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| Venerdì, 12 Marzo 2010 - Ultimo aggiornamento: 10:59
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Articolo 21 - Rassegna Stampa
La Rassegna Stampa di mercoledì 21 ottobre 2009 a cura di Hary
La leader di Confindustria in disaccordo con la svolta del ministro dell'Economia
"Noi siamo per la stabilità di imprese e posti di lavoro che peraltro non si fa per legge"
Berlusconi: "Posto fisso un valore" - Ma Marcegaglia contesta Tremonti
Epifani, Cgil: "Il governo convochi subito i sindacati. Non perdiamo altro tempo"
da La Repubblica
ROMA - "La cultura del posto fisso è un ritorno al passato non possibile che negli anni scorsi ha creato problemi". E' quanto ha dichiarato il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, a margine di un convegno, commentando le dichiarazioni di ieri del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti che ha elogiato il posto fisso, al punto da individuarlo come "la base della stabilità sociale". Ma Berlusconi difende il suo ministro: "Per noi il posto fisso è un valore e non un disvalore". Il titolare dell'Economia sorpreso dal clamore suscitato dalle sue parole: "Non è che se uno dice sì al posto fisso dice sì ai fannulloni". Apertura anche dal sindacato: "Se il governo è davvero interessato al superamento della precarietà, apra un tavolo di confronto", ha detto il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani: "E' necessario affrontare questi temi senza perdere altro tempo. Il governo convochi subito i sindacati e passi dalle parole ai fatti". Marcegaglia contro Tremonti. A margine di un convegno sul made in Italy la leader degli industriali ha infatti spiegato che un ritorno al posto fisso sarebbe un salto nel passato non più proponibile anche perché "in questo Paese ha creato problemi, un aumento della disoccupazione, del sommerso per esempio nel Mezzogiorno, e ha creato nella pubblica amministrazione questa logica dell'assenteismo e dei fannulloni tanto deprecato". "Ovviamente - ha aggiunto Marcegaglia - nessuno è a favore della precarietà e insicurezza in un momento come questo, in particolare. Però noi siamo per la stabilità delle imprese e dei posti di lavoro che peraltro non si fa per legge" ha aggiunto. Per le imprese, dunque, il problema è duplice: "Da una parte - ha sottolineato la numero uno di Confindustria - serve fare riforme per rendere le imprese più competitive, dall'altra serve una flessibilità regolata e tutelata come quella fatta con Treu e Biagi che ha creato tre milioni di posti di lavoro". "Noi siamo quindi dell'idea che bisogna investire in ammortizzatori, formazione e in un migliore incontro tra domanda e offerta come indicato nel libro bianco del ministro Sacconi", ha detto ancora Marcegaglia sottolineando comunque che il grosso del precariato non arriva dall'industria "dove il lavoro è più stabile", ma è da cercare nell'università, nella Pubblica amministrazione e nella scuola. "E' a questo che dobbiamo dare una risposta", ha aggiunto. "La forza di questo Paese non è la cultura del posto fisso ma proprio come dice Tremonti sta nei 5 milioni di imprenditori piccoli e medi che rischiano, vanno sui mercati e cercano di fare tutto il possibile anche in un momento come questo", ha concluso. Berlusconi difende il ministro. "La polemica della sinistra sulle dichiarazioni di Tremonti e sul posto fisso è l'ennesima conferma della malafede di molti esponenti della sinistra - afferma il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in una dichiarazione - Confermo la mia completa sintonia con il ministro Tremonti. Per noi, come dimostrano i provvedimenti presi in questi mesi a tutela dell'occupazione, è del tutto evidente che il posto fisso è un valore e non un disvalore. Così come sono un 'valore' le cosiddette partite Iva". "Il governo - ha aggiunto Berlusconi - è a fianco dei milioni di italiani che lavorano come collaboratori dipendenti così come è a fianco di milioni di italiani che intraprendono, rischiano e producono ricchezza per sè e per i loro collaboratori, nell'interesse dell'Italia". Tremonti sorpreso. "Non è che se uno dice sì al posto fisso dice sì ai fannulloni". Il ministro dell'Economia è apparso molto sorpreso dal clamore suscitato dalla sua difesa del posto fisso e da Lussemburgo, dove partecipa al Consiglio Ecofin, ha cercato di chiarire alcuni elementi, sottolineando che anche in un paese come l'America "ora si cerca la stabilita". Ma ha eluso ogni domanda