| Venerdì, 10 Febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento: 16:00
«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.» Da più di sessant’anni l’articolo 21 della Costituzione è la suprema garanzia della libertà di espressione nel nostro Paese. Tuttavia, dal dopoguerra a oggi, la stampa italiana è stata costretta a difendersi dalle continue aggressioni di poteri, istituzionali e non, che hanno cercato di imbavagliarla. Perché e in che modo è stato messo in discussione un principio fondante dell’ordinamento repubblicano?
Quella che ci propone Oreste Flamminii Minuto – uno dei massimi esperti in Italia di diritto dell’informazione – è una risposta lucida e puntuale che individua le responsabilità di una magistratura incapace di cogliere la specificità giuridica dei reati d’opinione, di un mondo politico che fa di tutto per svilire la funzione dei media e piegarli ai propri scopi, e infine degli stessi editori e giornalisti che troppo spesso hanno rinunciato al loro compito di «cani da guardia della democrazia».
Oreste Flamminii Minuto (1932) è avvocato penalista. In oltre cinquant’anni di esercizio della professione ha difeso giornalisti di molte testate: «L’Espresso», «l’Unità», «la Repubblica», «il Tirreno», «la Nuova Sardegna», «il mattino di Padova». Ha tenuto per oltre quindici anni una rubrica sui problemi dell’informazione sul mensile «Prima Comunicazione» ed è autore di numerosi articoli pubblicati da diversi quotidiani e settimanali. È stato nominato dal Parlamento Giudice Costituzionale Aggregato ed è stato eletto per due mandati consecutivi presidente della Camera Penale di Roma. Ha inoltre partecipato a numerosi processi come difensore di imputati eccellenti (Renato Squillante) o come difensore di parte civile (Marta Russo).
Autore Oreste Flamminii Minuto
Sottotitolo Il conflitto tra stampa e potere in Italia
Data di uscita 6/10/2009
Anno di produzione 2009
Pagine 172
Prezzo: €15.00
SESSANT’ANNI DI IMPRONTITUDINE
PREFAZIONE
di Francesco Petrelli
Si direbbe un piccolo libro, in apparenza, ed invece ci stanno dentro moltissime cose. Cose importanti per chi abbia a cuore una certa idea di civiltà, di democrazia, ed un’ idea non volgare dell’uomo e di quelli che comunemente chiamiamo i suoi diritti e le sue libertà. Ci sono non solo le cose come sono ma anche le cose come dovrebbero essere. C’è, dunque, dentro un grande impegno civile. Ci siamo dentro tutti, avvocati, giornalisti, magistrati, ognuno con le proprie storie, i propri difetti, con il frainteso senso del proprio ruolo. E poi ci sono dentro tutti i cittadini di questo paese. Già, perché fra le diverse “bizzarre” idee che questo piccolo libro contiene, ve ne è una che sembra sopravanzare tutte le altre, inespressa ed ubiqua, che costituisce tuttavia una specie di necessaria ed ovvia rivoluzione: lo “scoprire” che, in fondo, il diritto di critica e di espressione, la libertà di stampa e di informazione non riguardano né l’autore dell’articolo, né l’editore (puro o impuro che sia), né la persona offesa, né il magistrato che tale offesa intende riparare, né l’avvocato che difende le ragioni del proprio assistito, ma l’intera collettività. Soltanto nei confronti della collettività, infatti, questi diritti assumono un senso e di quel senso vivono, in quello soltanto trovando giustificazione e tutela.
Ha scritto di recente Eugenio Scalfari che “il giornalismo è una professione assai diversa dalle altre, salvo forse l’avvocatura”, ponendo una correlazione in apparenza stravagante ma che qui trova, invece, una sua chiarissima spiegazione: tanto il giornalismo quanto l’avvocatura hanno a che fare con la verità, con la sua ricerca, con il suo significato, con il pericolo stesso che la verità comporta. E, tuttavia, mentre l’avvocato ricerca la verità esclusivamente per difendere il suo assistito, il giornalista la cerca nell’interesse della società intera. Così, mentre agli avvocati è affidata la tutela dei diritti dei singoli, ai giornalisti è affidato il compito straordinario di tutelare i diritti della collettività, e in particolare il diritto di conoscere la verità. Sempre e comunque. Sempre e comunque? Sì, sempre e comunque!
