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Articolo 21 - Osservatorio Estero
L’era della (non-) Sicurezza - di Simone Petrelli
L’era della (non-) Sicurezza - di Simone Petrelli

di Simone Petrelli

Il Sabiha Gokcen sarebbe un punto nodale per i traffici, nazionali e non solo. A ben guardare, anzi, lo è senza dubbio. Aeroporto ufficiale di Istanbul costruito sulla sponda asiatica del Bosforo, è una tappa praticamente obbligata per le tante tratte che dall’Europa si spingono ad est, verso la sconfinata Russia, o magari discendono verso il Medio Oriente. Di questi tempi, con il persistere degli allarmi antiterroristici ed i focolai di instabilità sparpagliati un po’ ovunque, tutto spingerebbe dunque a pensare al Sabiha Gokcen come ad un luogo da sorvegliare attentamente.

Eppure si tratta soltanto di una pia illusione. Un’illusione che la realtà dei fatti smentisce risolutamente. Perché per il Gokcen la Turchia non ha affatto allestito una sorveglianza ferrea. Si è invece premunita di inviare in loco un presidio di… pupazzi, deputati d’eccezione alla sicurezza notturna. Non soldati in carne e ossa ma manichini in divisa, quindi. Equipaggiati in quanto tali di fucile rigorosamente falsi. Una macchinazione che poteva restare nell’ombra, abilmente celata nelle lunghe notti di Istanbul.

Invece, a smascherare la trama dei manichini-soldato è intervenuta una troupe di reporters, sguinzagliata per l’occasione dall’autorevole quotidiano filo-governativo Sabah in occasione di un'inchiesta. I giornalisti si sono sparpagliati per lo scalo nottetempo, fingendosi innocui viaggiatori. Ed hanno passato al setaccio le 41 torrette di guardia poste attorno al perimetro del Gokcen. Per stilare a fine ispezione un bilancio assolutamente agghiacciante. Su 40 torri, appena quattro erano controllate da un soldato “autentico”.

In tutte le altre, manichini. Che, ovviamente, come tali non hanno mosso un dito mentre i reporters si aggiravano in tutta tranquillità sulle torrette o gironzolavano addirittura per la pista. Il tripudio della non-Sicurezza. Il cambio strategico, con i manichini gelosamente occultati alla vista e soldati in carne ed ossa che prendevano il loro posto, avveniva ormai a giorno fatto, intorno alle dieci del mattino. Un accorgimento che solitamente passava sotto silenzio, ma che stavolta è stato rigorosamente documentato,con scatti inequivocabili che hanno fatto tremare le autorità turche.

La notizia-bomba è così divenuta la ciliegina sulla torta per un governo che, negli anni, non ha mancato di professarsi assolutamente in prima linea sul fronte della sicurezza. Salvo poi ricevere clamorose smentite nei fatti. Non ultima, la beffa dei manichini-soldato. Una gatta da pelare che alla fine è toccata a Bekir Ergok, vicegovernatore di Istanbul ma soprattutto responsabile dell'aeroporto di Sabiha Gokcen. “I pupazzi in divisa? Rientravano all'interno di una serie di misure di sicurezza temporanee” ha risposto sicuro Ergok, specificando che la trovata non influiva minimamente sulla sorveglianza della zona.

Una tesi, la sua, a dir poco fragile, e che non ha ovviamente retto all’urto dell’indignazione scatenata da Sabah. Così, oggi l'esercito dei pupazzi è stato mandato a casa. E sembra che la locale gendarmeria abbia sostituito le fin troppo immobili sentinelle con uomini veri, e realmente armati, in servizio presso le postazioni di sicurezza dello scalo ventiquattro ore su ventiquattro.

 

 

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