema. È Cinecittà con la sua cultura, la sua industria e la sua potenziale occupazione professionale che muove Roma e Lazio. Il cinema è un espressione artistica, una professione, un mestiere, un industria. Dobbiamo impegnarci per passare alle nuove generazioni la cultura del saper raccontare, del saper collaborare con le nuove tecnologie senza dimenticare il passato.

Dal 1997, da quando Cinecittà è gestita privatamente non mi sembra che abbia avuto un risveglio industriale e artistico come si supponeva con l’ingresso di Luigi Abete.

Dal 4 luglio 2012  Cinecittà è occupata, è la prima volta da quando è nata Cinecittà che i lavoratori dello stabilimento occupano il sito. 70anni di storia, 70anni di cinema e mai gli addetti ai lavori erano arrivati a tal punto, ci è riuscito il Dott. Luigi Abete. E’ riuscito prima, a non far entrare le produzioni cinematografiche negli studi per i costi troppo alti, poi l’abbandono dei teatri che hanno portato la produzione del Fiction di “Modugno” a non poter girare nel teatro 7 per l’invasione dei volatili in teatro, fino ad arrivare alla stupenda idea di costruire all’interno degli studi, un albergo a 5 stelle e un parcheggio sotterraneo per 6000 posti auto. Utile, a suo dire, a rilanciare Cinecittà.

Sono convinto, è l’ho accennato prima, il cinema è un lavoro ma è in particolar modo passione, è un sentimento indispensabile per fare cinema in e con qualsiasi ruolo. E Abete, un banchiere, non può avere la passione per il cinema. Tanto da far pensare a interessi molto lontani da quelli a cui è votata per missione Cinecittà.

Molti di noi, tra attori, registi, scenografi, ma anche molti politici hanno aderito al nostro appello per non far morire Cinecittà, sostenendo il nostro progetto alternativo di rilancio dello stabilimento. I primi firmatari sono: l’Art. 21, Movem 09, l’ApTI, l’art. 9, ecc.

Un patrimonio romano e una realtà di fama mondiale, deve partire dalla loro vocazione produttiva, adeguare il complesso esistente al mercato attuale, dare valore aggiunto ai suoi spazi e alla nostra produzione cinematografica. Cinecittà va adeguata e rilanciata con idee e scelte coraggiose, non rottamata culturalmente per il riuso dell’area.

1. Un accordo tra l’ANICA, RAI e Cinecittà Studios per riportare le produzioni cinematografiche e di Fiction a ricostruire le scenografie nei teatri di posa. Riavvieremmo il lavoro nei teatri con il rilancio del settore. Vuol dire occupazione sul nostro territorio di artigiani e operari specializzati che vivono e producono in tutto il Lazio.

2. A Cinecittà vanno ospitati nell’arco dell’anno almeno 2 appuntamenti di livello internazionale:

– senza togliere il prestigio del “Roma Film Festival”, oggi ospitato all’Auditorium, si può pensare ad un prolungamento del festival presso gli Studi di Cinecittà – parliamo del Festival del Cinema Indipendente Europeo, un incontro di idee e di prodotti dell’Europa Unita, supportato e riconosciuto dai Paesi Membri, dove la giovanecultura del Vecchio  Continente si confronta, si espone e si offre al mercato. In altre parole a Roma, a Cinecittà confluirebbe il meglio della produzione indipendente europea e qui i nuovi autori, promossi dai rispettivi Paesi, troverebbero una vetrina internazionale e soprattutto un luogo di riscontro economico e di vendita dei migliori prodotti. A questo scopo il Festival del Cinema Indipendente Europeo deve offrire un servizio di vendita e di acquisto, un mercato dei prodotti presentati, un servizio di commercializzazione che vada dalla distribuzione cinematografica alla distribuzione Home Video, alla vendita Free e Pay TV e alla Web TV. – questa stessa struttura di commercializzazione va fatta funzionare nell’intero arco dell’anno in stretta connessione con gli Studios, offrendo ai produttori e agli investitori non solo la possibilità di entrare a Cinecittà’ con un’idea e uscirne con la pellicola, ma oltre che alla realizzazione del prodotto il mercato tra produzioni europee. – per coprire l’intero anno di attività nella stessa struttura è possibile sviluppare e/o riprendere il Festival della Fiction televisiva. E ampliarlo con il mercato televisivo Europeo.

