| Domenica, 12 Febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento: 23:49
Prosegue la protesta delle Fondazioni lirico-sinfoniche contro il Decreto Legge n. 64 del 30 aprile 2010 ( meglio noto come decreto Bondi) che abroga nella sostanza la legge 800 del 1967 “ cancellando – scrivono in un comunicato i lavoratori del Teatro dell’Opera di Roma - i fini istituzionali delle Fondazioni e la loro funzione culturale e pedagogica ed interviene sulle condizioni lavorative, attacca la stabilità degli organici e concretizza forme di precarizzazione fino alla cancellazione di espressioni artistiche quali la danza, che vede totalmente pregiudicate le tutele previdenziali…”
Lunedì 17 le rappresentanze delle fondazioni liriche italiane si sono incontrate presso il Teatro dell’Opera di Roma per una manifestazione di protesta alla quale hanno preso parte anche molti rappresentanti delle enti locali.
“La decretazione d’urgenza – prosegue la nota- è immotivata e inopportuna nel metodo e nel merito e non presenta le soluzioni necessarie al settore violandone i principi fondamentali del suo funzionamento. La volontà politica di questo Governo si palesa ancora una volta nei tagli indiscriminati anziché riconoscere al nostro settore il ruolo peculiare culturale che ci identifica nel mondo e che, se avesse trattamenti in linea con gli investimenti del resto d’Europa, porterebbe un riscontro reale quale veicolo economico.” Durante la giornata di mobilitazione è stato richiamato anche l’articolo 9 della Costituzione, rispetto al quale il presente decreto sarebbe discordante, ed è stata annunciata l'attivazione di una consulta di esperti costituzionalisti e giuslavoristi per approfondire gli aspetti costituzionali e quelli sui diritti acquisiti.
Analisi Decreto
È in vigore dal 1 maggio 2010 il decreto-legge 30 aprile 2010, n. 64, pubblicato nella GU n. 100 del 30 aprile 2010, recante 'Disposizioni urgenti in materia di spettacolo e attività culturali':
Art. 1
(Disposizioni per il riordino del settore lirico-sinfonico)
Art. 2
(Procedimento di contrattazione collettiva nel settore lirico-sinfonico)
Articolo 3
(Disposizioni in materia di personale dipendente dalle fondazioni lirico-sinfoniche)
Articolo 4
(Disposizioni in materia di attività culturali)
Articolo 8
(Abrogazioni)
Articolo 9
(Entrata in vigore)
Su proposta del Ministro per i beni e le attività culturali, il Governo modifica l'attuale assetto delle fondazioni lirico-sinfoniche, attenendosi ai seguenti criteri: a) razionalizzazione dell'organizzazione e del funzionamento, sulla base dei principi di efficienza, corretta gestione, economicità ed imprenditorialità; b) individuazione degli indirizzi ai quali dovranno improntarsi le decisioni attribuite all'autonomia statutaria di ciascuna fondazione; lo statuto di ciascuna fondazione e le relative modificazioni sono approvati dal Ministro per i beni culturali, di concerto con il Ministro dell'economia; c) previsione di forme adeguate di vigilanza sulla gestione economico-finanziaria; d) rideterminazione dei criteri di ripartizione del contributo statale, per incentivare il miglioramento dei risultati relativi alla gestione; e) contrattazione collettiva secondo una disciplina organica; f) eventuale previsione di forme organizzative speciali per le fondazioni lirico-sinfoniche (in relazione alla loro peculiarità, rilevanza internazionale, capacità produttive); con attribuzione al Ministro per i beni culturali, di concerto con il Ministro dell'economia, del potere di approvazione dello statuto e delle relative modifiche.
Legge 800
ART. 1. PRESUPPOSTI E FINALITÀ DELLA LEGGE
LO STATO CONSIDERA L'ATTIVITÀ LIRICA E CONCERTISTICA DI RILEVANTE INTERESSE GENERALE, IN QUANTO INTESA A FAVORIRE LA FORMAZIONE MUSICALE, CULTURALE E SOCIALE DELLA COLLETTIVITÀ NAZIONALE.
PER LA TUTELA E LO SVILUPPO DI TALI ATTIVITÀ LO STATO INTERVIENE CON IDONEE PROVVIDENZE.
