| Martedì, 09 Febbraio 2010 - Ultimo aggiornamento: 16:16
Una bella giornata per la democrazia
da La Repubblica di CURZIO MALTESE
Tre milioni di votanti, cinquantamila volontari in diecimila seggi, decine di milioni di euro raccolti. Se qualcuno nel Pd ha ancora dubbi sulle primarie è un pazzo. Sono l'elemento più identitario del partito, dal giorno della nascita. È stata una grande giornata per l'unico partito al mondo che coinvolga tanti cittadini nella scelta del segretario, ma soprattutto per la democrazia. Il voto degli elettori ha confermato nella sostanza quello degli iscritti. Bersani è il vincitore, ma Franceschini e Marino non escono sconfitti. Il segretario uscente ha avuto proprio ieri la conferma d'aver svolto bene la missione di salvare il Pd nella stagione peggiore e oggi può consegnarlo al successo in ottima salute. Ignazio Marino è stata la sorpresa del voto popolare, a riprova che i temi del rinnovamento e della laicità sono assai avvertiti dalla base. La vera notizia è la partecipazione. Tre milioni non li aveva previsti nessuno. Tanto meno dopo l'ultimo desolante caso di Piero Marrazzo. Il popolo democratico ha invece reagito con un atto di generosità e responsabilità, qualità più rare ai vertici. La corsa alle primarie può segnare un punto di svolta nello stallo politico. È una scossa positiva per il Pd, in cerca d'identità da troppo tempo. Ed è una spallata al governo Berlusconi, già avvitato in un evidente declino. Una spallata vera e potente, che non arriva dalle élites e dai palazzi complottardi di cui favoleggiano i demagoghi, ma piuttosto da milioni d'italiani. Cittadini normali che si sono svegliati presto di domenica, messi in fila, versato un contributo, atteso i risultati fino a notte. Non perché Bersani, Franceschini o Marino siano leader di travolgente carisma, né sull'onda di un entusiasmante dibattito congressuale. Ma nella speranza d'infondere al principale partito d'opposizione la forza necessaria per mandare a casa il peggior governo della storia repubblicana. Questo è il chiarissimo mandato che i tre milioni consegnano nelle mani del vincitore Bersani, ma anche a Franceschini e Marino, da oggi chiamati a collaborare come rappresentanti delle minoranze interne a un grande progetto. Si tratta di vedere se la nuova dirigenza saprà interpretarlo o, chiusi i gazebo, tornerà a rinchiudersi nelle stanze affumicate di strategie tanto sottili quanto perdenti. Come è sempre accaduto finora. Il nuovo leader democratico ha davanti compiti difficili e tempi strettissimi, da qui alle regionali. Il primo è rilanciare il Pd alla guida di un'opposizione seria nei toni, ma dura nella sostanza. Più dura di quanto non sia stata finora. Di "tregue" a Berlusconi, più o meno volontarie, il centrosinistra ne ha offerte già troppe in questi anni. Un'ulteriore resa a un Cavaliere a fine corsa, almeno nell'opinione mondiale, sarebbe interpretata come un tradimento degli elettori e si tradurrebbe in una catastrofe politica. Il secondo compito è quello di affrontare il rinnovamento interno al partito, che non sia la solita mano di bianco sulla nomenklatura. Nei confronti dei casi inquietanti segnalati qua e là, la base si aspetta da Bersani che agisca con rapidità e chiarezza. Per fare l'esempio più recente, che convinca Marrazzo, dopo l'opportuno gesto dell'autosospensione, a tagliare la testa al toro e rassegnare subito le dimissioni da governatore. Occorre certo un po' di coraggio, quello che è sempre mancato ai leader, davvero non al popolo di centrosinistra. Ma il coraggio, se uno non l'ha, milioni di voti glielo potrebbero pur dare. A Prodi e a Veltroni non erano bastati. Bersani ne ha presi molti meno, ma alla fine di primarie vere e combattute fino all'ultimo. Ora ha l'occasione di dimostrare nei fatti quanto aveva ragione a criticare i predecessori.
