| Sabato, 11 Febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento: 17:51
Nadia Redoglia
Il 3 luglio l'Unità lanciava un grido d'allarme *. Descriveva l'inferno di circa 250 Eritrei deportati nei lager del colonnello, amico fraterno del nostro capo di governo. Molti di questi sono stati rastrellati nel mare di Lampedusa, grazie agli accordi amicali. L’articolo suscita profondo orrore. Ho sfogliato, incredula, gli altri quotidiani maggiormente letti. Non un fiato, solite boccate d'aria viziata tra un ghe pensi mi e un ghe pensa lu. Dopo due/tre giorni sono comparse stentatamente le prime notizie. Oggi leggo che il duo Frattini-Maroni dichiara che «In queste ore è in corso una delicata mediazione sotto la nostra egida, mediazione che stiamo finalizzando, per poter arrivare all'identificazione dei cittadini eritrei» e «poter loro offrire un'occupazione, nella stessa Libia, contro il rischio e la paura del rimpatrio». Dato che, grottescamente, in Libia c’è lo stesso trattamento dell’Eritrea, sarebbe civile -ancorché rispettoso dei diritti umani- prima di tutto domandarci con quale paese allacciamo amicizie. Dai massacri definiti missioni di pace, siamo giunti a considerare le torture nei lager materia di delicata mediazione. Dov’è l’uomo?
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http://archivio2.unita.it/v2/carta/showoldpdf.asp?anno=2010&mese=07&file=03EST04a
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