| Domenica, 12 Febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento: 23:49
Nucleare, Iran: sì a scambio di combustibile, pronti a collaborareOggi attesa la risposta formale alla bozza di accordo sulla fornitura già approvata da Russia, Francia e Usa
da Il Messaggero
TEHERAN (29 ottobre) - Il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad ha detto oggi che la Repubblica islamica è pronta allo scambio di combustibile nucleare e alla cooperazione con l'Occidente. Le potenze occidentali sono passate da una politica di confronto alla cooperazione nella questione del nucleare iraniano. Lo ha detto il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, durante un discorso pronunciato a Mashhad, nell'Iran nord-orientale, e trasmesso dalla televisione di Stato. In un discorso a Mashhad, nell'Iran nord-orientale, Ahmadinejad ha ribadito che Teheran non arretrerà di «uno iota» dai suoi diritti nucleari, ma ha sottolineato che la fornitura di combustibile nucleare per un reattore di ricerca è un'opportunità per l'Iran di valutare «l'onestà » delle potenze mondiali e dell'Agenzia internazionale per l'energia nucleare (Aiea). «Accogliamo favorevolmente lo scambio di combustibile, la cooperazione nucleare, la costruzione di reattori e di centrali nucleari. Siamo pronti alla cooperazione», ha affermato il presidente. Per oggi è attesa una risposta formale dell'Iran alla bozza di accordo sulla fornitura di combustibile nucleare presentata dall'Aiea e già approvata dai Paesi che fanno parte del pool di negoziatori (Russia, Francia, Usa).
L'ultima del ministro Scajola, dice «stronzo» a un operaio
da L'Unità di Massimiliano Amato
Se il povero Marco Biagi era un «rompicoglioni», i lavoratori sono degli «stronzi». Parola di ministro. Ormai si può affermarlo con un certo (elevato) coefficiente di certezza: Claudio Scajola, titolare del dicastero alle Attività Produttive, non è di quelli che contano fino a dieci prima di aprire la bocca. Assumesse questa sana abitudine eviterebbe certe cadute di stile che si trasformano spesso in chissà quanto inconsapevoli gaffe. L’ultima sortita del ministro ha lasciato basiti il suo stesso staff, qualche collega di partito che non è riuscito a mascherare il forte imbarazzo, un gruppo di imprenditori napoletani che lo accompagnava in una sorta di visita pastorale ai capannoni Atitech, azienda di manutenzioni aeronautiche al centro nelle ultime settimane di un tentativo di salvataggio.
Il confronto
All’ingresso dello stabilimento di Capodichino, il ministro è stato affrontato da un operaio, Paolo Esposito, che gli ha esternato le proprie preoccupazioni: «Altro che piano per salvarci – ha esclamato – ci hanno tolto la mensa e di colpo siamo tornati indietro di 40 anni. Ma tanto sappiamo già come finisce: che voi politici vi arricchite e gli imprenditori pure». La legittima protesta, insomma, di un lavoratore esasperato per il lungo tira e molla sul piano di salvataggio di Atitech, conclusosi due settimane fa con un accordo che lascia parecchio amaro in bocca alle maestranze. Scajola, rosso in viso, si è avvicinato ad Esposito e gli ha urlato: «Perché generalizza? È come se io dicessi che tutti i lavoratori sono stronzi come lei, però non lo dico». Quindi, convinto di aver sistemato la faccenda, è entrato nel capannone per illustrare i termini dell’accordo, in compagnia del presidente degli industriali di Napoli e nuovo numero uno di Atitech, Gianni Lettieri, scuro in volto per l’intemerata del ministro, che fa il paio con la terribile freddura pronunciata su Marco Biagi appena tre mesi dopo l’uccisione del giuslavorista da parte delle Br.
Senza parole
Esposito è rimasto senza parole. Al suo posto ha replicato la Cgil Campania, per bocca del suo segretario, Michele Gravano: «Per le responsabilità che contraddistinguono il ruolo del ministro sono necessari nervi saldi e una grande capacità di ascolto delle istanze di tutti, in particolare dei lavoratori». Gli insulti di Scajola, inoltre, non hanno certo contribuito a rasserenare il clima all’interno di Atitech. Il piano di salvataggio, che prevede un massiccio ricorso alla Cig per gran parte dei 600 addetti, ha già comportato, per i lavoratori recuperati, un taglio allo stipendio del 10% e un aumento delle ore di lavoro settimanali. Per non parlare dell’indotto (140 addetti), completamente azzerato, con i lavoratori lasciati per strada senza ammortizzatori sociali.
Marrazzo accelera e si dimette: "Lascio tutto". La Procura: "Non è indagato per peculato"
da L'Unità
Piero Marrazzo si è dimesso. Lo aveva detto ai suoi collaboratori in mattinata: "Basta, voglio chiudere, non avere più nessun contatto con la mia vita politica". Una nota della Regione Lazio ha confermato la decisione dell'ex governatore (che si era già autosospeso) nel pomeriggio. "Le mie condizioni personali di sofferenza estrema non rendono più utile per i cittadini del Lazio la mia permanenza alla guida della Regione. Comunico con la presente le mie dimissioni definitive ed irrevocabili dalla carica di presidente della Regione Lazio". Questo il testo della lettera che Piero Marrazzo ha inviato al vicepresidentedella Regione Lazio Esterino Montino e al presidente delConsiglio regionale Bruno Astorre.Marrazzo ha lasciato ieri la sua abitazione per recarsi in un istituto religioso nei pressi della capitale. Inizialmente pensava di andare all'abbazia di Montecassino, ma nel timore di incontrare cronisti, ha deciso di cambiare meta. Nella struttura religiosa l'ex presidente della Regione Lazio, travolto dallo scandalo di un video che lo ritrae con un trans e ricattato da quattro carabinieri finiti in manette, trascorrerà parte della convalescenza dopo che ieri, visitato al Policlinico Gemelli, gli è stato diagnosticato un forte stress psicofisico. Il certificato prevede un periodo di riposo di trenta giorni, periodo che Piero Marrazzo trascorrerà nella struttura religiosa. Intanto dalla Procura fanno sapere che «Non c'è stata alcuna convocazione di Piero Marrazzo e non è neppure previsto che debbaessere sentito. Almeno per il momento». È quanto si precisa negli ambienti giudiziari di piazzale Clodio dove si smentisce, tra l'altro, l'ipotesi di un'iscrizione sul registro degli indagati dell'ex presidente della Regione Lazio. Chi indaga sottolinea anche che «allo stato degli atti non ci sono tracce di altri esponenti politici sotto ricatto perchè finiti nel giro di trans».In procura si ribadisce che Marrazzo, in questa vicenda, rimane parte offesa: dunque, non sarà aperto nei suoi confronti un procedimento per l'ipotesi di peculato (in relazione all'uso dell'auto blu) e per quella di corruzione (con riferimento al denaro preso dai carabinieri che hanno fatto il blitz nell'appartamento del trans in via Gradoli). Quanto al peculato, Marrazzo aveva diritto all'auto di servizio e con quella poteva andare dove voleva; quanto alla corruzione, gli inquirenti ritengono che il video sia stato girato dai due carabinieri 'infedelì (Carlo Tagliente e Luciano Simeone) e che l'uomo politico sia stato vittima di un ricatto senza sapere di essere stato filmato. Marazzo subito dopo la notizia degli arresti e del video era rimasto a casa con la sua famiglia. Ora il trasferimento in una struttura religiosa è stato pensato «per permettergli di recuperare un pò di serenità e di equilibrio». «Sembra uno a cui è crollato un palazzo dentro oltre che addosso», dice chi in queste ore gli sta vicino. Una persona in stato di «forte stress psicofisico», lo descrivono i medici che, a lungo, ieri lo hanno visitato. E gli hanno prescritto trenta giorni di assoluto riposo. Ieri mattina, presto alle 7.30, Piero Marrazzo, si è presentato al Pronto Soccorso del Policlinico Gemelli, diretto dal professor Nicolò Gentiloni Silveri. Con lui c’era la moglie Roberta Serdoz, giornalista del tg3, che in questi giorni gli è sempre rimasta accanto. Preoccupata per lui e comunque sempre al suo fianco. «Il denaro che si trovava sul tavolo dell'appartamento di via Gradoli dove il governatore Piero Marrazzo è stato ripreso in compagnia di un trans non era del presidente della Regione Lazio ma di Natalie». È quanto ha spiegato l'avvocato Luca Petrucci, legale del governatore del Lazio, lasciando l'ufficio del procuratore Giovanni Ferrara, con il quale ha avuto un colloquio.Secondo Petrucci, «i 3.000 euro indicati come compenso per la prestazione di Natalie non sono stati versati da Marrazzo». Il denaro, ha detto l'avvocato, «era sul tavolo ma era di Natalie». Come ha spiegato il legale, «Marrazzo aveva con sè 2.000 e non 5.000 euro e forse tra le banconote sul tavolo c'erano anche quelle pagate al trans per l'incontro». Per Petrucci «è dunque azzardato attribuire al governatore di aver pagato quell'ingente somma per l'incontro. I 3.000 euro, quindi, erano il compenso che Natalie aveva ricevuto probabilmente per altri incontri».Quanto alla posizione di Marrazzo nell'ambito della Regione Lazio, l'avvocato Petrucci ha precisato che «dopo la decisione di autosospendersi egli non percepisce più l'indennità riconosciuta a chi ha il ruolo di governatore. Percepisce però l'indennità prevista per i consiglieri regionali».
