| Venerdì, 03 Settembre 2010 - Ultimo aggiornamento: 18:52
di Simone Petrelli
Yulia Tymoshenko aveva promesso una "doccia fredda", e tale è stata. Peccato che al momento la sorpresa più amara sia stata proprio per lei. Perché alle presidenziali ucraine già dai primissimi exit polls è emerso un risultato piuttosto netto. Tymoshenko sotto, con il 27,2 per cento; Yanukovich più in alto, addirittura al 31,5. Una distanza che la signora della rivoluzione arancione potrebbe certo colmare, e senza troppa fatica, già a partire dal ballottaggio previsto per il prossimo 7 febbraio. Così, in Ucraina il consesso dei politologhi non fa che concordare su un fatto: pare che Yanukovich abbia dato nella prima, acerba tornata il meglio di sé.
E che non sia quindi in grado di racimolare altri consensi. Un gran guaio, considerato che il confronto elettorale è destinato a ridursi ad un match serrato a due. Una gara in cui la Tymoshenko sembra avere ben più speranze di catalizzare quei voti in precedenza andati agli altri 16 aspiranti alla presidenza. I fedelissimi di Serhiy (ma alcuni si ostinano a chiamarlo Sergei) Tyhypko, terzo in classifica con il 13,5 per cento dei consensi, potrebbero in questo senso essere i veri giudici del futuro della nazione. Sostenitori dell’ex governatore della Banca centrale, fautore di un programma basato su libero mercato ed immediate riforme economiche, hanno inaspettatamente appoggiato colui che con tutta probabilità guiderà il governo del futuro presidente.
Che ne è stato di Viktor Yuschenko? All'attuale presidente sembra siano andati i voti di appena 6 ucraini su 100. Un risultato tanto magro da essere destinato a cadere quasi nel silenzio. Tutt’latra sorte da quella della Timoshenko, che frattanto si dice certa di poter rimontare, e vincere, nel secondo, decisivo turno. Nelle sue mani, il futuro di un’Ucraina che forse sceglierà l’equidistanza tra Occidente e Russia. Di contro al Paese pensato da Yanukovic, che potrebbe caldeggiare un riavvicinamento con Mosca. In ogni caso, l’Ucraina che verrà sarà meno, molto meno filo-occidentale.
Perché dopo la rivoluzione arancione sono trascorsi cinque lunghi anni. Ed il sogno occidentalista ha finito per naufragare causa ripetute faide interne alla stessa coalizione rivoluzionaria, da un lato, e boicottaggio economico dell’ingombrante ma irrinunciabile vicino di casa, la Russia. Dopo essere stata importante granaio e bacino industriale dell’Unione Sovietica, all’inizio degli anni Novanta l’Ucraina ormai indipendente ha vissuto una grave crisi economica, con picchi assoluti di inflazione oltre il 10.000%. Oggi l’inflazione è appena al 4-5%, per merito degli investimenti esteri. La crescita economica ha fatto crescere redditi e salari, ma la vita qui è ancora parecchio diversa da quella che si fa in Occidente.
Afflitta da una strascicante miseria e desiderosa di riscattarsi al più presto, l’Ucraina era così diventata soprattutto un’ottima chance di investimento. Soprattutto per gli States, che nel tempo hanno fatto affluire ben sessantacinque milioni di dollari. Il maxi-finanziamento più o meno occulto per la “rivoluzione arancione” di Kiev. Che però alla fine è fallita. Yushenko aveva promesso agli ucraini la fine della corruzione e l’inizio di una nuova éra dell’oro: quella del benessere e dello sviluppo. Ma non ha rotto con il vecchio regime. Così ha finito per trovarsi contro l’ex delfino del deposto presidente filo-russo Kuchma: Viktor Yanukovich.
La lite tra il moderato Yushenko e la ben più radicale Timoshenko ha dato il colpo di grazia ai sogni ucraini, inaugurando la drammatica, infinita crisi istituzionale che ha condotto alle urne. Con Yushenko che è giunto ad affidare l’incarico al suo ormai ex avversario Yanukovich, l’uomo che ha reciso del tutto il già tenue filo che legava l’Ucraina alla Nato ed all’Unione Europea. Così ora il futuro più immediato del Paese oscilla tra due poli: o con Mosca o con sé stessa.
Duilio Giammaria ha vinto il prestigioso premio della United Nations Correspondents Association per il reportage "L'avventura italiana in Asia Centrale"
Per una volta Tg poco provinciali. Da tutti spazio per la firma dello Start 2
LIBERI i tre operatori di Emergency!
Sentenza Mills: "15 anni di schifezze. Illeciti, reati penali, violazioni fiscali..."
Sentenza Mills: "15 anni di schifezze. Illeciti, reati penali, violazioni fiscali..."
Eritrei: accordo raggiunto; l'Italia si smarca
La morte arriva dall’alto
Il capitano è (quasi) caduto
Honduras: facciamo il punto della situazione - di Simone Petrelli
L’era della (non-) Sicurezza - di Simone Petrelli
Il crogiolo del nuovo odio russo - di Simone Petrelli
Giù al Nord. Viaggio nel delirio coreano - di Simone Petrelli
L’inferno alle porte del Nord. In Yemen ancora un giorno di piombo - di Simone Petrelli
Un voto scontato. E nuovo - di Simone Petrelli
Mafia d'altura - di Simone Petrelli




