| Domenica, 01 Agosto 2010 - Ultimo aggiornamento: 21:00
Pubblichiamo l’editoriale de ‘il Granchio’, settimanale di informazione di Anzio e Nettuno (Roma), edito dalla Cooperativa omonima e diretto da Ivo Iannozzi, dedicato alle vicende dell’ex presidente della Regione Lazio.
1 novembre 2009, Nettuno (Roma) - Settembre 2010, fuori dall'aula delle udienze preliminari del tribunale di Roma non ci sono nomi sul ruolino: è la privacy. Dentro ci sono quattro imputati, i loro difensori, il pubblico ministero, il giudice e qualche altro avvocato in attesa di altre udienze. L'accusa per i quattro è di estorsione, detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti, violazione di domicilio e qualche altra imputazione “minore”. Non si costituisce la parte lesa. Meglio patteggiare, chiuderla lì, con uno sconto di pena e via. Nessun cronista, le udienze preliminari sono a porte chiuse, e un patto fra i presenti: non esca nulla. Tacerà il pubblico ministero se dovesse incontrare giornalisti, non parleranno gli avvocati. La vicenda si chiuderà in quelle quattro mura e nessuno saprà mai che quelli sono carabinieri, che ricattavano il presidente della Regione Piero Marrazzo – ancora al suo posto perché rieletto - per le sue abitudini sessuali, né che in un appartamento c'erano droga e soldi, né che il governatore ha staccato assegni per 20.000 euro e poi ha cercato di evitare lo scandalo nel tentativo di acquistare il video che lo riguardava. Questo è lo scenario che avremo di fronte se e quando sarà in vigore il disegno di legge Alfano. Sì, quello noto per le intercettazioni ma che di fatto ci impedirà di fare il nostro mestiere “fino alla conclusione dell'udienza preliminare”. Se nessuno viola quell'intesa in aula, se nessun cronista ficcanaso cerca di capire e chiede spiegazioni sul quell'udienza finisce lì. Non si sa che ci sono quattro carabinieri – oggi presunti infedeli – che ricattavano Marrazzo. La domanda è semplice: meritava di essere nota la vicenda nella quale Marrazzo è vittima o no? Risponda Alfano e con lui i sostenitori, di destra e sinistra, che vogliono disposizioni che con la scusa delle intercettazioni cancellano il diritto dei cittadini di sapere e il dovere dei giornalisti di informare.
Con un piccolo particolare: senza le intercettazioni dei Ros per altre vicende – impossibili qualora entrasse in vigore il progetto Alfano - Marrazzo avrebbe comprato il video e sarebbe finita lì. Magari avrebbe continuato a dirci che occorre denunciare racket, mafia, essere sempre dalla parte della legalità e della trasparenza. Parlerebbe da figlio di quel grande giornalista che è stato Giò Marrazzo mettendocelo davanti come esempio.
Oggi esimi colleghi della tv che non hanno dedicato un minuto alle conseguenze del disegno di legge Alfano ci dicono che occorre rispettare Marrazzo e la sua famiglia. E' sacrosanto. Ci permettiamo di dire, dal nostro piccolo, che hanno gli stessi diritti i genitori di Chiara Poggi uccisa a Garlasco, per esempio, e che nessuno si preoccupa quando si dedicano intere trasmissioni a quel caso. Noti e strapagati anchorman ci hanno dato l'impressione di difendere Marrazzo con una presa di posizione corporativa. Tutti vanno rispettati quando sono vittime e finché sono innocenti, ma se la cronaca ci racconta altro i cittadini hanno il diritto di sapere. Senza eccedere, ovvio, ma un Ordine dei giornalisti attento agli eccessi e pronto a sanzionare laddove necessario avrebbe risolto da tempo il problema.
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