"Grazie Piero", il saluto del consiglio regionale nella seduta dello scioglimento
da L'Unità
Hanno condiviso tensioni nei momenti più aspri della battaglia politica e apprezzato il suo voler sempre testardamente trovare soluzioni condivise. Oggi, per la prima volta dopo cinque anni, i consiglieri regionali del Lazio, di maggioranza e di opposizione, si sono ritrovati nell'aula della Pisana a raccogliere le sue dimissioni. E nessuno ha affondato la lama nelle polemiche.Piero Marrazzo non è più il Presidente della Regione Lazio e l'assemblea legislativa regionale da oggi è formalmente sciolta. Ma nel prenderne atto i suoi ex colleghi, pur non risparmiando critiche al suo operato istituzionale, non hanno voltato le spalle all'uomo, «fortemente provato». E nessuno ha trovato fuori luogo o contestato quel «Grazie Piero» detto in aula da Esterino Montino, che di Marrazzo era vice e che ora ne ha preso il testimone.«Vorrei ricordare - ha detto Montino, che da navigato politico non è però riuscito a nascondere tristezza e commozione - che il presidente Marrazzo ha ammesso le sue debolezze personali e lui, fino a prova contraria, è vittima di un ricatto e di un tentativo di estorsione». Non solo: «Lasciatemi dire con grande dolore, e anche con l'amicizia e la stima personale verso Piero, che in questa situazione drammatica ha dimostrato un grande senso di responsabilità e di rispetto verso quest'aula e verso le istituzioni». «Avrebbe anche lui potuto invocare la violazione della privacy, sostenendo che quella sfera riguarda la singola persona e può essere giudicata solo dalla propria coscienza. Ma lui, senza invadere le case degli italiani dagli schermi delle tv - ha aggiunto Montino citando non a caso quel piccolo schermo che ha reso Marrazzo un professionista famoso e apprezzato - ha ritenuto dopotutto in soli 5 giorni di fare un passo indietro. A dimostrazione che per chi rappresenta le istituzioni il confine tra vita privata e vita pubblica è sottile, e spesso inesistente».Per questo Montino, a nome anche della giunta che ha accompagnato Marrazzo in questi anni, gli ha detto «grazie Piero, grazie per la lezione di stile e di senso delle istituzioni». Poi la parola è passata ai consiglieri. «Avverto l'esigenza morale di stare vicino a chi sta nella polvere anche quando non ne condivido le condotte di vita, che non possono essere sempre esemplari» ha detto Antonio Cicchetti. capogruppo An-Pdl; gliha fatto eco con una dichiarazione di «piena solidarietà al presidente Marrazzo dal punto di vista umano e piena vicinanza»Fabio Armeni, capogruppo Fi-Pdl, precisando: «non abbiamo richiesto le dimissioni di Marrazzo ma un atto di chiarezzaistituzionale e di coerenza».Donato Robilotta, capogruppo Socialisti Riformisti-Pdl, ha assicurato: «nessuno di noi ha intenzione di fare la campagna sulla vicenda personale che ha interessato il presidente, la vicenda Marrazzo deve restarne fuori». Nell'Aula della Pisana oggi non c'è stato neanche il ricordo del conflitto politico: solo, come ha detto Fabio Desideri (Pdl), «la necessità urgente di voltare pagina». Ivano Peduzzi, capogruppo Prc, ha ritenuto «correttissima la presa d'atto da parte del presidente Marrazzo degli errori personali». La seduta del Consiglio si era aperta con la lettura, fatta dal presidente del Consiglio regionale Bruno Astorre, della lettera con la quale Marrazzo si è dimesso: «una nota toccante» come ha detto Roberto Alagna, capogruppo della Lista civica per il Lazio «in cui c'è il dolore di un uomo, il dramma, accanto alla valutazione del proprio impegno istituzionale». Per tutti, amici e nemici politici, da oggi Piero Marrazzo è uscito di scena.