sulle conseguenze politiche dalla sua affermazione di ieri. "Io non sono un fanatico che vede nella mobilità un valore in sè", ha replicato. Tremonti ha detto di aver raccolto ieri l'assenso dell'ex ministro Tiziano Treu quando ha affermato che "il precariato è stato portato dalla globalizzazione, ma le leggi lo definiscono con elementi di stabilita. Con la legge non puoi abolire in lavoro precario - ha scandito il ministro - ma puoi fare in modo che sia meno duro e ansiogeno". Il ministro ha insistito: "Se uno vi chiede se preferite stare al caldo o al freddo mi pare una cosa molto normale rispondere al caldo". Tutto questo per spiegare che la sua valutazione non è assolutamente una novità: "L'ho scritto - dice - anche nel mio libro di due anni fa". Brunetta contro. Ma non tutti, nel governo, sono concordi nel difendere il posto fisso: "Tremonti vorrebbe una nuova società dei salariati, solo che questa non risponde alle esigenze di flessibilità che pone il sistema. La sua è una soluzione del Novecento che non va più bene in questo secolo, non si può tornare indietro", ha detto in una intervista a Repubblica il ministro della Funzione pubblica. La proposta di Renato Brunetta è di "spalmare le esigenze di flessibilità su tutte le forze lavoro occupate. So bene - ha detto - quanto sia delicato questo argomento, basti pensare agli scontri, tra riformisti e conservatori, intorno all'articolo 18". Per il ministro "bisogna tornare all'alleanza tra capitale e lavoro, quella che ti dà la flessibilità nella partecipazione, che ti dà l'inclusione e che fa diventare il lavoratore uno shareholder, un azionista, che può gestire le sue azioni nella mobilità".
CLIMA - 'Svolta verde dell'industria Usa' ma è una beffa degli Yes men - Con una finta conferenza stampa il gruppo celebre per le sue bufale ha ingannato tutti i grande media internazionali
da La Repubblica di VALERIO GUALERZI
Gli "Yes men" sono tornati a colpire. Il gruppo di attivisti statunitense celebre per aver organizzato delle spettacolari truffe mediatiche a sfondo anticapitalista e ambientalista ha messo a segno un altro colpo dei suoi. Spacciandosi per rappresentanti della US Chamber of Commerce, una delle più importanti organizzazioni imprenditoriali americane, simile alla nostra Confindustria, due "yes men" hanno organizzato una finta conferenza stampa per annunciare al mondo che la lobby industriale metteva finalmente da parte la sua avversione per il "climate bill", la legge che fissa tetti alle emissioni di CO2 per contrastare i cambiamenti climatici. Notizia davvero ghiotta, visto che il provvedimento, fortemente voluto da Obama, dopo essere passato alla Camera è ora bloccato al Senato anche grazie alle pressioni esercitate dalla Chamber. Un cambio di rotta talmente importante che la Reuters, la più importante agenzia di stampa al mondo, si è affrettata a trasmettere in rete. E lo stesso hanno fatto le tv presenti alla farsa ordita dagli "Yes men" e i tanti blogger e "twitters" che curano l'informazione ambientale su internet. Quando circa venti minuti più tardi il vero portavoce della Chamber si è catapultato nella sala dell'associazione nazionale della stampa urlando che era tutta una bufala, era ormai troppo tardi, la beffa era riuscita alla perfezione. Gli "Yes men", ai quali è stato anche dedicato un docu-film presentato al festival di Berlino e in uscita la prossima settimana nelle sale Usa, ci hanno abituato in passato ad azioni clamorose. L'ultima risale ad appena qualche giorno fa, quando hanno distribuito nelle edicole una falsa versione del New York Post interamente dedicata alla minaccia rappresentata per la Grande Mela dai cambiamenti climatici. Questa volta però a dargli una mano nella riuscita della provocazione è stata la assoluta verosimiglianza del finto annuncio. "C'è solo un modo per fare affari e quel modo è approvare il prima possibile il climate bill così che a dicembre il presidente Obama si può presentare a Copenaghen e negoziare partendo da una posizione forte", ha esordito il falso portavoce della Chamber in conferenza. Affermazione inventata, ma di buon senso, e destinata forse a diventare presto realtà. Non più tardi di un paio di settimane fa influenti aziende associate all'organizzazione hanno infatti abbandonato la lobby proprio per smarcarsi dal suo atteggiamento sulla questione climatica e dentro la Chamber serpeggia un forte malumore. Tra le prese di distanza più clamorose, quelle di Nike, PG&E, PNM Resources e Exelon.