Il presidente del Consiglio era stato informato dalla direzione del settimanale "Chi" - Al Govwernatore aveva dato garanzie sul comportamento dei media di sua proprietàBerlusconi aveva avvisato Marrazzo "Attento, gira un video su di te"
da La Repubblica di ELSA VINCI
ROMA - Berlusconi lo aveva avvertito. Il governatore "sospeso" Piero Marrazzo venne avvisato del ricatto. Ossia che quattro carabinieri della sezione Trionfale di Roma avevano confezionato un video compromettente. Girato ai primi di luglio in via Gradoli. Ad avvisare Marrazzo - confermano a "Repubblica" - fu lo stesso primo ministro. Ad un settimanale del suo gruppo editoriale, "Chi", i ricattatori avevano infatti offerto l'intero pacchetto. E a quel punto, il direttore del periodico informò il presidente del Consiglio. Berlusconi si dichiarò contrario alla pubblicazione dell'intera vicenda. E nell'avvertire Marrazzo diede garanzie sul comportamento dei media di sua proprietà. In particolare di quelli riferibili alla Mondadori. Una versione che lo stesso Cavaliere ha confermato ai suoi fedelissimi precisando di non essere intervenuto nella vicenda e di aver anche indicato agli "ambasciatori" del Governatore chi aveva proposto l'acquisto del video. Nella sostanza aveva suggerito di contattare i detentori del filmato per provare a ritirarlo dal mercato. Anche se, chi è stato coinvolto nell'inchiesta, non esclude che le garanzie fossero state basate proprio sulla avvenuta acquisizione e sulla messa in sicurezza del filmato. La circostanza, comunque, smentisce un'altra delle dichiarazioni del governatore che aveva sostenuto di non aver saputo nulla di quanto lo stesse per travolgere fino al 21 ottobre scorso. Intanto il procuratore capo di Roma apre un ventaglio di accertamenti. Soldi, droga e auto blu. Si dovrà stabilire se c'è stato un uso improprio della vettura di servizio. Gli inquirenti vogliono verificare se si tratta di un montaggio o se davvero - come sembrerebbe dal filmato - Marrazzo andava a casa del trans, in cima alla Cassia, con l'auto di servizio. Soltanto dopo la verifica il procuratore Ferrara deciderà se aprire un'inchiesta. Si faranno inoltre accertamenti patrimoniali e bancari. Chi portò la coca? Una serie di verifiche parte oggi anche sul fronte dell'indagine contro i quattro carabinieri arrestati con l'accusa di aver ricattato il governatore per il video hard. Confermando la custodia cautelare, il gip Sante Spinaci, risponde che la droga è stata portata dai carabinieri. Eppure la Procura disporrà un approfondimento d'indagine. In base ad una intercettazione telefonica in cui i carabinieri arrestati dicono a chiare lettere: "con quel video faremo i soldi". Il gip nell'ordinanza ha raccolto integralmente i motivi del pm accusando dunque i militari "di aver fatto il video con un cellulare per incastrare il presidente, di avere introdotto nell'appartamento del transessuale Natalì la cocaina con un piano premeditato finalizzato al ricatto". E, dunque, di avere estorto a Marrazzo "tre assegni del valore complessivo di 20 milioni". E ancora di aver rapinato il governatore "di duemila euro in contanti e di averne sottratti tremila al transessuale". Si chiama motivazione per relationem, connessa al provvedimento secco di custodia contro Luciano Simeone e Carlo Tagliente, che avrebbero fatto l'irruzione nella casa di via Gradoli e girato il video compromettente. Contro il maresciallo Nicola Testini, contro Antonio Tamburrino, accusato di averlo ricettato, il giudice ha sostanzialmente incollato il decreto con il quale il pubblico ministero ha chiesto gli arresti.
Marrazzo sarà sentito sull'ingente disponibilità di denaro che aveva quando fu sorpreso in via Gradoli - Uno dei nodi da sciogliere: chi fece le telefonate al Governatore sull'utenza fissa della Regione - La pista dei soldi e della cocaina si indaga su Governatore e militari
da La Repubblica di CARLO BONINI
IN un'affaire dove, ad ogni ora che passa, si scopre che nessuno ha detto la verità, né i ricattatori (i carabinieri), né il ricattato (Marrazzo), l'indagine di Procura e Ros infila un sentiero in cui il fairplay è messo da parte. Per afferrare, oltre a quello sessuale, gli altri due bandoli di questa vicenda: la cocaina e il denaro. Tanta cocaina e tanto, troppo denaro in contanti. Con strumenti che si faranno, se necessario, anche più intrusivi, come gli accertamenti patrimoniali. Senza distinzione tra vittima e carnefici. Il passaggio viene definito da fonti investigative "cruciale e a questo punto inevitabile". La cocaina è sul tavolo della camera da letto dell'appartamento del transessuale in cui viene sorpreso e filmato il Governatore ai primi di luglio. Di cocaina - hanno riferito ai carabinieri nelle ultime 48 ore almeno una decina di trans - ne girava a fiumi nelle alcove di quella comunità dove, a quanto pare, tutti sapevano di tutti e intenso era il traffico di persone di nome. La cocaina - sono ancora i trans a riferirlo - era la ricchezza che la "squadretta" di carabinieri della stazione Trionfale avrebbe munto regolarmente dai viados, con finte irruzioni e sequestri di stupefacente che non finivano nel deposito dei corpi di reato, ma nelle tasche dei militari. E dunque: da dove arrivava tutta quella "roba"? Chi ne faceva richiesta? Chi pagava? Nella sua testimonianza, Piero Marrazzo (e il decreto di fermo dei quattro carabinieri ne dà conto senza opacità, prendendolo in parola) spiega ai pubblici ministeri di aver notato la presenza di cocaina nell'appartamento in cui viene sorpreso in luglio solo dopo l'irruzione dei due militari. E dunque che la polvere bianca possa essere uscita solo dalle loro tasche per rendere ancora più devastanti le immagini che dovevano ricattarlo. Marrazzo, insomma, giura che con la cocaina nulla ha a che fare. L'indagine e il gip che si è pronunciato sabato scorso ne hanno sin qui preso atto, indicando dunque nella cocaina una "messa in scena" dei militari. Ma ora fonti investigative tracciano un "percorso di lavoro" che, appunto, passerà attraverso gli accertamenti patrimoniali su ricattatori (carabinieri e transessuali) e ricattato (Marrazzo). Perché se la cocaina resta un punto interrogativo, altrettanto lo è il denaro che circola in questa storia e che, al momento, appare a chi indaga "quantomeno sproporzionato" rispetto al pagamento, per quanto generoso, di una prestazione sessuale. Insomma, è probabile che Marazzo - pur nel rispetto del suo ruolo di parte lesa - venga presto chiamato a una nuova testimonianza per precisare non tanto e non solo i fatti e le circostanze dell'irruzione in via Gradoli, quanto l'ingente disponibilità di denaro che quella mattina - stando alla sua deposizione - lo vede nell'appartamento del trans (dove l'arrivo dei carabinieri è evidentemente inatteso) con cinquemila euro in contanti nel portafogli. Del resto, gli inquirenti appaiono convinti che un lavoro sulla cocaina che circolava nella comunità transessuale di via Gradoli e sul denaro che maneggiano i protagonisti di questa storia possa essere anche la chiave per superare il muro di menzogna e dissimulazione dietro cui i quattro carabinieri si sono sin qui rifugiati. Uno di loro aveva intestata una Mercedes classe B (non esattamente un'utilitaria) e, almeno in tre, hanno ritenuto di poter fare a meno, non incassandoli, dei ventimila euro in assegni che il Governatore gli aveva messo in mano a luglio (soldi importanti per chi porta a casa uno stipendio da carabiniere semplice). "Avevamo capito che quello era un modo per incastrarci", dichiara spontaneamente giovedì scorso uno dei militari al momento dell'arresto. Ma in quella risposta, gli investigatori vedono l'urgenza dei quattro militari di non svelare una trama di ricatto più articolata e che, evidentemente, gli viene a un certo punto prospettata come ben più lucrativa di quanto non appaia in luglio. La domanda è insomma se durante l'estate e fino ad ottobre qualcuno non abbia agitato di fronte ai militari prospettive di guadagno ben più consistenti, facendo leva sull'impatto politico del video girato in via Gradoli. E in questo caso chi sia allora ad aver avanzato la promessa. E per conto di chi. Del resto - si domanda ancora chi indaga - se la dinamica del ricatto non avesse assunto connotati più articolati che senso avrebbero le "strane telefonate" che - stando a quanto riferito da Marrazzo nella sua intervista a "Repubblica" di ieri - arrivano "nelle scorse settimane" sull'utenza fissa della Regione che Marrazzo aveva consegnato ai carabinieri in luglio? Chi chiama quel numero? Uno dei quattro militari? Qualcuno che tratta per loro? O qualcuno che è al corrente della trattativa sul video avviata a Milano con "Chi", "Libero", "Oggi" e magari decide di ritagliare per sé una fetta della torta? Che quelle telefonate siano davvero esistite o meno, è un fatto che Piero Marrazzo era al corrente di quel che si stava muovendo intorno a lui. Ben prima della sua testimonianza del 21 ottobre in Procura, una telefonata di Berlusconi (come si dà conto nella cronaca in questa pagina) lo rassicurò che le testate di famiglia non avrebbero acquistato il pacchetto del ricatto. Ora, perché neanche a quel punto il Governatore ritenne opportuno denunciare alla magistratura e all'Arma quanto gli stava accadendo? Ieri sera, Luca Petrucci, avvocato del Governatore, ha ritenuto di non dover rispondere al messaggio lasciato nella sua segreteria da "Repubblica".
SCANDALI - Guai per il principe Alberto - "Compare in un video sexy" - Un ex agente dell'Fbi avrebbe chiesto al figlio di Ranieri di Monaco 360mila dollari di compensi arretrati. Per suo conto, avrebbe indagato su chi faceva gossip alle sue spalle. Con documenti compromettenti
da La Repubblica
LONDRA - Una spia potrebbe creare seri problemi ad Alberto di Monaco. Il Sunday Times ha rivelato che l'americano Robert Eringer, ex agente dell'Fbi, ex giallista e giornalista si è rivolto al tribunale di Santa Barbara, in California, per chiedere al sovrano del principato 360 mila dollari per le attività di spionaggio svolte per suo conto tra il 2002 e il 2007. Eringer sostiene di essere stato contattato dal principe Alberto per indagare inizialmente su persone sospettate di riciclaggio, ma poi sarebbe stato incaricato di scoprire le "talpe" che rivelavano le notizie di gossip della Rocca alla stampa rosa. L'operazione fu denominata "Segugio". Il figlio di Grace Kelly, descritto come un playboy insicuro e indeciso, avrebbe chiesto a Eringer di indagare su cosa dicessero alle sue spalle gli "amici" di corte. Le persone individuate sarebbero state contattate da un finto autore di una biografia non autorizzata del principe, per farsi raccontare dettagli della sua vita privata e 'segreti' del principato di Monaco. Nelle carte processuali, a cui ha avuto accesso il domenicale inglese, ci sarebbero informazioni compromettenti sull'utilizzo delle banche monegasche per riciclaggio di denaro da parte di russi e italiani. Ovviamente non manca uno scandalo a luci rosse: lo 007 avrebbe rintracciato un imprenditore americano che andava in giro a mostrare il video di una donna che praticava "un atto sessuale" al principe in occasione del suo 40esimo compleanno. Il detective sostiene che inizialmente gli veniva versato uno stipendio di 220mila dollari all'anno, ma poi la retribuzione gli fu ridotta e dal 2008 non fu più pagato senza che gli venisse fornita una motivazione. E questo, malgrado avesse più volte "salvato" il principe da situazioni difficili, come la richiesta di riconoscimento per la bambina californiana Jazmin. L'avvocato newyorchese di Alberto, Stanley Arkin, ha replicato che Eringer è un ricattatore e che gran parte delle cose che ha raccontato sono inventate. Ma l'ex giornalista si è detto ansioso di potere "deporre in aula", convinto di poter provare tutto.