Pari opportunità, l'Italia scende in classifica
da L'Unità
Lungi dall'essere pari, le opportunità per le donne in Italia sono un terreno sempre più accidentato, soprattutto nel lavoro. Nel rapporto 2009 sul "Gender gap" del World Economic Forum, la penisola scende al 72esimo posto su 134 paesi dal 67esimo del 2008 e dopo l'84esimo del 2007.L'italia è superata anche da Vietnam, Romania e Paraguay, precede appena la Tanzania, è terzultima in Europa. A pesare è «la persistenza di indici negativi sulla partecipazione delle donne alla vita economica», in primis la disparità di salari e redditi rispetto agli uomini.«I paesi che non capitalizzano sulla metà delle loro risorse umane minano la loro competitività», ammonisce il rapporto.La classifica stilata dal Wef, l'istituzione che organizza il forum di Davos, copre il 93% della popolazione mondiale, assegnando ai paesi scandinavi il podio delle pari opportunità tra donne e uomini. Al primo posto si piazza l'Islanda (quarta nel 2008), davanti a Finlandia, Norvegia e Svezia. Seguono Nuova Zelanda, Sudafrica, Danimarca e Irlanda.Sorprendente il Lesotho al decimo posto (dal 16esimo), davanti quindi a tutti i big europei. La Germania è 12esima, il Regno Unito 15esimo (entrambi in leggero calo), la Spagna 17esima e la Francia 18esima. Agli ultimi posti nel vecchio continente Repubblica Ceca (74esima) e Grecia (86esima). Il rapportoassegna poi il 31esimo posto gli Usa, in discesa di 3 posizioni e il 75esimo al Giappone. A spingere l'Italia nella retroguardia è soprattutto il sub-indice su «partecipazione e opportunità nell'economia» 96esimo posto) a causa delle disuguaglianze rispetto agli uomini nei salari (116esimo posto), nel reddito da lavoro (91esimo) e nella partecipazione alla forza lavoro (88esimo).Ovvero, solo il 52% delle donne fanno parte della popolazione attiva contro il 75% degli uomini e il reddito medio delle donne è la metà rispetto agli uomini, 19.168 dollari l'anno contro 38.878.Vanno molto meglio le aree di «potere politico» (45esimo, grazie alle donne che siedono in parlamento e al governo) e «scuola e istruzione» (46esimo posto), meno bene di quanto ci si potrebbe aspettare il settore «salute e attesa divita» (88esimo posto). Tra gli altri dati evidenziati dal rapporto la differenza nella disoccupazione tra donne (7,87%) e uomini (4,88%), come pure l'età media di matrimonio (28 anni). Rispetto al 2006, anno del primo rapporto sul "Gender gap", il voto all'Italia è solo marginalmente migliorato: laddove 1 rappresenta la parità, la penisola è passata dallo 0,646% allo 0,68%, mentre l'Islanda e i principali paesi nordici veleggiano sullo 0,82%. All'estremo opposto Pakistan, Chad e, ultimo di tutti, lo Yemen (0,46%). «Per avere società economicamente competitive e prospere è necessario coinvolgere le donne su un livello pari degli uomini in tutti gli aspetti della vita», sottolinea il rapporto e «l'integrazione di donne e ragazze è tanto più imperativa se si vuole una ripresa rapida e sostenibile della crisi finanziaria».
Chiesto il ripristino di treni e aerei gratis. A Montecitorio le spese degli ex pesano per 2,5 milioni. A Palazzo Madama per 1,7 milioni - Benefit, protestano gli ex senatori "Qui si taglia, alla Camera no" - Il risparmio previsto è di 1 milione e 68 mila euro
da La Repubblica di CARMELO LOPAPA
ROMA - Se il Senato taglia i benefit degli "ex" e la Camera decide di risparmiare ma seguendo altre strade, allora si scatena la bagarre tra i 1.058 senatori e i 1.600 deputati di un tempo. "Perché loro continueranno a viaggiare gratis e noi no?" insorgono i primi all'indirizzo dei secondi. Non è esattamente quel che si dice una guerra tra poveri. E di questi tempi - tra fabbriche in crisi, cassa integrazione e un esercito di disoccupati - la storia può perfino stonare. Ma tant'è. Tra 60 giorni scatta il colpo di forbici che a Palazzo Madama definiscono "epocale" sui privilegi degli ex inquilini, ma la stessa cosa non starebbe avvenendo alla Camera. E i senatori "pensionati" denunciano ora la "discriminazione" ai loro danni, con il loro "sindacato", l'Associazione ex parlamentari, che invita il Senato a fermare subito la scure. Tutto parte il 21 aprile scorso. Il Consiglio di presidenza di Palazzo Madama (l'organo di autogoverno guidato da Renato Schifani) adotta una delibera con cui, a partire dal primo gennaio 2010, riduce a 291 la platea degli ex beneficiari del pedaggio gratuito autostradale, di voli e biglietti ferroviari finora concessi ai tutti i 1.058. Ma soprattutto di ridurre al minime il carnet per ciascuno di loro, azzerando del tutto il Telepass. Tutte voci che ad oggi hanno comportato una spesa di 1,7 milioni (il grosso però sono gli 81 milioni di euro l'anno in vitalizi). Risultato, dal prossimo anno un risparmio stimato in 1 milione 68 mila euro. A Montecitorio, dove gli ex sono circa 1.600 e i benefit pesano per quasi 2,5 milioni, non è stato adottato finora un provvedimento analogo. "Abbiamo incontrato i deputati questori della Camera e ci hanno assicurato che lì non avverrà nulla del genere - spiega Franco Coccia, presidente dell'Associazione ex parlamentari - A questo punto abbiamo denunciato la discriminazione. I nostri associati che hanno militato al Senato non possono accettarla. Non ci sono ex di serie A e altri di serie B. Si tratta di benefici minimi di cui dobbiamo poter usufruire tutti". Coccia, ex Pci alla Camera dalla quarta alla settima legislatura, rientra tra coloro che non sarebbero intaccati dai tagli, ma parla a nome dei tanti colleghi che protestano. "Noi comprendiamo l'esigenza di fare economie, ma non è giusto che venga fatta su costi risibili e a spese degli ex". Deputati e senatori delle passate legislature che in 307, ricorda poi il presidente, si sono offerti a Palazzo Chigi quali consulenti a titolo gratuito, "e pochi giorni fa l'elenco è stato consegnato al sottosegretario Gianni Letta, che si è impegnato a tener conto della nostra disponibilità". Alla Camera però, tanto più sotto la rigorosa gestione targata Gianfranco Fini, non ci stanno a passare per difensori di vecchi privilegi. "Abbiamo semplicemente deciso di affrontare il nodo dei risparmi sul bilancio 2010 - spiega Gabriele Albonetti, deputato questore - Non abbiamo alcuna intenzione di salvaguardare benefit, piuttosto, abbiamo verificato che quegli stessi risparmi, se non maggiori rispetto al Senato, possono essere ricavati con altre misure. Ne discuteremo a breve". Gli "ex" tuttavia insistono: "Inaccettabile discriminazione". E ora? "Chiediamo al Senato di ripensare il suo provvedimento - è la proposta del presidente dell'Associazione, Coccia - di fare marcia indietro". Ma il Senato non la farà. "La linea del rigore per noi è irrinunciabile - mette le mani avanti il senatore questore Benedetto Adragna - La delibera sui tagli entra in vigore dal 31 dicembre e non si torna al passato".
