| Domenica, 12 Febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento: 23:49
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di Bruna Iacopino
“ Se questa legge fosse stata in vigore, oggi la vicenda di mio fratello sarebbe rimasta sepolta” lo ribadisce con forza Ilaria Cucchi, premiata ieri, insieme a Loris Mazzetti e Patrizia Aldrovandi, nel corso dell’assemblea straordinaria di Articolo21, interamente dedicata alla cosiddetta “legge bavaglio” e alla manifestazione nazionale del 1° luglio. Una manifestazione, come più volte sottolineato nel corso della serata, che ha visto la partecipazione degli associati vecchi e nuovi di Articolo21 ( come gli studenti protagonisti della nuova rubrica L’evidenziatore), destinata non ai soli addetti ai lavori, ma a tutta la società civile il cui diritto a conoscere e a essere informati verrebbe profondamente e radicalmente compromesso. Lo aveva già scritto Ilaria, nella lettera indirizzata al Presidente della Camera: “…se non avesse visto quelle terribili foto di Stefano che hanno tolto il fiato alle coscienze di tutti non avrebbe potuto mai comprendere le condizioni terribili in cui ha lasciato la vita. “Morte naturale”! Non avrebbe potuto percepire la profonda falsità e ipocrisia della verità ufficiale.”
Cosa sarebbe successo se si fosse impedito a quelle foto di fare il giro di blog, siti, giornali, tg? Se lo chiede Ilaria, se lo chiede la platea composta di giornalisti e cronisti. Se lo chiede anche Patrizia Aldrovandi, madre di Federico, il cui processo si è concluso di recente con la condanna dei colpevoli. Con questa legge, le cose sarebbero andate forse diversamente, “… forse – sostiene Patrizia- non ci sarebbe stato neanche un processo”. Se tutta la vicenda di Federico non fosse stata presa “ in carico” seppur con un enorme margine di ritardo, dalla stampa, nulla avremmo saputo del tragico assassinio di un ragazzo di appena 18 anni, nulla del dolore di un’intera famiglia, isolata inizialmente da una “verità ufficiale” che andava in direzione diametralmente opposta. Più che la giustizia sancita da un tribunale, quello che conta, sottolinea ancora la madre di Federico, è la giustizia legata alla divulgazione della verità, quella che fa si che una famiglia non rimanga sola a portare avanti la propria battaglia, ma venga sostenuta da un’opinione pubblica correttamente informata. Lo ha ripetuto migliaia di volte, scrivendolo sul proprio blog, “ volevano ucciderlo due volte” , come avevano fatto con Stefano, la seconda lasciando passare una visione distorta e pretestuosa dei fatti.
Ma di storie come quella di Stefano e Federico ce ne sono molte altre, storie dimenticate o scarsamente approfondite, l’ultima in ordine cronologico la vicenda di Giuseppe Uva, e all’appello si potrebbero aggiungere Aldo Bianzino, Marcello Lonzi, Riccardo Rasmann… e le tante altre, rimaste chiuse nell’ambito ristretto delle cronache locali.
La battaglia contro il ddl intercettazioni è dunque una battaglia contro l’oscuramento, ribadisce Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo21. “Una battaglia che deve essere ampia e non conoscere alcun tipo di divisioni, che deve andare al di là degli schieramenti e del colore politico, perché è una battaglia per il diritto e la democrazia” sottolinea, rilanciando l’appello da tempo promosso su questo stesso sito. Una battaglia in cui la società civile deve avere un ruolo da protagonista. Da qui la proposta. “ Il 1° luglio non deve diventare un luogo di comizi, la piazza deve essere destinata alla divulgazione e al racconto di vicende come quella di Stefano e Federico, che sarebbero rimaste oscurate se questa legge fosse stata in vigore” continua Giulietti che propone le lettera di Ilaria quasi come “manifesto portante” dell’intera giornata.
E, dalle storie oscurate al servizio pubblico il passo è breve. E’ Loris Mazzetti, primo destinatario del Premio intitolato a Paolo Giuntella, a prendere la parola lanciando un grave atto d’accusa e un monito ai colleghi presenti: “ Nella presentazione dei palinsesti Rai, avvenuta ieri a Milano, non una volta è stata utilizzata l’espressione servizio pubblico… ma, e quì mi rivolgo ai colleghi presenti - ha tenuto a sottolineare Mazzetti- che non hanno coloto in pieno la portata della cosa, è stato detto esplicitamente che delle tre reti, l'unica che continuerà ad vere una propria identità sarà Rai uno, gli altri saranno canali destinati alla messa in onda.” Un chiaro ed inequivocabile segnale, spiega il giornalista, del ridimensionamento che si vuole attuare all’interno della Rai, destinata a diventare un vuoto contenitore di programmi elaborati esternamente, con un canale unico, il primo, e una Rainews24 che a breve verrà trasformata in semplice agenzia di notizie a servizio degli altri Tg. Nubi scure, come quelle che ancora pesano sulla trasmissione che dovrebbe avere come protagonista Roberto Saviano. “ Quella trasmissione non riuscirà a partire!” denuncia Mazzetti. Il motivo? “C'è ancora molta confusione sul giorno destinato alla programmazione, la rete aveva chiesto il mercoledì, ieri abbiamo appreso che in sede di Cda si era già deciso che dovrà essere trasmessa invece il lunedì o il venerdì. " Continua, e precisa: " Nello stesso studio il giorno dopo viene registrata Che tempo che fa… il che implica l’impossibilità di cambiare rapidamente le scenografie necessarie oppure averne a disposizione un altro, con un costo notevolmente superiore per l'azienda..." Bastoni tra le ruote? A dir poco...
" La Rai servizio pubblico - continua il capostruttura di Rai 3 a Milano- avrebbe dovuto esultare per la presenza di una trasmissione come quella di Saviano ( che tra l'altro ha accettato di venire a lavorare per un compenso decisamente inferiore a quanto gli offriva la concorrenza) invece quello che traspare è un evidente fastidio"
Un bavaglio che si estende dunque, al di là dei disegni di legge, fino allo svilimento della Rai come servizio pubblico e che chiama alla resistenza, in nome dei principi sanciti dalla Carta costituzionale, quella che, il 1° luglio dovrà essere l’unica bandiera.
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