| Venerdì, 10 Febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento: 13:57
Quattro uomini sono attorno ad un tavolino. Stanno giocando a carte. Un uomo li sta osservando, seduto vicino a loro. Mentre la partita a carte comincia a movimentarsi, uno di loro inizia quella che sarà “la giostra della memoria”, ricordando che sono passati venticinque anni dalla bomba alla stazione di Bologna. Parlano in dialetto bolognese, continuando a giocare a carte e sul loro dialogo si forma il ricordo di Piera Degli Esposti, che parla della sua stazione, delle sue emozioni, delle sue attese… Inizia così il viaggio attraverso i ricordi di sessanta uomini e donne. Un viaggio che inizia quella mattina, verso le sei, quando la città ha cominciato a svegliarsi, con il torpore del primo caldo sabato d’agosto addosso. E poi la bomba. Vite spezzate, distrutte, cambiate… salvate... (continua). Attraverso il racconto di chi è stato protagonista involontario della macchina di solidarietà che Bologna ha saputo creare quel giorno, riviviamo quei momenti: davanti alla stazione, negli ospedali, nelle lunghe file per poter donare il sangue, negli uffici di assistenza creati ad hoc dal Comune, sull’autobus che trasportava i cadaveri verso i siti di medicina legale. Come in un coro greco, i protagonisti di quel giorno, porgono la loro storia ed è il ricordo che emerge dal coro, dando così forza allo spirito che quel giorno li ha guidati. Anche la canzone dei titoli di coda memorie di una città ferita, cantata da Lucilla Galeazzi, si unisce al coro dei ricordi e, in una selva di parole, canta ciò che, da quel giorno, non è più.
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