Bersani: «Iscritti ed elettori non sono due razze diverse. E ora collaboriamo»
da L'Unità di Simone Collini
Sopra o sotto il 50%? Perché poi che Pier Luigi Bersani sia in testa lo danno tutti per assodato. E' la conferma che iscritti ed elettori “non sono due razze diverse”, per dirla con le parole di chi già aveva vinto i congressi di circolo. Ma se al comitato della sua mozione non stappano lo spumante subito dopo la chiusura dei seggi è perché l'obiettivo della metà più uno dei voti rimane a lungo un'incognita, soprattutto man mano che prende corpo la buona performance di Ignazio Marino. Alla sede di piazza Santi Apostoli arrivano un po' tutti i principali sostenitori della mozione, tutti col cellulare incollato all'orecchio. Nicola Latorre aggiorna gli altri sui risultati del Sud, Vasco Errani su quelli di Emilia Romagna e Toscana, Filippo Penati su quelli di Lombardia, Piemonte, Veneto e Friuli Venezia Giulia. E quando da poco sono passate le dieci tutto lascia pensare che sì, “siamo oltre il 50%”. Bersani arriva al comitato, il tempo di scambiare due parole con Massimo D'Alema, Enrico Letta, Vincenzo Visco, Livia Turco, il tesoriere dei Ds Ugo Sposetti, e poi va ad assistere all'annuncio formale del primo 10% dei seggi scrutinati alla sede del Pd, al Nazareno.Che le cose si possano bene per lui Bersani inizia a pensarlo fin dalla mattina, quando con moglie e figlie esce dalla sua casa di Piacenza e va a votare al seggio distante pochi passi. Da Roma gli hanno già detto che gazebo e circoli e bar e palestre sono stati presi d’assalto fin dall’apertura in tutta Italia. «Le primarie hanno risvegliato la nostra gente», è la frase che consegna ai taccuini dei giornalisti che lo circondano. Quello che tiene per sé è che, come gli hanno spiegato negli ultimi giorni i sondaggisti dei diversi istituti demoscopici a cui si è rivolto, più l’affluenza è alta, più conterà il suo curriculum di governatore ed ex ministro e più netto sarà il margine rispetto a Dario Franceschini. Bersani si mette in fila insieme alla Moglie Daniela e a Elisa, 25 anni, e alla diciassettenne Margherita. «Stanotte ho dormito tranquillamente», assicura mentre aspetta pazientemente il proprio turno. «I “normali” siamo noi. Il nostro è un partito in cui con trasparenza si discute sul futuro e sui propri vertici, come avviene in tutti i partiti degli altri paesi democraitci. Solo da noi c’è un partito con un padrone, ma è quella l’eccezione, noi siamo quelli normali». Tocca a lui votare, consegna documenti e una banconota da 50 euro, anziché i 2 di “base” richiesti. «Se vedete in giro la nostra gente è di buon umore. Con tutte le difficoltà e i problemi, i barocchismi dello Statuto, questo congresso ha risvegliato la nostra gente. Ci darà una spinta».Sul futuro non si sbilancia prima della comunicazione del dato definitivo, ma intanto annuncia: «Se sarò segretario mi aspetto piena collaborazione, come io darei piena collaborazione se vincesse lui. È una questione che non dovrebbe nemmeno porsi”. Un messaggio rivolto a tutto il partito. “In tutti i Paesi del mondo ci sono congressi e il giorno dopo ci si mette a lavorare sulle nuove decisioni e sulle nuove basi.». Bersani è soddisfatto di come ha svolto la campagna congressuale, tutta giocata sui toni pacati e le proposte programmatiche. “Io non ho mai rivolto alcuna considerazione critica agli altri due candidati segretari e siamo pronti a lavorare bene e più di prima”. Ora ci sarà da lavorare, e molto. «Francamente non avrei mai pensato, quando ho iniziato a fare politica, di correre come segretario nazionale del mio partito. Mi sono convinto nel momento in cui ho pensato che fosse arrivato il momento di prendermi questa responsabilità, assieme ad altre persone. La prima azione da segretario? Il lavoro. È il problema numero uno degli italiani e la prima questione di cui si deve occupare il partito che penso io».