Cinecittà deve diventare una “CITTADELLA DELLA CREATIVITA”, iniziando con gli uffici dedicati agli autori, scrittori e sceneggiatori, uffici per le Associazioni di Categorie dello spettacolo, alle redazioni dei giornali cinematografici e di spettacolo. Per arrivare ad attività socioculturale e di sviluppo aprendo le porte alle attività formative e performative dello Spettacolo dal Vivo come il Teatro, la Danza e la Musica, organizzando spazi e servizi.

3 . Cinecittà va restaurata e valorizzata dal punto di vista architettonico, per creare le

premesse di questa nuova ricettività internazionale e di questo rilancio della nostra industria cinematografica. Va realizzato, sul fronte di via Lamaro, uno spazio multiuso che comprenda, accanto alle sale cinematografiche, anche spazi adeguati agli incontri con i protagonisti nazionali e internazionali del cinema.

4. Allo scopo di potenziare il richiamo turistico, a Cinecittà va realizzato uno spazio espositivo che accolga e accompagni i visitatori (a partire dalle scuole, fino al turismo internazionale) alla scoperta della Città del Cinema. Sarebbe un viaggio nel tempo e nella fantasia, da uno spazio classico ad uno multimediale. Ma dovrà essere realizzato (quale migliore soluzione?) con la collaborazione progettuale e fattiva degli artigiani e delle imprese del settore.

Ciò significa anche centralizzare e mettere in collegamento tra loro aziende prestigiose che concorrono alla realizzazione del prodotto filmico: Rancati, Cinears, Postiglione, Annamode, Tirelli, Farani, ecc.

Ditte che da circa 50 anni hanno fatto e ancor oggi fanno il cinema Italiano. Queste aziende vanno reinserite nella struttura dello Stabilimento con laboratori interni a Cinecittà e la possibilità di avere su via Lamaro dei punti-vendita aperti al pubblico. In uno spazio così concepito può essere inserito un valore aggiunto come l’Archivio RAI, costumi e scene, ovvero la storia della nostra televisione.
Sarebbe inoltre uno spazio ideale per il Museo della Moda, a tutt’oggi rimasto il sogno dei maggiori stilisti italiani.

 

5. Accanto agli eventi internazionali e alle attrazioni espositive permanenti, Cinecittà dovrà ospitare una serie di attività e servizi legati al prodotto audiovisivo, che ne andranno a costituire l’ossatura e la dinamicità quotidiana. A questo scopo va segnalata l’importanza della diffusione degli audiovisivi tramite WEB TV, un settore estremamente fertile che annulla i modelli consolidati della TV tradizionale e apre nuovi canali di fruizione e di profitto: un mercato in espansione che già conta 500 milioni di utenti connessi a larga banda, destinatari di nuovi contenuti ma anche oggetto di nuovi mercati pubblicitari.

Quindi dare una nuova veste imprenditoriale e di promozione filmica a Cinecittà Luce.

6. Ultimo polo indispensabile alla nuova vita di Cinecittà è quello della formazione:

formazione per i giovani italiani che vogliono apprendere e specializzarsi nei mestieri del cinema (pittori, stuccatori, macchinisti, elettricisti, ecc), mestieri che vanno a completare quelle professioni di alto livello che da 60 anni vengono formate dal Centro Sperimentale di Cinematografia. Al settore della formazione va collegato quello dell’aggiornamento per i già professionisti e quello della ricerca con nuove tecnologie, un’importante attività che il nostro settore ha sempre dimenticato.

A fronte di questo progetto di largo respiro, per un patrimonio che, nato a Roma, deve restare ricchezza di questa Città. (Per i dettagli www.artnove.org )
E’ per questo che ci stiamo battendo, è per questo che invito tutti, addetti ai lavori, associazioni professionali /culturali e società civile ha essere con quei dipendenti che presidiano Cinecittà in via Tuscolana, 1055.
Con il coraggio di mettersi contro i poteri forti guadagnando solo 1.000 euro al mese.

27 luglio 2012