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| Domenica, 12 Febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento: 23:49
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Articolo 21 - Liberainformazione
Al via l'agenzia nazionale per i beni confiscati
di Stefano Fantino
Mentre scriviamo in riva allo Stretto, a Reggio Calabria, il ministro Maroni sta ufficialmente inaugurando l'Agenzia nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati alla mafia. l'organismo, da tempo invocato, che dovrà, nelle intenzioni, curare il bene mafioso dal sequestro fino alla sua restituzione alla società. «Bisogna unire gli sforzi... E quello di oggi, con l’inaugurazione dell’Agenzia per i beni confiscati, segna in questo senso un passo decisivo» ha così sintetizzato il ministro della Lega. La nascita dell'Agenzia fa seguito all'approvazione da parte della Camera del decreto legge 4/2010 che ha deciso di far nascere l'organismo nella città calabrese in tempi rapidi, con sede presso l’immobile dell’ex Eca, Ente Comunale di Assistenza.
Il tutto non evitando di suscitare grandi clamori, ivi compresa la evidente idiosincrasia tra un provvedimento del genere e la precedente scelta politica di mettere in vendita i beni confiscati non consegnati entro brevissimo tempo. La chiave del tutto rimane dunque nelle capacità che l'Agenzia avrà di snellire le prassi burocratiche necessarie alla destinazione dei beni, evitando il rischio di diventare «un'agenzia immobiliare» come ha ribadito don Luigi Ciotti nell'imminenza dell'inaugurazione. Una paura che in molti condividono anche se attualmente la potenziale incidenza dell'agenzia non può essere ignorata, anche per un suo valore prettamente etico. Lo ha sottolineato il Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso: «l'Agenzia si dovrà rivelare utile per accelerare i tempi della destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla mafia: questo è uno dei punti di maggiore valenza, anche morale». Tuttavia è da sottolineare come un lavoro intenso alla Camera da parte dell'opposizione, ben recepito dalla maggioranza, abbia permesso di ottenere sensibili modifiche. Andiamo ora a scoprirle in attesa che il lavoro al Senato, previsto per il 4 aprile, ci faccia capire se il decreto sia ancora perfettibile, soprattutto per quanto riguarda la cooperazione con l'agenzia da parte di associazioni ed enti locali. Nella giornata di ieri anche di questo hanno discusso magistrati, rappresentanti di enti locali e associazioni, invitati a un incontro promosso dai forum Giustizia e Sicurezza del Partito Democratico, proprio per discutere sul tema dell'Agenzia nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati alla mafia.
Il passaggio alla Camera, un'intesa bipartisan
Il testo del decreto relativo all'agenzia è stato mutato rispetto alla prima stesura grazie a un lavoro bipartisan che ha permesso di apportare interessanti migliorie. La prima è quella che prevede che l’Agenzia affiancherà da subito l’autorità giudiziaria senza escluderla dalle prime fasi di gestione del bene, in tutta la prima fase del sequestro penale, fino all'udienza preliminare e nel procedimento di prevenzione fino alla confisca di primo grado. Questo si può ora leggere nell'articolo tre del testo dove si fa esplicito riferimento alla funzione «coadiuvante» dell'agenzia rispetto all'autorità giudiziaria. In seconda battuta una modifica accolta ha riguardato gli amministratori giudiziari: con il nuovo testo non ci saranno preventive intese sulla nomina del singolo amministratore che resterà competenza del giudice del tribunale della prevenzione: «Con il provvedimento con il quale dispone il sequestro previsto dagli articoli precedenti il tribunale nomina il giudice delegato alla procedura e, previa intesa con l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, un amministratore. L’intesa si intende acquisita se l’Agenzia non provvede entro ventiquattro ore dal ricevimento della comunicazione del tribunale»(articolo 5, paragrafo 1). Sarà garantito comunque attraverso un'intesa tra Agenzia e l'autorità giudiziaria che il conferimento degli incarichi di amministratore giudiziario avvenga garantendo la trasparenza e la rotazione. L'amministratore verrà scelto tra gli iscritti nell'Albo nazionale degli amministratori giudiziari e non sarà possibile la nomina (vedi paragrafo 3 dell'articolo 5 del decreto) di persone «nei cui confronti il provvedimento è stato disposto, il coniuge, i parenti, gli affini e le persone con esse conviventi, né le persone condannate ad una pena che importi l'interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici o coloro cui sia stata irrogata una misura di prevenzione. Le stesse persone non possono, altresì, svolgere le funzioni di ausiliario o di collaboratore dell’amministratore giudiziario».