Lo SpazzaTour della Campania. Ecco dove finiscono i rifiuti
da L'Unità di Eduardo Di Blasi
Gabbiani, ruspe e camion sopra una montagna di immondizia. Provincia di Caserta, località San Tammaro, sito di «Maruzzella 3». Un mezzo compattatore del comune di Bacoli (Na) esce dal «sito di interesse strategico nazionale» di fronte a noi. Siamo su una strada provinciale, affacciati su questa discarica a cielo aperto abitata da uomini e gabbiani. Piove. Saremo a mezzo chilometro in linea d’aria. Sono le tre del pomeriggio. Passa una camionetta con a bordo alcuni militari. Fa un’inversione a «U».Scende un soldato. Vuole sapere che ci facciamo qui con notes, macchine fotografiche e telecamere. Chiede lumi al proprio comando per sapere se si possa riprendere la montagna di immondizia. «No, non sono all’interno del perimetro... », chiarisce al suo interlocutore. La terminologia militare ha un che di grottesco: stiamo parlando pur sempre della montagna puzzolente sorvolata da gabbiani che abbiamo di fronte. «È tutto ok», sentenzia. Possiamo continuare. Nessuno sequestrerà girato o taccuini alla stampa estera, arrivata, a distanza di due anni dal primo «SpazzaTour», a vedere cosa accade in concreto nella «soluzione» del problema rifiuti in Campania.Dietro il bluff dell’inaugurazione dell’inceneritore di Acerra che oggi brucia una quantità minima di rifiuti senza fornire un solo megawatt di corrente alla rete elettrica (alla quale non è collegato) e con una raccolta differenziata ancora da inventare in molte province, sono i luoghi come «Maruzzella» ad accogliere la spazzatura campana. Discariche militarizzate che da Savignano (Av), a Chiaiano (Na), da Serre (Sa) a Terzigno (Na), in pieno Parco Nazionale del Vesuvio e in zona evidentemente vulcanica, sono e verranno riempite di spazzatura nelle settimane a venire, in barba a qualsiasi norma ambientale praticata in Europa (Italia compresa).Eccola la soluzione, «il retro della cartolina» per dirla con Nicola Capone, giovane professore di Storia e membro del Co.re.ri, il Coordinamento regionale dei rifiuti della Campania nato dalla buona pratica dei movimenti ambientalisti e dell’Assise di Palazzo Marigliano. Accompagnati dai ragazzi e dai professori che si sono tassati per pagare il bus che da Roma ci ha condotti qui, i colleghi esteri, capitanati dal segretario Yossi Bar, hanno visto uno scenario inedito. Quello di uno Stato che militarizza le discariche e non controlla i luoghi dove la malavita sversa quotidianamente tonnellate di rifiuti pericolosi. Dopo la visita obbligatoria al «sito di stoccaggio provvisorio» di Taverna del Re, nel giuglianese, dove le «ecoballe» non a norma stazionano «provvisoriamente» dal 2006, nella quantità di sei milioni di tonnellate, eccola la vera emergenza campana.Sono i rifiuti speciali, quelli che si trovano nelle strade di campagna. Nell’entroterra di Lusciano, i piedi nel fango, i colleghi della stampa estera si avviano in una zona di vecchia cava che costeggia la bretella che porta a Pomigliano d’Arco. In mezzo alle coltivazioni, polveri di amianto, sabbie combuste, i soliti panni che servono a contenere le detonazioni dei liquidi industriali in quella che è ancora la «terra dei fuochi».Eppure è davanti ai Regi Lagni, i canali costruiti dai Borbone che corrono per le campagne casertane irrigando campi di pere e di pesche, che gli ultimi nodi dello smaltimento campano vengono al pettine. È qui, che, ammassati sugli argini del canale che sfocia nel mare di Castel Volturno, si contano i residui delle lavorazioni provenienti dalla raccolta differenziata.Massimo De Gregorio, vicepresidente del Comitato emergenza rifiuti di Caserta, spiega alla collega ceca: «Questi sono gli scarti della lavorazioni delle plastiche e dei cartoni. Sono materiali pericolosi. Contengono metalli pesanti». E che ci fanno qui? Aspettano che il livello dell’acqua si alzi. Poi saranno trasportati ad inquinare campagne e coste. A quel punto l’argine si sarà liberato e si potranno portare nuove scorie. Accade così da cinque anni. Anche oggi. Che l’emergenza è «risolta».
Tasse, Marcegaglia: dalle parole si passi ai fatti, come in Germania. Invece i fatti non ci sono
da L'Unità
Il governo ovviamente si è arrabbiato per la denuncia di Confindustria, secondo cui un milione di piccole imprese rischia la chiusura, e oggi la Marcegaglia ha replicato così: «La situazione è complessa e difficile, ma non vediamo panico e non vediamo catastrofi». Il presidente però invita il governo ad agire subito, come ha fatto in Germania la Merkel che ha deciso per l'anno prossimo un taglio robusto di tasse per imprese e lavoratori.La Marcegaglia ha parlato della proposta di riduzione fino all'abolizione dell'Irap. «Giovedì - ha detto - c'è stato l'annuncio di Berlusconi sul taglio dell'Irap - diciamo al premier e a Tremonti: ora passate ai fatti. Ascoltate la Lega, che ha detto di cominciare rendendo deducibili dall'Irap gli oneri finanziari e il costo del lavoro. Pensiamo anche che vadano tolte un po' di tasse sul lavoro, perché i lavoratori sono quelli che, insieme alle imprese, stanno soffrendo di più. Facciano le riforme e taglino la spesa pubblica improduttiva che sta diventando veramente inaccettabile in un momento di crisi come questo. L'Irap è una tassa odiosa anche per questo, perché incide sul costo del lavoro e fa pagare le tasse anche alle aziende in perdita».In realtà sul taglio dell'Irap le cose nel governo sono chiarissime: al momento di tratta di un annuncio, che tra l'altro ha fatto arrabbiare Tremonti, il primo a sapere che è difficile fare interventi seri. Lo stesso Gianni Letta ieri ha ammesso che al momento è solo un "progetto". Matteoli dice che non si può fare. Insomma, è una "bufala" a cui gli industriali vogliono dare credito. Quanto alla situazione delle imprese la Marcegaglia ha ricordato che quella di un milione di piccole imprese a rischio «è la stima di aziende in difficoltà che hanno difficoltà nel credito, ad avere ordini». Marcegaglia ha anche sottolineato e ribadito che «la stima ufficiale del centro studi di Confindustria è che si perderanno 700 mila posti di lavoro e non 4 milioni come ha detto la Cgil».Poi la Marcegaglia ha spiegato la differenza tra la situazione italiana e quella tedesca. Senza una riduzione fiscale della portata di quella annuniciata oggi dal cancelliere Angela Merkel, i tedeschi «ci fanno neri», è la previsione del presidente di Confindustria. «La Germania - ha detto la Marcegaglia concludendo la due giorni mantovana dedicata alla piccola industria - taglierà tasse dal prossimo anno. si parla di 24 milardi di euro e mi piacerebbe sentire queste dichiarazioni dal governo italiano. In Germania la riforma fiscale è un fatto, non un annuncio. Se la Germania lo dice vuol dire che lo fa, e se loro lo fanno e noi non lo facciamo - ha tenuto a sottolineare la presidente di confindustria - questi signori ci fanno neri».