Dal suo punto di osservazione privilegiato, dall’alto – si direbbe - di una vita intessuta e impregnata di straordinarie esperienze personali, politiche e professionali, Oreste Flamminii Minuto ci pone di fronte a questa idea alta di verità e del ruolo stesso dell’informazione e dell’avvocatura che con quell’idea si intrecciano. Se è vero che, come ci insegna il Giudice delle Leggi, la libertà di stampa é principio “cardine” dell’ordinamento costituzionale, come potremmo pensare ad un cardine costretto di fatto a ruotare ad ogni passo attorno al perno di altri interessi, a torcersi, a piegarsi, a patteggiare ogni giorno con ogni altro principio, al di fuori di ogni ragionevole bilanciamento ? E’ dunque auspicabile che in questa società complessa e multiforme, in questa “modernità liquida”, come la definisce Zygmunt Bauman, il maggior sociologo vivente, sorga il desiderio di principi dotati di una qualche “solidità”, e l’idea che per affrontare la complessità del mondo, piuttosto che la banale formula di un qualche “pensiero debole”, servano idee eticamente e politicamente “forti”, come quella che in questo piccolo libro provocatoriamente si prospetta: che avvocati e giornalisti siano soggetti ai quali occorre riconoscere, proprio in virtù di quel delicatissimo ruolo di tutela di alcuni fondamentali diritti della persona, un inevitabile margine di “irresponsabilità”, nella consapevole certezza che la verità, che con il concorso del loro agire si conquista, sia tanto pericolosa quanto necessaria per una democrazia, e che non vi possa essere una democrazia matura che non debba e non sappia correre questo pericolo.
Ci sono dentro questo piccolo libro, ovviamente, il giornalismo e la stampa libera come “contropotere” come “cane da guardia della democrazia”, ma c’è anche l’insinuarsi del dubbio, sottile e velenoso, maliziosamente inoculato dall’Autore, che il cane da guardia non faccia il suo dovere, che non sappia spesso neppure quale sia il suo ruolo, ma che in fondo questo cane da guardia non sia tale, non per propria insipienza, ma perché in questo Paese non c’è in fondo una “vera democrazia” alla quale far la guardia. C’è, dunque, dentro questo piccolo libro, l’ìdea di un’Italia incerta e claudicante, ignara dei propri diritti. Che non ha avuto un John Wilkes, né altri eroi della libera stampa. Un’Italia come Paese della Controriforma senza Riforme. Il paese dove l’illuminismo anziché illuminare la società ha finito con lo scavare un solco profondissimo fra la società e i circoli degli “illuminati”. C’è, infine, ancora, l’idea affascinante, la più bella e la più intrigante, della Libertà come diritto indivisibile, che non può essere difeso e conquistato, se non nella sua interezza. Come disgiungere, dunque, il diritto di difesa dalle altre libertà civili, dal diritto di espressione e dal diritto di ribellarsi alla legge ingiusta ? Anche i diritti processuali del cittadino se coltivati singolarmente rischiano di apparire anch’essi, in una democrazia opaca ed immatura, come dei semplici privilegi. Appare evidente quanto sia densa di significati questa idea di Liberà e quanto essa possa incidere sul ruolo stesso dell’avvocatura nella società. Non so se è vero quel che scriveva Carlo G. Botta nella sua Storia della guerra della indipendenza degli Stati Uniti di America (1813) che gli avvocati “sono ordinariamente, in un paese governato da un principe assoluto, i più efficaci avvocati della potenza sua; ed in un paese libero i più utili difenditori della libertà” (a guardare alla storia della Rivoluzione francese si direbbe il contrario); ma credo che in fondo - come si vede in questo piccolo libro - dipenda pur sempre dall’impegno civile e dal coraggio dei singoli avvocati!
Roma-Parigi, agosto 2009
Lâinizio di apparizione: i volti ed i paesaggi di Tullio Pericoli
âLa masnĂ â (di Raffaella Romagnolo)
Goodbye italia ( di Cinzia Dato e Silvana Prosperi)
La politica delle mani pulite ( Sandro Pertini)
Come una lama
Casale Monferrato: la polvere che uccide ( Guido Iocca)
Assalto alla Giustizia
Assedio alla toga ( Nino Di Matteo e Loris Mazzetti)
Mente locale ( di Gaetano Sateriale)
"Nessuna pietĂ per Pasolini". Stasera alle 18 la presentazione