Un'ulteriore cambiamento alla Camera ha inoltre permesso di garantire la massima trasparenza alle operazioni, grazie alla pubblicazione in rete dei beni sequestrati, in maniera che gli enti locali e le associazioni possano richiederne l’utilizzo. E infine, una riscrittura della parte finale del decreto ha stabilito che si procederà alla vendita dei beni solo quando ne sia impossibile l'utilizzo dei beni confiscati per fini di pubblica utilità e a prezzi di mercato ferma restando da parte dell'agenzia, la richiesta al Prefetto della provincia interessante di un parere obbligatorio e di ogni informazione utile affinché il bene non rientri nelle mani mafiose tramite prestanome.
Politica e Magistratura a confronto
All'indomani del passaggio alla Camera e in vista di quello al Senato, un convegno organizzato dal Pd ha portato a contatto diverse riflessioni sul tema dell'agenzia. La capogruppo in commissione Giustizia in Senato Silvia Della Monica ha sottolineato l'ampio lavoro bipartisan che ha permesso di raggiungere importanti risultati alla Camera, auspicando ulteriori migliorie al Senato. Il tutto è nato dalla possibilità di effettuare audizioni di soggetti spesso destinatari del riuso sociale dei beni o interessanti alla gestione. Questo ha permesso secondo la capogruppo ad esempio la «non esautorazione dei giudici che sono affiancati all'Agenzia nella gestione e che mantengono fino al primo grado un buon controllo passando poi le competenze all'Agenzia». Nell'intervento di Laura Garavini, capogruppo in commissione Antimafia, emergono forti da un lato il retaggio sociale sotteso alla nascita dell'ente e dall'altro l'esigenza forte di dotare di fondi l'agenzia (un fondo ad hoc non concesso dalla maggioranza nda) e soprattutto di farne veicolo di riflessioni sul riuso sociale fin dalle prime fasi. In quest'ottica è fondamentale, per il deputato, «il coinvolgimento degli enti all'interno del meccanismo dell'Agenzia».
La soddisfazione dei magistrati presenti per i cambi nel testo è palpabile. Alberto Cisterna, nel direttivo per la Procura nazionale Antimafia, sottolinea innanzitutto la rivoluzione di una agenzia mista (magistrati e potere esecutivo) che lavorando non a comparti stagni potrà sicuramente far meglio che su altri campi. L'Agenzia, secondo Cisterna, suggerisce un forte interrogativo alla giustizia: quello di interrogarsi sui risultati, piuttosto che sui dati di partenza, in sostanza sulle consegne dei beni piuttosto che sui sequestri. Facendo una contabilità della reale incidenza dei provvedimenti che ogni giorno sfilano sui giornali. Questo è un punto chiave per il magistrato, assieme alla ricettività estera che le misure di prevenzione italiane dovranno avere per forza di cose.
Un tema fortemente sentito sia dal dottor Balsamo, del Massimario della Cassazione che dal dottor Menditto, presidente Misure di Prevenzione del tribunale di Napoli, è quello relativo alla formazione dei magistrati sui temi: un modo per accelerare i procedimenti di prevenzione è dunque avere giudici specializzati solo questo tema.
