| Domenica, 01 Agosto 2010 - Ultimo aggiornamento: 21:00
di Raffaele Sardo
“Hanno fatto santo Escrivà de Balaguer e tanti altri che hanno approfittato della Chiesa, perché non fare santi quelli come don Peppino Diana che per la chiesa hanno dato la vita?“ Raffaele Nogaro vescovo emerito di Caserta, ritorna su don Diana, a pochi giorni dal sedicesimo anniversario della sua uccisione a Casal di Principe per mano della camorra. Don Diana fu ammazzato nella sagrestia della sua parrocchia, il 19 marzo del 1994.
Nogaro, suo amico, da tempo si batte perché la Chiesa assuma la figura di don Diana come modello di giustizia, di santità. “Per resistere in modo vivo – dice Nogaro - e in modo popolare, anche contro tutto il processo della malavita che abbiamo nelle nostre zone. Se la Chiesa potesse dichiarare un santo della giustizia perché ha pagato per mano della camorra, ne acquisterebbe in dignità. E non c’è bisogno di ricorrere alla scomunica nei confronti dei camorristi, perché in questo modo gli stessi camorristi capirebbero che non val la pena che professino tanta fede religiosa. La scomunica, peraltro - sostiene ancora Nogaro - è stata sempre usata a sproposito nella Chiesa. Per me, ad esempio, Pio XII non dovrebbe essere fatto santo. Non tanto perché non ha parlato al momento delle leggi razziali, ma perché ha dato la scomunica ai comunisti. I primi comunisti, quelli che io confessavo quando ero giovane prete – ricorda il vescovo emerito di Caserta - era povera gente che, avendo sentito il messaggio della speranza, tentava di fare scelte per liberarsi da quella condizione di umiliazione e di sudditanza che avevano nei confronti del Conte. Da noi, in Friuli, all’epoca la terra era ancora del Conte. Poveretti, era l’unica forma per potersi riscattare e alzare la testa un po’ dalla loro condizione di schiavitù. Solo che per loro c’era la scomunica. Un modo per annientare un uomo spiritualmente.
Invece Carlo Marx per me è un santo e devono farlo prima o poi. Lui ha reso protagonista il povero. Si badi, non ha fatto la scelta prioritaria del povero, ma ha parlato del protagonismo del povero. Lo stesso protagonista di cui parla il Vangelo, in Marx è trasfigurato nella forma più alta, nel proletariato. Il suo è l’annuncio del Vangelo in modo genuino. E dunque, se dico che può essere fatto santo Marx, a maggior ragione figuriamoci don Diana. Però non farei tanto il discorso della santità. Chissà chi è santo. Io direi di farlo beato. Uno quando realizza se stesso e lo realizza in funzione del bene degli altri, è “Makairos”, come dice il Vangelo, cioè Beato, Fortunato. E questo è genuino. Invece la santità è soltanto di Dio. Nel Makairos, il fortunato, il riuscito, è quello che veramente paga per gli altri. Quello che ha interpretato fino in fondo il vangelo. Don Peppino Diana è “Makairos”, come Papa Giovanni XXXIII che ha scavalcato i poteri e la ricchezza della chiesa, come per dire: “Sono un povero fratello come voi. Se volete, anche padre, ma prima di tutto fratello”. E’ bellissimo che Don Diana possa diventare veramente un “Makairos”, un fortunato della Chiesa e della società prima di tutto".
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