Il premier: «Nessun ricatto a Marrazzo - Si voti insieme alle altre regioni» Elio Guzzanti nominato commissario alla Sanità - Sondaggio Crespi: Polverini batterebbe Marino e Veltroni
da Il Messaggero
ROMA (28 ottobre) - Silvio Berlusconi torna a ribadire di aver avvertito Piero Marrazzo del video che circolava, nessun ricatto quindi, anzi «mi sono comportato esattamente al contrario, probabilmente proprio il contrario di come si sarebbe comportato qualche leader della sinistra». Poi un commento sul voto le elezioni per il rinnovo del Consiglio Nazionale del Lazio: «Credo che debbano tenersi alla data stabilita insieme con quelle delle altre regioni. Anticiparle non avrebbe senso». Le dichiarazioni sono state rilasciate a Bruno Vespa per il libro Donne di cuori in uscita il 6 novembre.«Nessun ricatto». Il premier ricorda: «Ho visto il video, ho allungato la mano sul telefono e ho chiamato il presidente Marrazzo. Gli ho detto che c'erano sul mercato delle immagini che avrebbero potuto nuocergli, gli ho dato il numero dell'agenzia che aveva offerto il video e lui mi ha cordialmente ringraziato». Berlusconi ricorda di essere stato informato dalla figlia Marina del rifiuto da parte della Mondadori di acquistare il filmato. Il candidato governatore. «Il nostro candidato? - dice il premier - Luisa Todini sarebbe una scelta eccellente ma si complicherebbe la vita e non oso pensare quale assalto investirebbe le sue aziende. Anche suo marito, il bravissimo e simpaticissimo Luca Iosi mi ha scongiurato di risparmiarle questa avventura. Ma sarebbe eccellente anche la designazione di Renata Polverini, brava professionista e ottima persona».In serata incontro tra il sindaco di Roma Gianni Alemanno e la Polverini, segretario dell'Ugl. La riunione, che si è svolta nella sede della Fondazione Nuova Italia di cui Alemanno è presidente, è avvenuta a conclusione dell'incontro con il presidente dell'ordine dei cavalieri di Colombo, in via in Lucina.Il nome del segretario dell'Ugl sembrava in calo dopo lo scandalo che ha travolto Marrazzo. L'equazione Marrazzo contro Polverini, entrambi rappresentanti della società civile, sembrava potesse reggere. Ma con l'uscita di scena del governatore le quotazioni della Polverini, fino a oggi, sembravano in ribasso. L'uscita del premiern ha convinto anche quello che poteva essere un altro tra i papabili al trono della Regione, Andrea Augello: «Personalmente ritengo più adatto il profilo di Renata Polverini per la forte caratterizzazione sociale della sua storia e del suo impegno».Nel centrosinistra, dove le dimissioni di Marrazzo hanno di fatto chiuso la lunga esperienza cominciata con Rutelli, la partita è ancora apertissima ma i nomi che circolano più insistentemente sono quelli di Rosy Bindi e Ignazio Marino. Il candidato comunque uscirà fuori solo dopo che si saprà il nome del segretario regionale. Nei corridoi circolano anche ipotesi come il centrista Bruno Tabacci e quello di Marco Follini. Nonostante si sia ufficialmente dichiarato fuori dalla corsa, la candidatura di Enrico Gasbarra sembra restare in pole position, anche perché capace di favorire un'intesa con l'Udc.Ultima riunone del Consiglio regionale. Il Presidente del Consiglio regionale del Lazio Bruno Astorre ha aperto oggi la riunione dell'Aula, l'ultima della legislatura, leggendo la lettera con la quale ieri Marrazzo ha rassegnato le sue dimissione dalla carica di Presidente della Regione Lazio. «Sono parole che non avrei mai voluto leggere», ha detto. Subito dopo aver letto la lettera Astorre ha passato la parola per «le comunicazioni all'aula» al vice presidente della giunta regionale Esterino Montino. «Il nostro compito è quello di amministrare in via ordinaria la Regione, fino al momento dell'insediamento del nuovo Consiglio regionale, del nuovo Presidente e della Giunta», ha detto Montino che ha ringraziato Marrazzo «per la dimostrazione di stile e di senso delle istituzioni».Sanità, Guzzanti commissario. Dopo le dimissioni di Marrazzo da commissario alla Sanità, il Consiglio dei ministri intanto, al fine di proseguire l'azione di risanamento del disavanzo nel settore sanitario, ha nominato al suo posto Elio Guzzanti. Classe 1920, Guzzanti, medico e docente universitario, ha una lunga carriera politica alle spalle culminata nel 1996 con la nomina a ministro della Sanità nel Governo guidato da Lamberto Dini. A lui il Governo ha affidato un compito complesso: portare a termine il piano di riorganizzazione della rete ospedaliera regionale che prevede, tra gli altri, il taglio di ulteriori 700 posti letto (oltre ai 4.100 già tagliati in questi anni dalla squadra Marrazzo) e la chiusura di 15 piccoli ospedali. Passa, quindi, sempre attraverso i conti del comparto sanità il futuro prossimo dell'ente regionale. Guzzanti dovrà anche dare l'ultimo via libera al Piano di rientro dal deficit che consentirebbe alla Regione di poter ottenere l'ulteriore tranche di finanziamenti dal governo.Umberto Bossi sembra condividere lo stato d'animo di Marrazzo, che ieri si è dimesso dalla sua carica. «Poveraccio - ha detto il leader della Lega a Montecitorio - era un vostro collega e l'informazione lo ha massacrato».Crespi: effetto Marrazzo per sinistra, dato migliorerà. Secondo il sondaggio Crespi ricerche per l'agenzia di stampa Omniroma sulle elezioni regionali del Lazio, in uno scontro diretto per la presidenza della Regione Lazio tra il segretario Ugl, Renata Polverini, e l'ex candidato alla segreteria pd, Ignazio Marino, Polverini sarebbe al 44 per cento e Marino al 32. Tra la Polverini, e l'ex sindaco di Roma, Walter Veltroni, Polverini sarebbe al 42 per cento e Veltroni al 34. Tra il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, e l'ex candidato alla segreteria pd Ignazio Marino, Meloni sarebbe al 45 per cento e Marino al 33.Calo Pd, crescono Udc e Idv. Secondo il sondaggio il Pd perde cinque punti percentuali, dal 30 al 25 per cento. Aumento dell'Udc, che passa dal 6 all'8 per cento, e di Italia dei valori, che sale dal 6 al 7,5 per cento. La vicenda di Piero Marrazzo, «analizzata» a caldo, penalizza lo schieramento di centrosinistra. Il Pd inverte così, pesantemente, il costante trend di lieve risalita che lo aveva contraddistinto negli ultimi mesi nel Lazio. E questi voti in parte restano nella coalizione, in parte sembrano indirizzarsi verso un elettorato centrista che, allo stato, non può ancora, nella Regione, considerarsi alleato o avversario. Il Pdl è di nuovo in crescita di due punti dopo un periodo di pesantezza.Il sondaggista Luigi Crespi premette: «Noi svolgiamo questo lavoro di rilevazione dei dati in un contesto più ampio, una sorta di costante osservatorio sulle dinamiche delle regioni italiane». È chiaro, per Crespi, che «l'effetto Marrazzo ha complicato maledettamente le cose per il centrosinistra. Ed è altrettanto chiaro che questa ultima rilevazione si è svolta per loro nei giorni peggiori, proprio quelli immediatamente successivi allo scandalo. Mi aspetto già dalla prossima settimana un progressivo cambiamento del dato». Il problema, per il centrosinistra, potrebbe essere costituito proprio dai tempi di recupero: «Il Lazio è una regione nella quale il centrosinistra ha possibilità di vincere, è quasi sul filo. Vicende come quella di Marrazzo, che vanno a incidere più sugli indecisi che sugli spostamenti tra uno schieramento e l'altro, rischiano di essere determinanti in negativo». Quali ricette può trovare lo schieramento progressista per risalire la china? «Imbroccare il miglior candidato possibile è assolutamente determinante, soprattutto nella nuova situazione che si è venuta a creare». Come è stato realizzato il sondaggio. Il nuovo sondaggio Crespi Ricerche-Omniroma sulle elezioni regionali del Lazio è stato condotto nei giorni 26 e 27 ottobre 2009. L'indagine, a livello regionale, è stata effettuata attraverso il metodo telefonico Cati. Campione di 800 interviste telefoniche su un universo di riferimento di 4.626.251 persone maggiorenni residenti nel Lazio al 01/01/2008 (Fonte Istat). Il margine di errore è del 3,5 per cento. Elaborazione dati Spss. Le interviste sono stratificate per sesso, età, province e ampiezza
il dopo-Marrazzo fra i trans Noi finti politici fra i travestiti - "Tranquilli, la bufera è passata" L'inchiesta di due cronisti de Il Tempo all'Acqua Acetosa: "Trenta euro a rapporto". I trans nelle zone preferite dai deputati. Ma anche dai manager e dai professionisti più in vista della città.
