Economia

E’ nata “Economia democratica”

Per un’economia democratica e costituzionale. E’ nato il movimento di cittadini e associazioni per l’attuazione dell’Articolo 41 della Costituzione 

“L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.”
Non è esattamente quello che sta succedendo nel nostro paese. La crisi planetaria dell’iperliberismo globalizzato ha tolto la maschera agli ultimi residui equivoci di un’ideologia e di una pratica politica che fanno del profitto l’unico soggetto capace di dettare legge e del cittadino lavoratore solo uno strumento (quando serve) per far funzionare la sempre più fragile macchina della speculazione ad ogni costo. Benvenga dunque il Manifesto di fondazione del movimento per un’Economia Democratica e Costituzionale costituito a Bologna il 12 maggio dai Comitati Dossetti che descrive un mondo, e perciò anche un ‘Italia, in cui “il lavoro, espropriato alle persone, è negato ai giovani e non più messo a fondamento della Repubblica; la sovranità è trasferita dal popolo ai Mercati; allo Stato è sottratta ogni facoltà di intervento nella vita economica; il principio di rappresentanza per la partecipazione dei cittadini alla determinazione della politica nazionale è totalmente svuotato; viene abbandonata la concertazione con le parti sociali e si rinunzia a promuovere la coesione sociale; lo stato di Diritto è in crisi anche perché viene meno uno spazio pubblico capace di dettare le regole al sistema delle imprese e all’economia privata; si pretende la neutralità delle decisioni tecnocratiche; si rovesciano gli ideali di solidarietà e giustizia che diedero luogo alla costruzione dell’Europa.”
La nostra associazione, che da anni è impegnata per la piena applicazione dell’Articolo 21 perche a tutti sia garantito “il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione” sa bene quanto questa stessa libertà sia messa ogni giorno in discussione ad opera di un assetto economico che riduce a merce l’informazione e l’informazione a strumento per la diffusione della pubblicità e la produzione di profitto mentre languono, o muoiono, iniziative culturali, cooperative editoriali e testate estranee a questa logica.
Riconosciamo perciò una profonda sintonia fra le nostre battaglie e quelle che intende promuovere, rifacendosi al dettato costituzionale, il movimento per un’Economia Democratica e Costituzionale al quale hanno già aderito gruppi come l’Associazione per la Democrazia Costituzionale, Altrapagina, l’Associazione per il Rinnovamento della Sinistra, il Cenacolo Bonhoeffer di Modica, il Centro per la Pace di Bolzano, Missione Oggi, il Centro Balducci di Zugliano del Friuli, Pace e Diritti Sociali, Kononia, il Cipax, la Casa dei Diritti Sociali: al loro fianco, fin da subito, Raniero La Valle, Umberto Romagnoli, Gaetano Azzariti, Rossana Rossanda, Domenico Gallo, Riccardo Terzi, don Achille Rossi, Agata Cancelliere, Concetta Pellicanò, Luisa Marchini, Enrico Peyretti, Francesco Capizzi, Maria Teresa Cacciari, padre Alberto Simoni, don Luigi Di Piazza, Paolo Lucchesi, Giulio Russo, Ettore Masina, Giuseppe Campione, Luca Bizzarri, Gaetano Bucci, Romano Forleo e moltissimi altri.
“La Costituzione del 1948” si legge nell’atto di fondazione “prescriveva di fare della comunità politica il regno dell’eguaglianza, della persona il tempio della libertà e dignità umana e della Repubblica il potere legittimo avente il compito di rendere effettivi i diritti e di rimuovere gli ostacoli anche di ordine economico e sociale che ne impediscono di fatto l’esercizio. Oggi questa integrazione tra economia e democrazia si è rotta, e nello stesso tempo e non per caso si è arrestato lo sviluppo sia dell’una sia dell’altra. L’economia non solo si è isolata e affrancata dalla regola democratica ma, a cominciare dall’ordinamento europeo, si è sovraimposta. alla società e alla politica.”
Il nuovo movimento vuole perciò ridare forza e vitalità ad una politica e ad una cultura che sappiano contrastare quelle inaugurate negli anni 70-80 del Novecento con Reagan e la Tatcher e che presero presto piede anche all’Est dopo la rimozione del muro di Berlino, contagiando infine le stesse sinistre dell’Ovest, dal Labour Party di Tony Blair ai partiti ex comunisti europei. Da quell’ondata iperliberista “ è derivata la rinunzia ad ogni controllo sui movimenti dei capitali, l’immunità fiscale per le grandi ricchezze, la riduzione dei diritti del lavoro e del lavoro stesso visti solo come costi e limiti alla competitività e ai profitti d’impresa, il primato attribuito ai mercati sopra e contro i compiti che la Costituzione attribuisce alla Repubblica. Questa supremazia di un’economia fine a se stessa e ignara della democrazia rischia di essere la nuova condizione del mondo e anzi viene presentata come l’unica civiltà possibile, l’unico ordine conforme a natura a cui non sarebbe lecito resistere e la cui ideologia anzi bisognerebbe essere educati ad abbracciare e a professare come l’unica vera.”
Che fare dunque? Economia Democratica e Costituzionale intende immediatamente promuovere due campagne di opinione mediante le quali, in sintonia con gli altri movimenti globali come gli Indignados, Occupy Wall Street, ecc. si vuole riaffermare la sovranità del cittadino anche in campo economico e il primato dell’interesse generale su quello privato dei grandi padroni dell’economia planetaria. La prima iniziativa (“Salviamo la Grecia”) è volta a far sì che governi e popoli dell’Europa non causino e non permettano la rovina della Grecia, ciò che per l’Europa equivarrebbe a un matricidio e a una smentita dei suoi ideali fondatori. La seconda campagna (“Salviamo il Parlamento”) è volta alla difesa dell’art. 94 della Costituzione che prevede che il governo abbia la fiducia delle Camere e che queste perciò possano vagliare e correggere le scelte politiche e gli indirizzi economici del governo. La riforma costituzionale attualmente in discussione alla prima Commissione del Senato, vorrebbe invece che siano le Camere a dover avere la fiducia del presidente del Consiglio; esse non potrebbero opporsi a una legge da lui voluta senza essere sciolte su sua richiesta, mentre la stessa sfiducia potrebbe essere votata solo dal Parlamento in seduta comune, ciò che vanificherebbe i poteri di controllo propri della democrazia rappresentativa. Quali sarebbero, anche sotto il profilo della politica economica nazionale, le conseguenze di questo tipo di contro-riforma costituzionale, è facile capire.
Chi ne condivida analisi e finalità e intenda associarsi al movimento di Economia democratica e Costituzionale può farlo secondo le indicazioni contenute nell’appello pubblicato sul sito www.economiademocratica.it.

16 maggio 2012
 
 

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