Adesso Santoro intervisti Natalie - Mezza Italia si aspetta che Michele dedichi una puntata al Sexgate del governatore. Quale migliore occasione per tentare di scoprire chi si nasconde dietro il presunto ricatto?
da Il Tempo
Le figlie di Marrazzo. È l'unico validissimo motivo che impedisca a Santoro di dedicare una puntata di "Annozero" all'autosospeso governatore del Lazio. Perché davanti alla televisione - come purtroppo è già accaduto - potrebbero trovarsi una bambina di otto anni, due ragazze e anche una moglie provata da un sisma affettivo per il quale non sembra esservi riparo né cura. Ma Mikhail dovrà dirlo esplicitamente. Mezza Italia si aspetta che - qualunque sia il tema di giovedì prossimo - lui apra la serata spiegando che non si occuperà della sordida vicenda del politico del Pdl «per tutelarne i familiari».Nessuno, a quel punto, avrà alcunché da obiettare. In caso contrario ci aspettiamo una lunga intervista-confessione (non importa se in collegamento o in studio) con la strabordante Natalie, ospitata ovviamente a titolo gratuito, dopo l'approvazione della direzione di rete, del Cda Rai, della Vigilanza, dell'Authority e perfino del cavallo morente di Viale Mazzini. Quale migliore occasione per un programma di attualità se non tentare di scoprire chi si nasconde dietro il presunto ricatto, affondando le mani in quel verminaio in cui, sussurrano, nuotano molti altri vip e politici, qualcuno forse di sinistra? Che succulenta opportunità, per i reporter d'assalto di Mikhail, di intuire se si tratta di un "complotto ordito dall'alto" o di uno squallido tentativo di estorsione.E se il video hard non fosse di qualità sufficiente per la messa in onda, si potrebbe ricorrere all'espediente di attori che ne recitino almeno il testo, con corollario di sottotitoli. Vorremmo anche ascoltare un esaustivo editoriale di Travaglio - con contraddittorio, all'occorrenza - nel quale dietro le presunte mele marce dell'Arma si adombri pure la longa manus dei servizi segreti, senza necessariamente arrivare allo stalliere di Arcore o al lettone di Putin: e non insinui che i carabinieri si sono trovati davanti Marrazzo culo e camicia con la "fidanzata" mentre cercavano il covo delle Br. Purtroppo gli inviati di "Annozero" non potranno interpellare Tarantini sul giro di coca di Via Gradoli, ma sapranno trovare altri insider.E ci piacerebbe capire insieme a Ruotolo se quegli assegni a quattro zeri (mica i mille euro del tariffario di Patrizia) provenivano da conti personali del governatore o se - Dio non volesse - avevano una qualche altra origine. Saremmo lieti di sentir ripetere da Luxuria che «il Pd deve ricandidare Marrazzo alla Regione per non farsi accusare di essere un partito bacchettone», o di farci spiegare da qualche similCrepet che «si trasgredisce in quel modo perché il potere logora e l'inconscio cospira per farti scoprire». Qualche ex portavoce di governo potrebbe indicarci la strada. Ameremmo ascoltare una vibrante prolusione di Mikhail su quelle «debolezze private» e sui cavilli dell'autosospensione, pur rischiando di vederlo virare all'improvviso su deprecabilissime cene con ragazze allegre in abito nero leggero: «quelle sì, che sono affari di Stato».Metta le manone sul tavolo per godersi Vauro e le sue vignette: una, fulminante, è già apparsa ieri sul "manifesto". Si faccia satira, si disegni Marrazzo con l'apostrofo dopo la "M", si coinvolga la Guzzanti nel ruolo di una transgender e Vergassola canti "la storia di Piero". Santoro non si faccia soffiare il plastico della garconniere, chieda l'esclusiva con il protagonista, insegua lo share senza farsi troppi scrupoli. Altrimenti il trans passa di moda. Già stasera ce n'è uno al "Grande Fratello".