• La prevista quasi totale abrogazione della legge 800 del 1967 ( 44 articoli su 54) cancella tra l’altro anche le finalità della legge che in genesi, con precise parti dell’articolato, intende favorire la formazione culturale e sociale della collettività nazionale. Si snatura la funzione istituzionale culturale-pedagogica delle Fondazioni sul territorio nazionale e si introducono elementi atti a trasformarle in strutture che perseguono obiettivi mercantili, di business e di soggettivo interesse economico, implicando evidenti degenerazioni ”non culturali” e dequalificanti. Inoltre viene vanificata la trasparenza amministrativa abrogando l’articolato che prevede la pubblicazione annuale delle sovvenzioni.
• Libera contrattazione
A causa delle norme e delle condizioni introdotte, si lede l’autonomia delle parti contraenti: il contratto e la contrattazione nazionale perdono la propria natura di “accordo tra le parti”, facendoli diventare nei fatti un imposizione che disconosce la professionalità e il lavoro come valore.
• Blocco turnover e dei concorsi
Vengono sensibilmente ridotti gli organici col blocco triennale del turn-over, e il non possibile successivo reintegro delle attuali piante organiche funzionali comprometterà la capacità e la qualità produttiva del Settore, con evidente decadimento di un punto di forza della cultura italiana anche sul piano internazionale. Ulteriore elemento finalizzato alla smobilitazione dei complessi e al declino qualitativo sta nell’impossibilità di fare concorsi, anche con bando o procedure già in corso, persino in quei Teatri che hanno il pareggio di bilancio.
Le modalità del pensionamento anticipato dei tersicorei e ballerini, così come previsto dal
decreto, in realtà nasconde un improvviso “licenziamento in tronco” senza motivo. La categoria e la produzione di danza vengono di fatto cancellate, non potendo questa figura professionale costruirsi una pensione in virtù di una carriera professionale frutto di studi e lavoro così altamente “specializzato”. Inoltre, senza alcuna responsabilità dei soggetti e senza alcuna ragione legalmente prevista, vengono improvvisamente ridotte pesantemente le entrate economiche, recando un notevole danno agli individui ai quali viene compromessa la vita familiare (pianificata anche con mutui rate ecc., non più sostenibili). Si consideri che il sistema pensionistico per i ballerini introdotto nel ’95 è già da allora incompleto e non permette oggi di maturare una pensione che con le normative previste dal decreto risulterà ancor più ridotta (fino al 30% circa in meno). Questo ulteriore elemento penalizzante comprometterà anche la sopravvivenza dei Corpi di Ballo. Non esiste alcun precedente riferibili a “prepensionamenti” immotivati (non si è in presenza di chiusura di aziende) e senza un confronto di merito con le parti. Da anni il sindacato chiede, senza riscontro, un analisi-confronto di merito seria che individui un sistema previdenziale specifico (peraltro facilmente realizzabile) rispetto alle caratteristiche del tipo di lavoro.
• FUS
La supposta crisi di sostenibilità economica delle Fondazioni addotta per giustificare il carattere di “urgenza” del provvedimento, è costruita ed indotta dai pesanti improvvisi tagli delle risorse pubbliche già stanziate, avvenuti tra l’altro in presenza di produzioni già approvate e programmate.
Un’altra concausa sta nel grave e costante ritardo nell’erogazione e nella quantificazione dei fondi, contrariamente a quanto si afferma in modo strumentale e non realistico nella relazione esplicativa.
La ulteriore strumentale affermazione riguardante un ripetuto generale indebitamento delle Fondazioni nel corso degli anni è in evidente contraddizione con le decisioni del Ministero che fino ad oggi ha autorizzato dei Consigli d’Amministrazione anche a “fare spese” che implicavano il pareggio di bilancio.
Al riguardo è opportuno evidenziare che in Europa, visto che il confronto viene spesso citato, i Teatri con analoga attività funzionano con sovvenzioni pubbliche molto più elevate di quelle che ricevono i Teatri italiani, anche a parità di produzione.