da Il Tempo
La domanda va dove c’è il mercato. Forse sarà anche per questo che il circolo Montecitorio negli ultimi mesi è stato preso d’assalto da viados e trans. Forse. La via Salaria è fuori moda. Troppe proteste dei residenti, troppe attenzioni delle forze dell’ordine. Si cambia. E soprattutto si insegue il cliente, il mercato. Almeno così si vuol credere perché potrebbe essere, come sostiene la legge di Say, che l'offerta è sempre in grado di creare la propria domanda.Insomma, per farla breve i trans hanno invaso le zone preferite dai deputati. Ma anche dai manager, dai professionisti più in vista della città. Dove ci sono i circoli vip, i circoli più di moda. Perché? Intanto perché la zona dell'Acqua Acetosa ha poche case, è una zona di passaggio e poi perché è difficile essere visti. Da qualche giorno qualcosa è cambiato nell'aria. C'è tensione, ai trans va di scherzare ma non troppo. Se prima erano socievoli adesso rispondono appena a qualche domanda. Alla terza o alla quarta si chiudono a riccio. E non basta fingersi deputati, o meglio «onorevoli» che suona più gergale, per metterli a proprio agio. E non è sufficiente neppure che uno parli con un marcato accento veneto. Non basta a rendere tutto più credibile.Ormai hanno tutti paura. E, per scappare alla paura, si cerca una rassicurazione. È una bella serata a Roma, anche se la mezzanotte è vicina. Traffico poco. Girano poche macchine. Qualcuno si ferma. Il mercato sembra da Unione Sovietica con i prezzi imposti dall'autorità. Trenta euro il rapporto in auto, cinquanta a casa del trans. Vengono tutti dalla stessa zona. Via Due Ponti o via Cassia. Due strade che distano in media almeno cinque chilometri da dove i trans stanno battendo. Qualcun altro propone invece di andare in un non precisato punto di Corso Francia. Uno solo offre di consumare il rapporto appena dietro il cespuglio. Giovanna è seduto su un muretto sul ciglio della strada sul Lungotevere dell'Acqua Acetosa. Poco distante ci sono altri trans. Si è appena acceso una sigaretta e quando vede la macchina che accosta si alza in piedi. Un timido sorriso anticipa la prima classica risposta che un transessuale sa di dover dare: «Trenta euro in macchina. Cinquanta se volete venire a casa mia, abito sulla Cassia».Ma questo non basta. Dopo lo scandalo Marrazzo i clienti, soprattutto se si spacciano per essere rappresentanti delle istituzioni, hanno paura: «Non c'è pericolo. Marrazzo non c'è più. Potete stare sereni». Marrazzo, Marrazzo, Marrazzo. Due chiacchiere e salta fuori il nome. Il senso è sempre lo stesso. «Tranquilli, possiamo andare. Non c'è pericolo». Il caso del governatore del Lazio coinvolto in un video con un loro «collega» lo conoscono bene. Anche perché vengono tutti dalla zona dove si è verificato lo scandalo, via Gradoli, una traversa della Cassia. Sanno che devono tranquillizzare i clienti e che questi sono molto più accorti di prima. Il mercato è cambiato. Non ce ne sono più tanti a battere stasera, all'una sono una decina. Qualche centinaio di metri vicino alla Fonte dell'Acqua Acetosa c'è Vanessa, transessuale brasiliano che batte il marciapiede con un'amico. È esuberante. Gambe accavallate, stivali bianchi sopra al ginocchio con una zeppa trasparente vertiginosa. Mette subito in chiaro le tariffe che coincidono con quelle di Giovanna e, percependo il timore del cliente, spiega: «Io abito in corso Francia, lì non gira polizia e a dire il vero, non c'è nemmeno qui altrimenti non ci lascerebbero tranquille. Il caso di Marrazzo è chiuso. Anche lui, come tutti gli uomini, ha bisogno di godere e trasgredire. Non gli bastava la passerina, voleva la nostra patatina con la radice. E credimi, non è il solo a cercare questa trasgressione».Lo scenario più interessante però si verifica poco più avanti. L'assedio vero comincia un passo fuori il Circolo di Montecitorio, quello frequentato dai deputati e non solo la sera. È in una stradina, una traversa di via dei Campi sportivi senza via d'uscita. «E già qui ci sono i primi trans - spiega un parlamentare vero - che si fanno avanti o si piazzano all'ingresso della strada». Il circolo ha anche qualche campo da tennis e una piscina che invece danno direttamente su via dell'Acqua Acetosa, sul piazzale della stazione. Qui di solito, più che i treni per Viterbo, staziona Francesca. Alto un metro e ottanta, capelli neri, stasera indossa un bel vestitino grigio e una giacca di pelle nera, borsa nera e tacchi a spillo. Le sue tariffe sono leggermente diverse. Coincidono i trenta euro per un servizietto dietro un cespuglio ma per andare a casa e fare qualcosa di più tranquillo si sale a sessanta. E se ci si azzarda a dirle che costa di più delle altre, stizzita risponde: «Caro, io sono migliore delle altre, provare per credere. E poi, la bocca è mia e la vendo a quanto voglio».Più avanti c'è invece un altro che non vuole neanche scambiare due battute. Era appena sceso dalla macchina di un cliente. Forse la stanchezza, o forse non si fidava. Stadio delle Aquile, inversione di marcia. Si torna un po' indietro. Sul marciapiede c'è Noemi. Appena vede avvicinarsi la macchina si allontana dal gruppetto di amiche. Fa un sorriso di circostanza. Non ha molta voglia di parlare. Alla seconda domanda che non sia «Quanto?» e «Dove?», si chiude a ricchio. Si appoggia con il fondoschiena al muretto, si prende tra le mani il piede destro e giochicchia con lo stivale. All'ennesimo interrogativo si rabbuia, biascica un «Perché fate queste domande? Chi siete?».Si alza e se ne va. Poco distante c'é Marina. L'ultimo tentativo prima di abbandonare il campo. Questa volta si cambia strategia. Niente domande a bruciapelo ma un atteggiamento più amichevole. Anche lei cerca di stare seduta su un muricciolo, ma la rete di recinzione dietro le sue spalle le impedisce di stare comoda. È visibilmente stanca. «Non va molto bene», tenta di giustificarsi e nemmeno invitandolo a vedere la bellezza del cielo stellato di Roma si riesce a strappargli un sorriso. «Non ho voglia di perdere tempo». E inizia a elencarci le tariffe. Sempre lo stesso costo: «Trenta in macchina, cinquanta a casa». Aggiunge però un «a testa» vedendo che gli ipotetici clienti potevano essere due. Si guarda attorno, vede se arriva qualcuno. Niente sorrisi, non è serata di sorrisi questa. Non è serata nemmeno di perder tempo. E così, con l'aria di chi le cose le capisce bene, attacca: «Si capisce benissimo che non siete dei clienti». Dietro front e via. Ormai si sono fatte le quattro e anche i trans abbandonano la strada per rincasare. Alessandro Bertasi e Fabrizio Dell'Orefice 29/10/2009
Il premier: io corretto con Marrazzo - Al telefono mi aveva ringraziato». E annuncia: il 28 marzo election day per le regionali