Perugia, madre obbligava figlia 11enne a fare festini con minorenni - La donna, 40 anni, regalava soldi e ricariche telefoniche per convincere i ragazzi a incontrare la giovanissima
da Il Messaggero
PERUGIA (25 ottobre) - Una donna italiana di 40 anni è stata arrestata dalla squadra mobile di Perugia per avere favorito nella sua abitazione incontri a sfondo sessuale tra la figlia undicenne e alcuni suoi coetanei. Violenza sessuale il reato ipotizzato.Incontri nella casa. Gli investigatori hanno accertato che gli incontri si svolgevano nella casa della donna, alla sua presenza. Dall'indagine è emerso che la donna, incensurata, aveva ospitato in casa anche una tredicenne che aveva rapporti sessuali, sempre in sua presenza, con un ragazzo di 17 anni, che è stato denunciato a piede libero. Soldi e cellulari per convincere i minori. Secondo gli inquirenti la donna organizzava gli incontri per il desiderio di creare intorno alla figlia una cerchia di ammiratori, convinta che l'adolescente dovesse esserne gratificata. La polizia, utilizzando anche intercettazioni, ha accertato che la ragazza si opponeva agli incontri. La notte inoltre - è stato riferito - si svegliava in lacrime e in preda agli incubi. Per convincere i ragazzi a incontrare la figlia, la quarantenne - secondo la ricostruzione accusatoria - regalava loro soldi, ricariche telefoniche e un telefonino.Sotto choc il paese del Trasimeno dove vivono la donna e l'undicenne. Nei bar e nei posti di ritrovo della città oggi si parla solo di questo. Alcuni hanno riferito di aver notato che a volte c'era stato un via-vai di giovani nell'abitazione della donna.
Due autobombe a Baghdad: è strage almeno 132 morti, oltre 512 i feriti - Obiettivo dei kamikaze era il ministero della Giustizia e la sede del governatorato provinciale
da Il Messaggero
BAGHDAD (25 ottobre) - È salito ad almeno 132 morti e 512 feriti il bilancio dei due attentati con autobombe compiuti stamani nella Zona Verde di Baghdad. Lo ha reso noto la polizia irachena. La polizia ha confermato che l'obiettivo delle autobombe condotte da due kamikaze erano il ministero della Giustizia e la sede del governatorato provinciale di Baghdad. Le due esplosioni sono avvenute in rapida successione attorno alle 10,30 locali. Ne è seguita una sparatoria, secondo quanto riferito dal sito della Bbc. I due edifici governativi si trovano nella Zona verde della capitale irachena, sede di numerosi edifici ministeriali. «Eravamo a poche miglia dal luogo dell'esplosione, ma ne abbiamo potuto sentire l'effetto» ha detto il corrispondente della Bbc a Baghdad, Gabriel Gatehouse. Quello di oggi è il più grave attentato a Baghdad dal 19 agosto scorso (sesto anniversario dell'attacco in cui morì l'inviato speciale dell'Onu Sergio Vieira de Mello), quando due camion bomba lanciati contro i ministeri delle finanze e degli esteri fecero 95 morti ed oltre 550 feriti.Il governo iracheno ha addossato il doppio attentato ad al Qaida e ai suoi «alleati», che intendono così minare le elezioni politiche previste per gennaio. «Non escludo che questi attentati abbiano preso di mira le elezioni. Portano l'impronta di al Qaida e dei suoi alleati che rifiutano di vedere l'Iraq ritrovare la propria stabilità », ha detto il portavoce del governo, Ali al Dabbagh. «È l'opera di un gruppo che si trova all'interno dell'Iraq e che coordina la propria azione con gruppi all'esterno», ha aggiunto.
Quando l'uomo fugge dall'amore perché lei è troppo decisa
da Il Messaggero di Maurzio Costanzo
ROMA (24 ottobre) - E' arrivata una e-mail che riassume in poche righe una serie di contraddizioni di ieri e di oggi nei rapporti uomo e donna. Leggiamola insieme: «Gentile Costanzo mi chiamo Fiorenza, ho 35 anni. In passato ho avuto diverse storie d’amore, alcune importanti altre meno, tutte però finite per lo stesso motivo e allo stesso modo. Ogni rapporto è stato come una storia ripetuta, sempre la stessa. Cambiava solo l’uomo in questione ma il resto è stato tutto identico. Cercherò di spiegarle una cosa che probabilmente io stessa ho qualche difficoltà a capire». «Non ho mai avuto particolari difficoltà ad avvicinare o ad essere conquistata da un uomo prosegue il racconto sono una donna piacente e con la quale si possono intavolare piacevoli conversazioni. A volte è capitato che dalla semplice chiacchierata nascesse un interesse più profondo, che si è trasformato poi nelle storie d’amore di cui le parlavo prima. I problemi però cominciano a nascere in un secondo tempo, quando a detta del mio partner del momento, “comincio a tirar fuori un bel caratterino…”. Ed è proprio dal preciso istante in cui prendono consapevolezza di ciò, che le cose nel rapporto precipitano inevitabilmente. Inizia la fase del vittimismo da parte loro. Dichiarano di non sentirsi all’altezza della “forza” del mio carattere e propongono periodi di riflessione che vorrebbero prendersi (vigliaccamente) non tanto per loro ma per me, per consentirmi insomma di riflettere sul fatto che forse meriterei un uomo diverso al fianco, un uomo più forte, più maturo». «Naturalmente si legge nella e-mail essendo in quel momento coinvolta dal sentimento, scatta dentro di me il senso di protezione nei confronti sia del rapporto che dell’uomo che amo e tendo a mettermi in discussione. Cerco di capire dove e come ho sbagliato, colpevolizzandomi il più delle volte di non essere abbastanza dolce e tenera, cioè come la donna che forse è nell’immaginario di qualunque uomo. Ma paradossalmente poi è proprio il mio atteggiamento remissivo che porta il