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| Domenica, 12 Febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento: 23:49
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Articolo 21 - Everyone group
Milano. Presidio davanti al Comune per ricordare Emil e dire basta agli sgomberi
Nota del Gruppo EveryOne sulla manifestazione solidale di ieri
Milano, 16 marzo 2010. Duecento cittadini che non hanno perso la strada della solidarietà si sono ritrovati ieri, verso le 18, in piazza Scala, davanti a Palazzo Marino, per mettere le autorità milanesi davanti alle loro responsabilità. "Emil Enea, un ragazzino Rom di 13 anni è morto bruciato vivo," ha detto l'attivista Roberto Malini davanti ai microfoni e alle telecamere dei giornalisti, "ed è una tragedia immane, causata dalla precarietà e dalla disperazione cui gli sgomberi conducono il popolo Rom. L'Alto Commissario Onu per i Diritti Umani ha lanciato nei giorni scorsi una pesante accusa proprio riguardo agli sgomberi, definendoli come gravi violazioni degli accordi internazionali. La Commissione europea e tutte le organizzazioni per la tutela delle minoranze condannano queste operazioni incivili, eppure questi signori della morte continuano a causare lutti, drammi umanitari, emarginazione e desolazione, trasformando Milano in una città intollerante e spietata, lontanissima dalla civiltà dei Diritti Umani che l'Unione europea sta faticosamente cercando di costruire". Una giornalista ha chiesto a Malini se almeno nell'opposizione vi siano voci di tolleranza. "Purtroppo no. Nonostante le nostre continue richieste di un incontro, finalizzato a illustrare loro le leggi internazionali sui Diritti Umani e in particolare sulla protezione dei Rom, gli uomini di una sinistra che ormai lo è solo di nome, glissano, si mostrano sfuggenti, salvo poi scriverci email private in cui cercano di mostrarsi diversi dai loro compagni di partito. Pochi minuti fa è venuto a salutarmi Pierfrancesco Maiorino, capogruppo del Pd a Milano e consigliere comunale. Era palesemente imbarazzato. Mi ha dato la mano e poi si è allontanato, prima che io potessi aprire bocca. Il suo partito non ha più l'antirazzismo nel DNA ed ha pesanti responsabilità nelle tragedie che si verificano qui. Che cosa avrebbe potuto dirmi? Mi dispiace per Emil? Se gli dispiacesse, farebbe qualcosa per fermare le persecuzione razziale, di cui invece il suo partito è complice. Milano sta per varare nuove ordinanze anti-stranieri, in via Padova, che prevedono un vero e proprio coprifuoco per le attività commerciali gestite da stranieri e una 'caccia' all'affitto in nero, volta a stanare i migranti senza documenti e le famiglie numerose costrette a vivere in spazi angusti. Il Pd di Milano è stato promotore di questa nuova azione discriminatoria e se chiedi loro come mai se la prendano con i bambini poveri, le donne incinte, gli africani emarginati, le minoranze in fuga da Paesi in crisi umanitaria e non con la mafia, visto che Milano è ormai la capitale europea della criminalità organizzata, se poni loro questa semplice domanda, si allontanano, fingendo di non aver sentito, con gli occhi che dicono: 'what?'. Certo, anche loro possono sventagliare bandiere rosse, ma... sono rosse di sangue innocente. Oggi siamo qui per ricordare Emil, siamo qui per chiedere - e sarà purtroppo una richiesta vana - di interrompere sgomberi e repressione delle minoranze e siamo qui come testimoni della barbarie. Non si illudano questi vigliacchi, che raggiungono e mantengono il potere facendo del male ai deboli, che i loro nomi saranno dimenticati, perché continueremo a chiedere giustizia e al di là del risultato del nostro impegno, consegneremo i loro nomi alla Storia".
In piazza Scala duecento persone con il lutto al braccio, lumini accesi e fiori hanno cercato un dialogo con le autorità comunali. Nel gelo proveniente dalla classe politica, faceva eccezione il "solito" Vittorio Agnoletto, candidato alla presidenza della Regione Lombardia per la Federazione della Sinistra, visibilmente commosso per il dramma di Emil e sinceramente impegnato a portare una voce di tolleranza dove non vi è altro che odio etnico. Erano presenti i delegati delle associazioni (Cgil, Opera Nomadi, Naga, Federazione Rom e Sinti Insieme, Arci), alcuni attivisti, ma anche tanti cittadini che si sono dati appuntamento grazie al tam tam in internet. E' questo il dato più importante, perché il presidio per Emil non è stato promosso dalla politica né dall'associazionismo, ma dalla gente che è dalla parte dei Rom perché li ha incontrati per caso, magari sotto casa, accorgendosi che non sono bande di briganti - come gli abitanti di Palazzo Marino vorrebbero far credere - ma comunità di esseri umani in difficoltà, con un eroico attaccamento alla famiglia, antiche e nobili tradizioni e il sogno di integrarsi, di accedere al mondo del lavoro, mandare i figli a scuola e ottenere pari diritti rispetto gli altri cittadini. "In piazza Scala," ha detto l'attivista Dario Picciau, "abbiamo incontrato una delle mamme che hanno ospitato famiglie Rom sgomberate, consentendo ai loro figli di andare ancora a scuola. Ci ha detto che ha dovuto portare subito i bambini dal dottore, perché il freddo, la mancanza di servizi igienici e i continui sgomberi li avevano ridotti in uno stato terribile".
Alle 18.30, alcuni delegati del mondo associazionistico venivano ricevuti dal presidente della commissione competente in consiglio comunale, Aldo Brandirali, che - secondo consuetudine - chiedeva loro di preparare e presentare un documento di proposta assicurando che "il Comune terrà in considerazione tale documento". Il momento più vero dell'intera manifestazione è stato quando una giovane Romnì, amica del povero Emil, ha accettato di parlare al megafono, chiedendo ai milanesi di non abbandonare il suo popolo, "altrimenti faremo tutti la stessa tragica fine di Emil".
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