da La Stampa di UGO MAGRI
ROMA - Berlusconi sta ai patti con il Pd: nel Lazio si voterà il 28 marzo insieme alle altre Regioni. Onora la promessa (riservata) e non profitta dunque delle dimissioni di Marrazzo per andare alle urne con un mese in anticipo. «Credo che le elezioni debbano tenersi nella data stabilita», dichiara il premier a costo di deludere i suoi e di far gridare allo scandalo Storace. Gli basta incassare sul piano politico il dramma del governatore, senza bisogno di affondare la lama. Anzi: il premier fa mostra di fair play, nel nuovo libro di Vespa che sta per uscire conferma di avere «visto il video, allungato la mano sul telefono e chiamato il presidente Marrazzo. Gli ho detto che c’erano sul mercato delle immagini in grado di nuocergli, gli ho dato il numero dell’agenzia che aveva offerto il video e lui mi ha cordialmente ringraziato... Ho fatto tutto il contrario di come si sarebbe comportato qualche esponente della sinistra». E poi, nemmeno Berlusconi è pronto alle urne. Deve ancora scegliere il candidato Pdl. In pista c’è l’imprenditrice Luisa Todini, e c’è la sindacalista di destra Renata Polverini. Il Cavaliere si tiene aperte entrambe le soluzioni, la prima «sarebbe eccellente ma Luisa si complicherebbe la vita e non oso pensare quale assalto investirebbe le sue aziende». Eccellente pure la Polverini, si affretta a precisare. E vari segnali danno in vantaggio la segretaria generale dell’Ugl, tra l’altro sostenuta dalla base militante di An, parecchio forte nel Lazio. Suggerisce il senatore Augello: «Se fossi in Fini e in Berlusconi, penserei automaticamente a Polverini, il suo profilo a forte caratterizzazione sociale è più adatto». Ma il nodo non è sciolto perché si intreccia con la disputa sul candidato Pdl in Campania: An non può avere entrambe le Regioni, una delle due deve toccare a Forza Italia. Per cui la Polverini nel Lazio vorrebbe dire in Campania via libera a Cosentino, il quale però ha in casa un’avversaria potente (Mara Carfagna) e un’inchiesta giudiziaria a carico. Così i giochi si imbastardiscono, la cordata anti-Cosentino spinge per mettere al suo posto Viespoli di An, col risultato che nel Lazio tornerebbe in auge la Todini. A meno che non spunti in Campania un terzo nome, di estrazione forzista... Non è che al Nord vada meglio. Resta aperto il «caso Piemonte» che Bossi fortissimamente vuole, ma Berlusconi non ha ancora ceduto nonostante l’insistenza dell’alleato. Perfino la rinuncia del Veneto, che certamente si prenderà la Lega, lascia in sospeso la sorte di Galan. Il governatore uscente potrebbe vendicarsi e presentare ugualmente una lista. Al suo posto il Carroccio candiderebbe Zaia, ministro dell’Agricoltura, però senza mollare il ministero che vorrebbe assegnare a un altro leghista... Trattativa difficile, il Cavaliere si studia i sondaggi in preparazione del vertice con Bossi e Fini la prossima settimana. Nel frattempo chiama uno per uno i ministri più irrequieti, «basta liti con Tremonti» è l’ordine di scuderia, ricordate che fra cinque mesi si vota.
La benzina sale a 1,33 euro: ai massimi da un anno
da Il Messaggero
ROMA (29 ottobre) - La benzina sale ancora e supera quota 1,33 euro. Shell ha ritoccato il prezzo di 0,5 millesimi, portando il litro di verde a 1,334 euro. Si tratta del valore più alto raggiunto da oltre un anno, quando nella settimana dal 6 al 13 ottobre 2008 la benzina era salita fino a 1,352 euro, per poi scendere a 1,293 in quella successiva.
Famiglie più povere: calano reddito, consumi e risparmio
da Il Messaggero
ROMA (28 ottobre) - Diminuisce il reddito disponibile lordo delle famiglie italiane, calano il potere d'acquisto, le spese per consumi finali e gli investimenti fissi lordi. Diminuisce anche la propensione al risparmio. È il quadro delineato dall'Istat nell'indagine riferita al secondo trimestre 2009. Il reddito lordo a disposizione delle famiglie italiane, consumatori e micro-imprese, è calato di 11 miliardi di euro (-1%). Secondo l'Istat insieme al reddito si riduce anche la propensione al risparmio che è scesa dello 0,4% rispetto al trimestre precedente. Nel dettaglio, la propensione al risparmio delle famiglie nel secondo trimestre 2009 è stata pari al 15,2% del reddito lordo, in calo dopo molti trimestri di aumento. La spesa delle famiglie per consumi finali si è ridotta invece dello 0,5%.
Terni, ispettore di polizia assolto dopo aver indagato su se stesso - Il pm affida gli accertamenti proprio all'ispettore indagato e poi chiede l'archiviazione.
da Il Messaggero di Corso Viola
TERNI (28 ottobre) - Indagare su stesso, assolversi e farsi assolvere. Non è accaduto a un paziente in analisi ma a un ispettore di polizia al quale un magistrato ha delegato le indagini su un procedimento dove lui era indagato (scusate il gioco di parole). Il pm non se ne è accorto, tanto che poi ne ha chiesto l’archiviazione. Nessun dolo, probabilmente una leggerezza. Provocata dall’ingolfamento di fascicoli sopra i tavoli dei quattro magistrati (tutte donne) rimasti in trincea alla Procura di Terni. Ma andiamo con ordine. Nel procedimento penale numero 1194/07 un ispettore della questura di Terni è indagato in seguito ad una denuncia insieme ad un’altra persona per una serie di reati (dalla calunnia all’abuso di ufficio). Il magistrato che si trova sotto mano il fascicolo delega per gli accertamenti sul caso proprio lui. Che dopo alcune settimane invia i risultati delle indagini. Arrivando alla conclusione che le accuse contro di lui sono infondate. Così ad arrabbiarsi e di brutto è stato il denunciante che ha scoperto in modo ancora più incredibile l’inghippo. Infatti, il pubblico ministero nel frattempo ha chiuso le indagini scrivendo che queste sono state svolte dall’ispettore (indagato) in modo corretto, ascoltando tutte le persone coinvolte. Per questo il magistrato è arrivata a scrivere che il procedimento andava archiviato. L’uomo ha così fatto opposizione, sottolineando che il grossolano sbaglio ha di fatto permesso la violazione del segreto istruttorio con danni ormai irreversibili alle indagini. Il magistrato finalmente è tornato sui suoi passi e ha chiesto la revoca dell’archiviazione scrivendo al giudice per le indagini preliminari che vuole vagliare meglio gli atti. Così ripartono le indagini con l’affidamento a un altro ispettore. Ecco un’altra anomalia. Si tratta di un collega dell’indagato. Quest’ultimo rilegge il fascicolo e ribadisce l’innocenza delle persone coinvolte, soprattutto sull’ispettore dice che questi non si sarebbe reso conto di indagare su se stesso. Ora sarà il gip Pierluigi Panariello a decidere. Ma la frittata ormai è fatta.
