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“I preti e i mafiosi” ( di Isaia Sales)
“I preti e i mafiosi” ( di Isaia Sales)

Quanto sia pervasiva e importante la presenza della Chiesa cattolica nel tessuto sociale, culturale e politico delle quattro regioni meridionali Campania, Calabria, Puglia e Sicilia dove si sono generate alcune delle organizzazioni criminali più importanti al mondo lo analizza Isaia Sales con la sua ultima fatica letteraria “I preti e i mafiosi”, dato alle stampe per Baldini Castoldi Dalai editore. Un lavoro didascalico con il quale, però, Sales vuole capire, riuscendovi in pieno, come mai proprio in questi territori si siano sviluppate organizzazioni malavitose come mafia, camorra,‘ndrangheta e sacra corona unita che, nonostante siano realtà chiaramente fuori dalle scritture evangeliche,  hanno sempre utilizzato la religiosità come archetipo anche per uniformarsi al territorio dove esse nascono e si sviluppano. Sales riesce a rispondere a questa domanda grazie ad un’analisi a tutto tondo su una Chiesa che non ha ancora recepito, nonostante sia avvenuta all’indomani del crollo della Democrazia Cristiana, il partito cattolico di maggioranza, della presa di posizione di Papa Wojtila in quel di Agrigento, annunciando ancora un’azione di prudenza nei confronti di coloro “che sono dei semplici assassini e quindi delle pecorelle smarrite”.  Sales è chiaro nella sua disamina sostenendo, a ragione, che “la Chiesa ha avuto un ruolo non secondario nel consolidamento dei fenomeni mafiosi, nel non contrastarli, nell’averli alimentati attraverso apporti culturali importanti”. A sostegno di ciò mi sembra giusto riportare un’esperienza capitatami proprio nelle scorse settimane in un paesino dell’agro aversano, dove una cooperativa avrebbe voluto far celebrare la messa, al sacerdote della locale parrocchia, proprio all’interno in una villa confiscata alla camorra adesso gestita da loro grazie alla legge nr 109 del ’96. Un segno con il quale si sarebbe voluto dimostrare come anche la Chiesa sostiene alcuni cambiamenti. Il sacerdote, però, ha preferito non celebrare il  sacramento perché, a suo dire, “non ne coglieva appieno il motivo della richiesta”.
Celebrare la Santa Messa, in un luogo dove si programmava la morte, per chi invece ha sempre voluto compiere un percorso di vita ben distante dal pensiero criminale avrebbe rappresentato proprio uno scossone nei confronti di chi, ovvio, mafioso non è ma in un modo o nell’altro “riconosce il linguaggio della comunità criminale non sentendolo estraneo ai suoi codici interpretativi della realtà”. Il libro di Isaia Sales non può trarre in inganno, centra  pienamente il problema di un territorio, quello meridionale, la cui crescita è stata impedita anche dal sostegno che la Chiesa ha dato alle mafie. Un asse che non può essere spezzato dal prezioso impegno quotidiano profuso da pochi sacerdoti di periferia.

di Pietro Nardiello

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