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Articolo 21 - Teatro&Cinema
Voci Nel Deserto, frammenti di liberta' di pensiero
Voci Nel Deserto, frammenti di liberta' di pensiero

60 attori piu' uno deejay per il rave teatrale ''Voci nel Deserto'' il primo esperimento di "resistenza teatrale" in programma il 13 luglio presso la sede della Provincia di Roma a Palazzo Valentini. Piu' di 250 frammenti di libero pensiero ancora buoni. Pasolini, Flaiano, De Tocqueville, Levi, Bradbury, Calamandrei, Orwell, Galeano, Gaber, Einstein, Manganelli, Alfieri, Steinbeck, per non dire di Tucidide e Ovidio, tra gli altri: le loro parole, a risentirle oggi, offrono una chiave di lettura sulla realta' sociale e politica che stiamo vivendo attualmente. Frammenti di liberta' di pensiero, messaggi in bottiglia affidati alle correnti del tempo: il gruppo teatrale ''Voci nel Deserto'' li ha recuperati e ha dato loro nuova voce, mettendoli in relazione attraverso la musica, i suoni e le immagini del presente.

PALAZZO VALENTINI, ORE 21.00 INGRESSO GRATUITO



Voci Nel Deserto
frammenti di liberta' di pensiero
Mai come ora e' giustificato l'allarme. Assistiamo a segni inequivocabili di disfacimento sociale: perdita di senso civico, corruzione pubblica e privata, disprezzo della legalita' e dell' uguaglianza, impunita' per i forti e costrizione per i deboli, liberta' come privilegi e non come diritti, legami sociali a rischio, idee secessioniste, pulsioni razziste e xenofobe, volgarita', arroganza e violenza nei rapporti tra gli individui e i gruppi.
Preoccupa soprattutto l' accettazione passiva che penetra nella cultura. Una nuova incipiente legittimita' e' all' opera per avvilire quella costituzionale. Non sono difetti o deviazioni occasionali, ma segni premonitori su cui si cerca di stendere un velo di silenzio, un velo che forse, un giorno, sara' sollevato e mostrera' che cosa nasconde, ma sara' troppo tardi.”
Sono parole di un appello lanciato in questi giorni da “Liberta' e Giustizia”, associazione fondata, tra gli altri, da Umberto Eco. In futuro queste parole potrebbero essere lette come una profezia.
E' gia' accaduto.
Altre voci si sono alzate, clamantis in deserto.
Non sono state ascoltate.
Pasolini, Flaiano, Primo Levi, Giorgio Gaber… Le loro parole, a risentirle oggi tirandole fuori dai cassetti, rispolverando vecchi dischi di vinile, riaprendo pagine di quotidiani ingialliti dalla storia, ci offrono una chiave di lettura - quasi umiliante nella sua preveggenza - sul perche' siamo arrivati a questo punto. Qualcuno, dunque, ci aveva avvertito.
Per questo, oggi piu' che mai, diventa cosi' importante recuperare la memoria di chi ci ha preceduto ed e' riuscito a leggere, negli eventi del suo tempo, cio' che noi stiamo vivendo solo ora.
"Siamo un paese senza memoria: il che equivale a dire senza storia. L'Italia rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell'oblio televisivo, ne tiene solo i ricordi,i frammenti che potrebbero farle comodo con le sue contorsioni, le sue conversioni". Lo scriveva Pasolini sul Corriere della Sera. Sono passati piu' di trent’anni. Ci piacerebbe far diventare anacronistiche queste parole.
Frammenti di liberta' di pensiero, messaggi in bottiglia affidati alle correnti del tempo: abbiamo catalogato quelli con maggior risonanza con l’attualita' – e ne continuiamo a raccogliere - li abbiamo privati di ogni riferimento all’autore o al tempo trascorso prima di giungere fino a noi, abbiamo dato loro una voce e li abbiamo messi in relazione attraverso la musica: ne e' uscita fuori una narrazione del presente che non puo' non sorprendere nel momento in cui viene ristabilito l’ordine temporale e ricollocata ogni frase nel suo contesto. Possibile che fosse gia' tutto previsto?

*da un'idea di Marco Melloni

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