La sfida degli enti locali
Velocità di agire ma anche necessità di Fondi e di mantenimento di competenze acquisite negli anni. Sia per Maruccia, ex commissario straordinario per la gestione dei beni sia per Davide Pati di Libera, il tema del fondo unico per l'Agenzia dovrebbe essere centrale, per garantire che l'azione dell'ente sia coperta. Senza perdere quella professionalità che il Demanio ha costruito in questi anni. In chiusura un forte richiamo è stato posto dall'agenzia Pol.is alla necessità di coinvolgere necessariamente gli enti locali nel progetto, in quanto destinatari ultimi del processo di condivisione sociale del bene, e spesso gravati dalle difficoltà che questo comporta. Un invito, accorato anche da parte di Franco La Torre, figlio di Pio, a continuare una forte lotta anche in Senato, per permettere ulteriori perfezionamenti a una macchina dall'alto potenziale. Il cui fallimento sarebbe un colpo devastante.
Il tutto non evitando di suscitare grandi clamori, ivi compresa la evidente idiosincrasia tra un provvedimento del genere e la precedente scelta politica di mettere in vendita i beni confiscati non consegnati entro brevissimo tempo. La chiave del tutto rimane dunque nelle capacità che l'Agenzia avrà di snellire le prassi burocratiche necessarie alla destinazione dei beni, evitando il rischio di diventare «un'agenzia immobiliare» come ha ribadito don Luigi Ciotti nell'imminenza dell'inaugurazione. Una paura che in molti condividono anche se attualmente la potenziale incidenza dell'agenzia non può essere ignorata, anche per un suo valore prettamente etico. Lo ha sottolineato il Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso: «l'Agenzia si dovrà rivelare utile per accelerare i tempi della destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla mafia: questo è uno dei punti di maggiore valenza, anche morale». Tuttavia è da sottolineare come un lavoro intenso alla Camera da parte dell'opposizione, ben recepito dalla maggioranza, abbia permesso di ottenere sensibili modifiche. Andiamo ora a scoprirle in attesa che il lavoro al Senato, previsto per il 4 aprile, ci faccia capire se il decreto sia ancora perfettibile, soprattutto per quanto riguarda la cooperazione con l'agenzia da parte di associazioni ed enti locali. Nella giornata di ieri anche di questo hanno discusso magistrati, rappresentanti di enti locali e associazioni, invitati a un incontro promosso dai forum Giustizia e Sicurezza del Partito Democratico, proprio per discutere sul tema dell'Agenzia nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati alla mafia.
Il passaggio alla Camera, un'intesa bipartisan
Il testo del decreto relativo all'agenzia è stato mutato rispetto alla prima stesura grazie a un lavoro bipartisan che ha permesso di apportare interessanti migliorie. La prima è quella che prevede che l’Agenzia affiancherà da subito l’autorità giudiziaria senza escluderla dalle prime fasi di gestione del bene, in tutta la prima fase del sequestro penale, fino all'udienza preliminare e nel procedimento di prevenzione fino alla confisca di primo grado. Questo si può ora leggere nell'articolo tre del testo dove si fa esplicito riferimento alla funzione «coadiuvante» dell'agenzia rispetto all'autorità giudiziaria. In seconda battuta una modifica accolta ha riguardato gli amministratori giudiziari: con il nuovo testo non ci saranno preventive intese sulla nomina del singolo amministratore che resterà competenza del giudice del tribunale della prevenzione: «Con il provvedimento con il quale dispone il sequestro previsto dagli articoli precedenti il tribunale nomina il giudice delegato alla procedura e, previa intesa con l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, un amministratore. L’intesa si intende acquisita se l’Agenzia non provvede entro ventiquattro ore dal ricevimento della comunicazione del tribunale»(articolo 5, paragrafo 1). Sarà garantito comunque attraverso un'intesa tra Agenzia e l'autorità giudiziaria che il conferimento degli incarichi di amministratore giudiziario avvenga garantendo la trasparenza e la rotazione. L'amministratore verrà scelto tra gli iscritti nell'Albo nazionale degli amministratori giudiziari e non sarà possibile la nomina (vedi paragrafo 3 dell'articolo 5 del decreto) di persone «nei cui confronti il provvedimento è stato disposto, il coniuge, i parenti, gli affini e le persone con esse conviventi, né le persone condannate ad una pena che importi l'interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici o coloro cui sia stata irrogata una misura di prevenzione. Le stesse persone non possono, altresì, svolgere le funzioni di ausiliario o di collaboratore dell’amministratore giudiziario».
