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| Domenica, 12 Febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento: 23:49
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Articolo 21 - Teatro&Cinema
Lorgoglio italiano in scena con Jannuzzo
Con “Parola di Pitagora”, di e con Pippo Franco, è stata inaugurata il 2 luglio la seconda edizione di “Serate D’Attore”, rassegna teatrale organizzata dall’Associazione Culturale Isole traverse, con la direzione artistica di Gianluca Ramazzotti. Palcoscenico naturale dell’evento romano, che ha previsto tre serate di altissimo livello, è il parco di Villa Doria Pamphili. Defraudata nel tempo di reperti romani dal valore inestimabile e spesso violentata da atti vandalici che ci lasciano basiti al solo ricordo, Villa Pamphili è la meta verde più ambita dai romani, tappa obbligata per gli amanti della natura e dell’arte, ‘giardino di delizie’ che rende passeggiate ed eventi culturali estremamente gradevoli in ogni sua location.
L’8 luglio prossimo, alle 21.00, entrando da Via di San Pancrazio 10, i romani accoglieranno numerosi il secondo degli eventi previsti in “Serate d’Attore”: “Recital” di e con Gianfranco Jannuzzo, uno spettacolo in cui l’istrionico attore siciliano ripropone i suoi cavalli di battaglia e presenta alcuni brani inediti dedicati in particolare alla sua amata Sicilia. “Racconto la mia Sicilia come l’ho vissuta e conosciuta! ” – sottolinea Jannuzzo - “La Sicilia che ho imparato ad amare grazie all’amore che ne avevano e ne hanno i miei genitori. Una Sicilia allegra e amara, spensierata e triste, meravigliosa e spietata, solare ed introversa!”
Con le sue consuete ironia ed autoironia Jannuzzo offre al pubblico tanto le copiosità dell’isola di Federico II (vivace intellettuale che ne fece punta di diamante del suo Regno) quanto le sue dirette contraddizioni, partorite, a distanza di secoli, da una criminalità che di quell’isola gloriosa ha modificato volti artistici e sociali, obbligandola ad innalzare altri monumenti … ma, in questo caso, ai caduti.
Dall’età dell’oro a quella dell’orrore, dunque, ma con la poetica leggerezza che solo l’eleganza raffinata di Gianfranco Jannuzzo sa proporre sulla scena anche nelle riflessioni più amare e crude. Uomo di teatro e fiero cittadino italiano Jannuzzo ha sempre mostrato la capacità di raccontare l’Italia con misura, senza esasperazioni, abbracciando i vizi degli italiani con la stessa forza con cui si baciano le virtù, e soprattutto con lo stesso amorevole rispetto.
E’ insieme clown bianco e nero, Jannuzzo, figlio sincero di una terra orgogliosa nella quale rintraccia affinità con altre regioni, dal sud al nord, da est ad ovest di uno ‘stivale’ che calza a tutti stretto, negli ultimi anni, ma che nessuno ‘smette di indossare’ nell’uggiosa precarietà del mondo tutto. “Veneti, Calabresi, Liguri, Campani […] alla fine siamo tutti orgogliosi di essere italiani” – scrive Jannuzzo nelle sue note d’autore. Un orgoglio che vorremmo vedere più spesso così nobilmente rappresentato e condiviso per sana ironia, un “orgoglio italiano” che vorremmo fattivo sogno futuribile, piuttosto che labile reminiscenza di un vecchio manifesto futurista.
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