rapporto ad una rottura definitiva e irreversibile. Questa volta però perché mi si accusa di essere troppo arrendevole! Le mie passate esperienze mi hanno portato ad avere molta confusione e a non sapere più qual è la cosa giusta da fare. Spesso mi sento dire dalle amiche: “sii te stessa”. Ma il problema è che ormai non so più essere spontanea per la paura di fallire ancora una volta».Al contrario io penso che lei debba imporsi di essere se stessa come ha sempre fatto e non obbligarsi a comportamenti che non le appartengono. Cari auguri.La scorsa settimana sul sito www.ilmessaggero.it è stata pubblicata la “Pagina di vita” dal titolo: “Quando dietro la crisi di una coppia c’è l’educazione dei figli”. Nel forum sono arrivati dei commenti. Ve ne propongo qualcuno.Apparire moderni...Tuo marito dovrebbe ascoltarti, forse per apparire moderno tende ad essere permissivo e in questo caso fino all’incoscienza. Bisogna fare i conti con i terribili tempi in cui viviamo ed essere previdenti per evitare di disperarsi dopo.Linea dura...Il problema in questo caso non è che vostra figlia sebbene 13enne chieda di dormire fuori casa, ma è quello di accertarvi dove va a dormire e con chi. Qualora fosse in dubbio pure questo allora è giusto mantenere una linea dura e dire no.Responsabilizzare...A 13 anni ci si sente “adulti” e di conseguenza anche alcune richieste sono dirette ad affermare il desiderio di autonomia. In questi casi il no senza transigenza non produce niente di buono. Dica di sì a sua figlia ma solo a patto che possa garantirle tranquillità. In questo caso sarà sua figlia a doversi assumere la responsabilità di offrirle delle sicurezze.mauriziocostanzo@soloposta.it
Disservizio Telecom
da Il Messaggero
Sono qui a scrivervi per un disservizio da parte della Telecom Italia, sono 6 anni che mi lamento con la suddetta società, in quanto sul palo di derivazione che si trova sulla strada, dal quale partono i fili per la mia abitazione manca la scatola di derivazione, quindi i fili una volta che si inumidiscono, provocano fruscii alla linea e un vieni e vai da parte della linea adsl, servizi che comunque pago regolarmente essendo addebitati direttamente in conto corrente. E tutto questo se mi dice bene, ho passato anche periodi in cui la linea fosse completamente muta…Una delle tante scuse che hanno messo addirittura è stata quella che la Telecom non mandasse tale scatole, tanto è vero che in una telefonata fatta al 187, siccome non si può parlare con i dirigenti gli ho comunicato che se vogliono gliela compro io, oppure la comprassero e me la addebitassero sulla bolletta, ma niente, neanche così riesco ad avere un servizio efficiente.Ho dichiarato di abbandonare la Telecom, lo feci, mi contattarono dicendomi "ritorni, sistemiamo tutto", ma niente… Mi telefonano dicendomi "domani veniamo", ma non si sono mai visti, sono settimane oramai che faccio chiamate alla Telecom (187) ma niente, ed allora ora essendo esasperato dal servizio, ho deciso di scrivere sia a voi che al s.o.s. Gabibbo speriamo che qualcosa possa migliorare. Grazie in anticipo a tutta la redazioneMassimiliano Mangone
IV Municipio - Scuola media messa a norma Realizzato il bagno per disabili - Ma la carrozzella non ci passa - Nelle scuole romane un'ottima didattica, corsi avveniristici, corpo insegnante all'altezza, spesso sono costretti a convivere con cattive realizzazioni tecniche, impianti per la sicurezza non attivati, strani prodotti di maestranze che sembrano avere particolare senso dell'humor.
da Il Tempo
Alla scuola media Gian Battista Vico di piazza Filattiera in IV Municipio, il bagno per ragazzi diversamente abili è stato realizzato in modo tale che una carrozzina non ci può manovrare dentro. «Abbiamo segnalato all'ufficio tecnico municipale che è da rifare – sottolinea la dirigente scolastica Maria Mosca – Dovremo rinunciare a uno dei bangi cosiddetti normali ma non importa, altrimenti quello speciale rimane inutilizzabile e fuori norma». Quindi bisogna rimetterci le mani e dei soldi sono stati sprecati. Intanto nella scuola si lavora, si realizzano anche corsi didattici nei laboratori di informatica e di conoscenza archeologica grazie a reperti custoditi in alcuni ambienti dell'edificio presenti per un accordo con i Beni culturali: vi si trovano resti da Crustumerium, città preromana. Però abbondano le opere realizzate all'insegna di alcune stranezze. Una scala metallica esterna per l'evacuazione d'emergenza, realizzata lo scorso agosto e non ancora collaudata, ha uno strano orientamento: l'ultima rampa, quella che consente a insegnanti e bambini di poggiare piede a terra, è orientata verso il muro e la parte posteriore della scuola, all'opposto rispetto alla cancellata esterna: i piccoli dovrebbero fare un'inversione a «U», rasentare l'edificio scolastico magari in preda alle fiamme e/o fonte di fumo, per riuscire a dirigersi verso l'esterno. «La scelta realizzativa è dei tecnici dell'ufficio tecnico e la scuola non ha voce in capitolo – continua la dirigente – Sulla scala antincendio non so quali siano state le loro decisioni: intanto con il nostro esperto in sicurezza abbiamo chiesto che un pergolato e una recinzione che circondano un lato della scala, vengano eliminati. Sull'impianto interno antincendio invece, ci dicono che i lavori sono in fase di completamento e manca appunto il collegamento alla rete idrica. Giu.Gri.
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Contro la legge sulle intercettazioni telefoniche
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