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Giusto o sbagliato dare contributi pubblici ai giornali?

 

Gentile direttore,

per cominciare vi ringrazio del lavoro così importante che fate e mi piace la nuova veste del sito che avete appena messo on line. Vengo al punto: credo nel valore della libertà di informazione e proprio per questo penso che i giornali debbano autofinanziarsi e non ricevere alcun contributo dallo Stato.  Mi domando allora perchè voi continuate a sostenere quotidiani che ricevono finanziamenti pubblici pur essendo letti da poche persone? Se non hanno lettori non dovrebbero quantomeno ripensare i contenuti delle loro pubblicazioni? Ci sono quotidiani come “Il Fatto” – lei perlatro ha un suo blog sul quotidiano – che non prendono un euro dallo Stato eppure hanno numerosi lettori…
La ringrazio se vorrà rispondere (Attilio Rosati, Torino)

Gentile Attilio,

grazie della mail e dei complimenti per il sito. Mi sottopone varie domande e cercherò di risponderle sinteticamente ma in modo chiaro. Mi spiace dirle che non condivido molte delle cose da lei scritte.
In questi anni i contributi pubblici ai giornali sono stati somministrati in modo spesso indiscriminato sostenendo anche testate “fantasma”. Troppi gli abusi e le furbizie di chi ha utilizzato finanziamenti per motivi che nulla avevano a che fare con i principi del “dovere di informare” e del “diritto ad essere informati”. Ma generalizzare è uno sbaglio enorme. Ci sono testate, penso al “Manifesto” o a “Liberazione” (che purtroppo ha da poco chiuso definitivamente) il cui contributo politico e culturale negli anni di pubblicazione è stato inestimabile diventando strumenti di riflessione e di dibattito; luoghi (rari) in cui si esercitano punti di vista critici e liberi.
Ci sono iniziative editoriali meritevoli come “il Fatto” che hanno rappresentato una ventata nuova e originale nell’informazione, e che hanno nei lettori i loro unici “padroni”. Altre testate hanno perso negli anni i loro lettori ma rappresentano esperienze storiche ed importanti di crescita culturale, hanno contribuito alla diffusione di movimenti per i diritti civili e nuove istanze di libertà e di progresso. E non possono competere sul mercato pubblicitario perché non accettano in modo acritico le logiche perverse e ciniche del mercato stesso. Mercato e libertà (d’informazione) non sempre coincidono… Cordiali saluti (Stefano Corradino)

corradino@articolo21.info

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