I dati dei bilanci delle Fondazioni forniti e/o pubblicati dal Ministero risultano spesso parziali e forvianti, e invece di dare un utile contributo appaiono piuttosto finalizzati a dare una strumentale immagine “catastrofica” irrealistica. Ad esempio, come nel caso dello scorso anno relativo a dei dati forniti alla stampa dal Ministero (erroneamente pubblicati anche sul “Sole 24 Ore”), in cui gli inverosimili debiti evidenziati erano il risultato della somma di tabelle di “voci di spesa” che non considerava le tabelle (non fornite) di “voci di entrata” (quei dati furono smentiti anche dagli stessi Sovrintendenti). Pure i dati economici delle Fondazioni attualmente on-line, così come pubblicati dal Ministero, appaiono funzionali solo a suscitare clamore propagandistico ma in realtà non evidenziano nulla che possa dare sostegno al carattere di “urgenza” di questo decreto: i dati parziali, le modalità di esposizione delle tabelle e i calcoli finali che ne risultano (si somma più volte il medesimo debito?) non seguono una chiara logica e un metodo rigoroso, rendendoli non corretti, incoerenti e inutili a tal fine. Per contro, ai fini di una proficua organica riforma del Settore, emergono piuttosto elementi che depongono a favore di un serio approfondimento e confronto di merito, impossibile con uno strumentale destrutturante (non) “urgente” decreto: quei dati infatti segnalano un miglioramento dei conti economici e bilanci in attivo o in pareggio per diverse Fondazioni, evidenziando che questi Teatri, malgrado i problemi da risolvere, se ben amministrati hanno potuto e possono comunque funzionare. Inoltre, dai medesimi dati si può proprio evincere che in alcuni casi il debito è stato principalmente indotto dai tagli imprevedibili delle risorse pubbliche subiti quando i fondi erano già stati stanziati.
• Costo del personale
L’argomento che individua come causa delle difficoltà economiche il costo per il personale, che assorbirebbe il 70% del finanziamento pubblico, è del tutto improprio e insensato. Infatti nella maggior parte delle professioni necessarie al funzionamento dei Teatri, i lavoratori hanno la specifica caratteristica di essere parte integrante dello spettacolo, sono cioè contemporaneamente i produttori e il “prodotto finito” (e non un semplice mezzo per fabbricarlo). E' perciò evidente che i complessi lavorativi per poter funzionare necessitano di un numero minimo fisso di elementi che, a prescindere dalla quota dei contributi pubblici, non può essere diminuito (quindi con un costo-investimento non variabile): è proprio per questo che esistono le piante organico-funzionali dei vari reparti. Riducendo il numero dei lavoratori e/o alterando questi equilibri non si può più realizzare il progetto-prodotto culturale “spettacolo”, ovvero l’Opera e il Balletto secondo i canoni qualitativi oggi raggiunti e storicamente consolidati. Pertanto, la percentuale di spesa per il personale risulta più o meno alta solo per effetto dell'entità dei contributi globali ricevuti e di per sé non è affatto indice di spreco e cattiva gestione, al contrario, se si è in presenza della normale programmazione, la suddetta percentuale segnala una buona capacità amministrativa di chi continua a produrre malgrado le difficoltà economiche causate da tagli improvvisi ai contributi pubblici che tra l’altro sono già tra i più bassi in Europa. Dunque, se si vuole scegliere di cancellare la produzione italiana di Opera e Balletto in Italia è opportuno dirlo chiaramente e non alterare la realtà dei fatti e/o condurre un “gioco truccato”. Va precisato pure che questa percentuale (70%) non è da riferire solo al personale stabile ma include anche i costi per super-stipendi manageriali, cachet, consulenze ecc.
Si introducono distorsioni (discrezionalità ecc) nell’erogazione delle risorse pubbliche
nazionali togliendo e cambiando parametri oggettivi quali ad es. quelli fondamentali riferiti
all’occupazione stabile. Si destruttura senza alcuna chiarezza o coerenza rispetto alle titolarità e prerogative determinate dalla legislazione di natura concorrente (titolo V° Costituzione).
Nel complesso, il decreto non ha un reale profilo riformatore per il futuro del Settore, ma esprime un accanimento destrutturante e involutivo che compromette in modo irreversibile la produzione culturale del Sistema Paese e, anche con eventuali emendamenti, risulta immotivato, senza ragioni d' “urgenza” e non idoneo per affrontare la complessa specificità e la rilevanza della materia.
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e poi?
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