Fellini vs. Berlusconi, cominciò tutto così
da Il Messaggero di Fabio Ferzetti
ROMA (28 ottobre) - Un gruppo di registi sui quaranta decide di fare un film sul tramonto del grande cinema italiano e scopre strada facendo che si tratta di un film sull’Italia tutta intera. È l’itinerario, paradossale ma non troppo, del documentario di Valerio Jalongo appena uscito in sala. Di me cosa ne sai? (con la collaborazione di Giulio Manfredonia e Francesco Apolloni). Un po’ diario, un po’ inchiesta, con veri filmmaker che diventano “personaggi” (Felice Farina, regista autarchico e multitasking). Un po’ giallo “a porte chiuse”, di quelli in cui i colpevoli sono sotto gli occhi di tutti ma nessuno ha le prove, la capacità o la voglia di usarle.Nipote di Silvio Clementelli, produttore di Malizia e di tanti altri film di Samperi, Comencini, Cavani, Bellocchio, Festa Campanile, Jalongo ricorda bene gli anni in cui il nostro cinema era secondo solo a quello americano, per varietà e mercato. Come mai tutto è finito quasi di colpo, con l’avvento delle tv private e il crollo dei consumi, della qualità, dell’attenzione riservata dagli italiani al loro cinema? Jalongo lo chiede a autori e produttori, di oggi e di ieri, italiani e non (fra cui Wenders, Loach, Solanas). Ma dietro le molte opinioni spesso discordi mette a fuoco una specie di “delitto perfetto”. Meglio: «la storia di una sostituzione».Al cinema, poliedrico e pluralista per necessità estetica ed economica, si sono sostituiti i network, con la loro struttura industriale (ma asservita al potere: è l’anomalia italiana). Alle immagini dense e incontrollabili del cinema, quelle univoche e controllate alla fonte delle tv. Al potere ipnotico e fascinatorio del grande schermo, quello insinuante e pervasivo del telecomando. Una vera guerra, politica, economica, simbolica, che Di me cosa ne sai? ricostruisce anche con materiali d’archivio. Su cui svetta, straziante, il duello tra Fellini e Berlusconi.Chi ha l’età ricorda lo scandalo suscitato dai primi spot piazzati dentro i film, prima sulle private poi (ahinoi) anche alla Rai. Ma fa male rivedere, oggi, uno dei più grandi registi del mondo, anziano, inerme, prima smarrito poi furibondo, ribellarsi al Cavaliere che nega con un sorriso a 32 denti - è il 1985 - ogni rapporto fra il profetico Ginger e Fred e le sue tv. Naturalmente Fellini non fu solo in quella battaglia (ma oggi gli allievi di una scuola che porta il suo nome, autentica pugnalata al cuore, non hanno idea di chi fosse). Stringendo sull’autore della Dolce vita, Jalongo accentua il lato tragico di uno scontro che molti non vollero vedere. E oggi prosegue a colpi di Auditel, il vero padrone dei palinsesti, che impone perfino la scaletta ai Tg; anche se Clemente Mimun, interpellato da Jalongo, nega tutto e prende la fuga.
In questa notte fonda di vite svuotate solo sentimenti al di là delle identità
da Il Messaggero di Lisa Ginzburg
ROMA (27 ottobre) - In queste ore in cui, chi più chi meno esterrefatto, assistiamo alla parabola in picchiata di un uomo politico travolto da uno scandalo che ha molto di miserabile, una vicenda “squallidamente depravata” come ho sentito dire da qualcuno. In queste ore in cui ci si trova a commentare la deriva triste di molta devianza sessuale, a maledire il troppo benessere che sta secondo molti alla base di certa bulimica necessità di trasgredire e “farlo strano”, pur di sottrarsi a stress e pressione sociale. In giorni come questi, in cui i più corretti si affannano a distinguere la transessualità dalla prostituzione transessuale, mentre nei forum sul web fioccano oscenità gratuite, spesso insulse, ancora più spesso del tutto tossiche. In un momento così, chissà perché mi è tornata in mente una coppia incontrata questa estate. Vent’anni di matrimonio, due figli belli e intraprendenti. Poi, improvvisa, la Crisi. Terribile. Avvocato (donna), mesi e mesi a scannarsi per case e soldi, giuramento di non volersi vedere mai più. Separazione, poi divorzio. Anni lontani, ognuno a rifarsi, o credere di rifarsi, una vita. Ma ecco la nostalgia uno dell’altra, una nostalgia che grida, divora. Ricominciare a vedersi. Come amanti, prima, di nascosto anche dai figli. Come conviventi poi. Sino a capire di volersi unire di nuovo. Risposarsi. Con l’avvocato donna che aveva curato il divorzio, testimone di nozze. E un servizio fotografico che è il più bello che abbia mai visto. Non so perché proprio quelle immagini di felicità mi sono tornate in mente proprio ora. Forse cercavo un punto di luce per vedere nel buio. E credetemi, non c’è traccia di moralismo in quello che dico. I sentimenti possono unire uomini, donne, non-uomini e non-donne. Qualsiasi genere di identità sessuale, naturale o acquisita. Ma sentimenti, quello sì. Anche solo di solidarietà. Anche di semplice rispetto. Non questa notte fonda, cuori svuotati, anime senza una lingua prima ancora di avere parole.unpostoalcuore@ilmessaggero.it
il portavoce ironico: «Santo cielo, che coincidenza!»Schwarzy, decreto con la sorpresa - I capilettera compongono 'fuck you' - Il firmatario della legge lo aveva interrotto diverse volte nel loro ultimo incontro alla convention di San Francisco
da Corriere della Sera
NEW YORK - I portavoce del governatore della California sorridono e spiegano che si tratta solo di fantasie da giornalisti. Eppure a ben guardare tra le righe di uno degli ultimi decreti di vero firmati da Arnold Schwarzenegger l'insulto è abbastanza evidente. Nel foglio siglato dal governatore per bocciare una legge si legge, scorrendo le lettere d'inizio riga lungo il margine sinistro, «fuck you», epiteto decisamente più colorito dell'italiano "va' a quel paese" (guarda). Coincidenza non passata inosservata visto che il firmatario della legge, a cui di norma giunge il veto, innervosì Schwarzy interrompendolo diverse volte nel loro ultimo incontro alla convention democratica a San Francisco e accusandolo per le sue posizioni conservatrici nei confronti dei gay.CAPILETTERA - A comporre l'insulto sono i capilettera sul margine sinistro delle righe del testo che, guarda caso, è di esattamente sette righe, tante quante ne servivano a comporre la frase. «Santo cielo, ma che coincidenza!», ha ironizzato il portavoce del governatore Aaron McLear. Coincidenza tanto più curiosa visto che i veti firmati negli ultimi anni hanno spesso parole nascoste allo stesso modo. Su uno degli ultimi si leggeva "sapone" e su un altro la parola "poeta". La legge in questione di per sé è di scarso rilievo: assicurerebbe al porto di San Francisco i fondi necessari a riqualificare una vecchia area commerciale in un quartiere abitabile. «Complimenti al governatore per le sue coincidenze creative - rispondono dallo staff del deputato in questione -. Non c'è dubbio che per fare politica serva molto senso dell'umorismo».
