| Sabato, 11 Febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento: 16:34
Nadia Redoglia
I titoli apparsi sui quotidiani erano pressappoco di questo tenore:“Protezione Civile a Pompei, Corte dei Conti: non c’era emergenza”. Ma come? Dopo 1931 anni che s’aspettava fiduciosi, finalmente era stato dichiarato lo stato d’emergenza al disastro di Pompei causato dal Vesuvio e i magistrati ragionieri ce lo bloccano? Di ‘sto passo, quando ci si potrà occupare del terremoto di Messina? C’è gente che vive ancora nelle baracche, cribbio!
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Ebbene si, i soloni dei “grandi eventi” e delle “calamità naturali”, fautori di grasse risate e sfregamenti di mani e altre parti corporee, hanno avuto ‘sta faccia di tolla. A maggio il Corriere* rivelava il modus operandi nel restauro del Teatro grande: martelli pneumatici, benne, betoniere, ruspe, levigatrici e altri mostri da cantieraccio. I restauratori ghepensimizzanti ignoravano che vibrazioni e colate di cemento erano dannose agli scavi? A ‘sta cricca d’archeologi abbiamo dato incarico per la conservazione del sito antico romano più importante al mondo, tutelato dall'Unesco? Quando vedremo moto d’acqua e Jacuzzi nelle Terme Stabiane, sarà il caso di darci una regolata.
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