Un'ulteriore cambiamento alla Camera ha inoltre permesso di garantire la massima trasparenza alle operazioni, grazie alla pubblicazione in rete dei beni sequestrati, in maniera che gli enti locali e le associazioni possano richiederne l’utilizzo. E infine, una riscrittura della parte finale del decreto ha stabilito che si procederà alla vendita dei beni solo quando ne sia impossibile l'utilizzo dei beni confiscati per fini di pubblica utilità e a prezzi di mercato ferma restando da parte dell'agenzia, la richiesta al Prefetto della provincia interessante di un parere obbligatorio e di ogni informazione utile affinché il bene non rientri nelle mani mafiose tramite prestanome.
Politica e Magistratura a confronto
All'indomani del passaggio alla Camera e in vista di quello al Senato, un convegno organizzato dal Pd ha portato a contatto diverse riflessioni sul tema dell'agenzia. La capogruppo in commissione Giustizia in Senato Silvia Della Monica ha sottolineato l'ampio lavoro bipartisan che ha permesso di raggiungere importanti risultati alla Camera, auspicando ulteriori migliorie al Senato. Il tutto è nato dalla possibilità di effettuare audizioni di soggetti spesso destinatari del riuso sociale dei beni o interessanti alla gestione. Questo ha permesso secondo la capogruppo ad esempio la «non esautorazione dei giudici che sono affiancati all'Agenzia nella gestione e che mantengono fino al primo grado un buon controllo passando poi le competenze all'Agenzia». Nell'intervento di Laura Garavini, capogruppo in commissione Antimafia, emergono forti da un lato il retaggio sociale sotteso alla nascita dell'ente e dall'altro l'esigenza forte di dotare di fondi l'agenzia (un fondo ad hoc non concesso dalla maggioranza nda) e soprattutto di farne veicolo di riflessioni sul riuso sociale fin dalle prime fasi. In quest'ottica è fondamentale, per il deputato, «il coinvolgimento degli enti all'interno del meccanismo dell'Agenzia».
La soddisfazione dei magistrati presenti per i cambi nel testo è palpabile. Alberto Cisterna, nel direttivo per la Procura nazionale Antimafia, sottolinea innanzitutto la rivoluzione di una agenzia mista (magistrati e potere esecutivo) che lavorando non a comparti stagni potrà sicuramente far meglio che su altri campi. L'Agenzia, secondo Cisterna, suggerisce un forte interrogativo alla giustizia: quello di interrogarsi sui risultati, piuttosto che sui dati di partenza, in sostanza sulle consegne dei beni piuttosto che sui sequestri. Facendo una contabilità della reale incidenza dei provvedimenti che ogni giorno sfilano sui giornali. Questo è un punto chiave per il magistrato, assieme alla ricettività estera che le misure di prevenzione italiane dovranno avere per forza di cose.
Un tema fortemente sentito sia dal dottor Balsamo, del Massimario della Cassazione che dal dottor Menditto, presidente Misure di Prevenzione del tribunale di Napoli, è quello relativo alla formazione dei magistrati sui temi: un modo per accelerare i procedimenti di prevenzione è dunque avere giudici specializzati solo questo tema.
La sfida degli enti locali
Velocità di agire ma anche necessità di Fondi e di mantenimento di competenze acquisite negli anni. Sia per Maruccia, ex commissario straordinario per la gestione dei beni sia per Davide Pati di Libera, il tema del fondo unico per l'Agenzia dovrebbe essere centrale, per garantire che l'azione dell'ente sia coperta. Senza perdere quella professionalità che il Demanio ha costruito in questi anni. In chiusura un forte richiamo è stato posto dall'agenzia Pol.is alla necessità di coinvolgere necessariamente gli enti locali nel progetto, in quanto destinatari ultimi del processo di condivisione sociale del bene, e spesso gravati dalle difficoltà che questo comporta. Un invito, accorato anche da parte di Franco La Torre, figlio di Pio, a continuare una forte lotta anche in Senato, per permettere ulteriori perfezionamenti a una macchina dall'alto potenziale. Il cui fallimento sarebbe un colpo devastante.
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