Sconvolta la contea di Durham. la madre: «Controllate i vostri figli su Internet» - Si conoscono su Facebook, lui finge di avere 16 anni e la uccide - L'uomo, un 32enne, ha confessato ma ha detto che la morte della 17enne è avvenuta per cause accidentali
da Corriere della Sera
MILANO - Soffocata con del nastro adesivo e abbandonata in un fosso: questa la tragica fine della diciassettenne Ashleigh Hall, che mancava dalla sua casa di Darlington, nella contea di Durham, da domenica sera, quando aveva detto alla madre Andrea che avrebbe passato la notte da un amico. Stando, invece, ai compagni del corso di babysitter del Darlington College che Ashleigh seguiva, la giovane doveva incontrarsi con un misterioso ragazzo conosciuto su Facebook e che le aveva detto di avere 16 anni. Ma a quanto sta emergendo dalle indagini, l’appuntamento sarebbe stato, invece, con un uomo di 32, fermato dalla polizia per un banale controllo alla macchina (la sua auto era senza assicurazione) nel tardo pomeriggio di lunedì vicino a Sedgefield e che, una volta portato alla centrale, avrebbe poi confessato agli attoniti agenti «di aver ucciso una ragazza». L’uomo, che ha dei precedenti per reati sessuali su adulti (non su minori), è stato quindi arrestato con l’accusa di rapimento ed omicidio. Sarebbe stato lui stesso a portare gli investigatori nel luogo in cui giaceva il corpo senza vita e completamente vestito della povera Ashleigh, un fossato deserto sul retro di un ristorante (il Little Chef), a pochi metri di distanza dal posto di blocco della polizia e spesso meta di coppiette in cerca di intimità. A quanto scrive il "Sun", il presunto omicida avrebbe continuato a sostenere che la morte della ragazza sarebbe stata accidentale, mentre sono in corso gli esami autoptici per stabilire le esatte cause del decesso e se c’è stata violenza sessuale. L'INCONTRO ONLINE - «È un caso davvero terribile – ha confermato al tabloid l’ispettore Paul Harker, a capo dell’inchiesta – legato ad una serie di tragiche circostanze. Crediamo che i due si siano incontrati online e per questo non mi stancherò mai di ripetere a genitori e ragazzi di essere assolutamente certi dell’identità della persona con la quale chattano e di non incontrare nessuno se non si è sicuri di chi sia. Ashleigh aveva detto alla madre che avrebbe passato la notte fuori e che sarebbe stata di ritorno lunedì all’ora di pranzo, ma quando non si è vista i familiari hanno cominciato a chiamarla sul cellulare, senza però ricevere risposta. A quel punto, si sono preoccupati e ci hanno chiamato. Il corpo della ragazza è stato trovato poco dopo l’arresto del 32enne per una banale infrazione del codice della strada, ma solo dopo che lo abbiamo portato alla centrale di Middlesbrough l’uomo ha raccontato agli agenti quello che aveva fatto». La polizia ha chiesto aiuto a chiunque abbia visto la Ford Mondeo del sospettato, targata S148JNK, fra le 7 di sera della domenica e le 5.40 del pomeriggio del lunedì, mentre il tabloid ha raccolto le testimonianze di quanti conoscevano la ragazza, definita “solare e sempre sorridente” dall’amica Elisha Currie. «Ashleigh aveva conosciuto uno su Facebook – ha raccontato Danny Fischer, coetaneo della vittima e suo compagno di studi – e lui le aveva detto di avere 16 anni, ma ovviamente si trattava di una bugia». La giovane viveva con la madre single e tre sorelle, Olivia, Ellie ed Evie, rispettivamente di 6, 4 e 1 anno. «Mettete in guardia i vostri figli sull’uso di Internet – ha supplicato la signora Hall sul “Daily Mail” – e non lasciate che usino Facebook o siti simili se sono minorenni. Tutto quello che vi chiedo ora è di aiutare la polizia per evitare che ci siano altre vittime. Vedere che la mia Ashleigh mi è stata strappata in questo modo è difficile da accettare, ma non voglio che altre famiglie debbano vivere il mio stesso dramma». Simona Marchetti
Pubblico Privato - I diversi gradi del fascino dalla bellezza al successo - Ma il carisma del leader può portare a ogni bene o a ogni male
da Corriere della Sera
Chi ha fascino? Fascino viene da affascinare, originariamente «legare le fascine», quindi legare a sé. Il fascino è il potere di attrarre, di trattenere, di condurre dove si vuole. E' stato avvicinato alla magia, all'incantesimo. Una persona ha fascino quando con l’aspetto, l’abbigliamento, i gesti, gli sguardi, le parole, attrae, si fa desiderare, si fa amare, si fa seguire.Ci sono diverse componenti del fascino. Nel caso della donna la prima è la bellezza, perché è rara, desiderata, mette in moto emozioni, passioni. I desideri ardenti degli uomini, le invidie delle altre donne, i conflitti entrano a far parte del fascino. La bellissima lo sa e si sente superiore. Te ne accorgi da come cammina, da come guarda. Quando Telemaco, il figlio di Ulisse, incontra Elena per cui era avvenuta la guerra di Troia coi suoi massacri e i suoi dolori, la trova divinamente serena.C'e un fascino della ricchezza, del potere e della fama. Le donne sono attratte dall'uomo che emerge, che eccelle, che vince, che tutti ammirano, temono o amano. Come i campioni sportivi, i cantanti famosi, i divi del cinema e della televisione, i miliardari, i potenti. Ed essi ne sono consapevoli e il loro viso, la loro gestualità esprimono l'interna sicurezza.Il potere è parte integrante del loro fascino, lo nutre. L'attore che non è più famoso, il politico che ha perso il potere, perdono il loro fascino. Anche fisicamente. Non hanno più lo sguardo, il gesto, la postura di un tempo.C'è un fascino del passato. Desdemona si innamora di Otello quando lui le racconta la sua vita, le sue sofferenze, le sue battaglie, le sue vittorie. Nel film di Scorsese «L'età dell'innocenza», la contessa Olewska, interpretata da Michelle Pfeiffer, ha fascino perché porta nella banalità americana il mistero del diverso, del peccaminoso, del proibito, il conturbante incantesimo degli amori e delle passioni europei.C'e infine un fascino della visione. Alcuni uomini, alcune donne in certi momenti interpretano le speranze, i sogni collettivi, danno loro voce, indicano una meta. E raccolgono attorno a sé, spesso in modo rapido, milioni di persone a formare un movimento, un partito. Sono i capi carismatici. Alcuni di loro, prima di essere al vertice del movimento, non avevano fascino. E’ solo nell'incontro con la folla che si sprigiona il loro magnetismo che lega, stordisce e può portare ad ogni bene come ad ogni male. www.corriere.it/alberoni Francesco Alberoni
Fiat, aumentano i rischi per la salute dei lavoratori
Biennale: ''grazie a Marco Muller. Gli auguri piu' calorosi ad Alberto Barbera''
Festival dell'impegno civile, domani alle 11:30 la presentazione a Roma
Golpe alla Biennale di Venezia?
Oltre i confini dalle terre di camorra alle terre di don Peppe Diana
I diritti dei lettori. Una proposta di statuto
La Rassegna Stampa di lunedě 26 ottobre 2009 a cura di Hary
La Rassegna Stampa di sabato 24 ottobre 2009 a cura di Hary
La Rassegna Stampa di mercoledě 21 ottobre 2009 a cura di Hary
La Rassegna Stampa di oggi domenica 2 agosto 2009 a cura di Hary
La Rassegna Stampa di mercoledi' 20 maggio 09 a cura di hary
La Rassegna Stampa di oggi lunedi' 18 maggio 2009 a cura di hary
La Rassegna Stampa -venerdi' 15 maggio 2009 - a cura di hary
La Rassegna Stampa - mercoledi' 13 maggio 2009 - a cura di hary
La Rassegna Stampa di oggi giovedi' 23 aprile 2009 a cura di Hary
La Rassegna Stampa di oggi venerdĂŹ 10 aprile 2009 a cura di Hary