L'ex premier accusato di aver complottato nel 2004 contro SarkozyRequisitoria lunga cinque ore. Richieste di pene anche per altri due complici "Condannate de Villepin" - I pm chiedono 18 mesi e multa
da La Repubblica
PARIGI - I pubblici ministeri francesi hanno chiesto una condanna di 18 mesi con la condizionale e una multa da 45.000 euro per l'ex primo ministro francese, Dominique De Villepin, implicato nel processo Clearstream. Villepin è imputato di aver complottato contro il presidente francese, Nicolas Sarkozy per bloccare la sua corsa all'Eliseo nel 2004. "Nicolas Sarkozy aveva promesso di appendermi a un gancio da macellaio, vedo che la promessa è stata mantenuta": durissima la reazione dell'ex primo ministro francese. Era attesa come una resa dei conti la requisitoria del procuratore Jean-Claude Marin al processo per la falsificazione degli elenchi bancari di possessori di conti segreti all'estero. Il magistrato ha accusato de Villepin di "complicità in denuncia calunniosa" ai danni di Sarkozy, che nel 2004 era suo avversario nel partito della destra di governo, l'Ump, nella "nomination" per l'Eliseo. "Silenzio e passività", questi gli atteggiamenti che il procuratore rimprovera all'ex premier e che assimila alla complicità con il complotto per screditare Sarkozy. "Voglio credere - ha reagito de Villepin - che il procuratore abbia espresso oggi davanti al tribunale la sua intima convinzione. Quello che so è che non ha detto la realtà dei fatti. E' stato creato il reato di non aver fatto niente. Durante questo processo ci siamo sempre chiesti dove sarebbero state prese le requisitorie scritte, se a boulevard du Palais (palazzo di giustizia, ndr) o al Faubourg-Saint-Honorè (all'Eliseo, ndr). Forse stasera avete la risposta". La tesi difensiva di de Villepin si è basata sempre sulla guerra che Sarkozy, ora molto più potente di lui, gli ha sempre fatto. E sulla certezza che adesso è lui a pagare la legge del più forte. La requisitoria, in realtà, è stata meticolosa e dettagliata, è durata cinque ore e ha inchiodato gli imputati alle loro presunte responsabilità. Gravi e primarie quelle di Jean-Louis Gergorin, ex vicepresidente esecutivo del gruppo EADS, e dell'informatico Imad Lahoud: per il primo ha chiesto tre anni di carcere di cui la metà senza condizionale, definendolo "l'artigiano di tutta la manipolazione"; per il secondo, bollato come "imbroglione" senza il quale, però, "nulla sarebbe stato possibile", due anni, soltanto sei mesi dei quali con la condizionale. Infine, il piatto forte: de Villepin "e divenuto conscio, al più tardi nel corso dell'estate 2004" - secondo il procuratore - della manipolazione che con il suo silenzio stava avallando. Con questo è diventato assimilabile a "un istigatore della frode". Lo scandalo - già ribattezzato il Watergate francese - riguarda l'inserimento dei nomi di diverse personalità, fra cui Sarkozy, in una lista di titolari di conti occulti presso la finanziaria lussemburghese Clearstream. L'operazione, studiata a tavolino, sarebbe stata mirata a bloccare la scalata di Sarkozy all'Eliseo.
Il giovane non si sveglia. La corsa in ospedale, ma è troppo tardiSul caso è stata aperta un'inchiesta, mercoledì l'autopsia Montecatini, muore dopo l'arresto - Gli era stato dato un sedativo
da La Repubblica
E' stata aperta un'inchiesta sulla morte di un giovane romeno di 24 anni, morto subito dopo essere stato arrestato dai carabinieri di Montecatini e sedato da un medico del 118, perchè "fuori si sè". Il fatto è riportato oggi dal quotidiano locale Il Tirreno. Il ragazzo era stato fermato lunedì sera verso le 21:30 con l'accusa di aver aggredito e rapinato l'ex fidanzata. Vedendo gli uomini delle forze dell'ordine, il giovane, vistosamente ubriaco, era andato su tutte le furie. Una volta giunto in caserma, ha continuato ad opporre resistenza con urla e atti di autolesionismo, colpendo più volte il pavimento e le pareti con la testa e altre parti del corpo. I militari, dopo aver cercato di farlo calmare, hanno richiesto l'intervento di un medico del 118, che gli ha somministrato un sedativo. Da allora, però, il ragazzo non si è più svegliato. Il detenuto continuava a rimanere immobile in uno stato di sonno profondo. Verso la mezzanotte, i carabinieri hanno iniziato a sospettare che qualcosa non fosse andato per il verso giusto. Il romeno, infatti, non dava cenni di vita, neanche dopo i tentativi del personale medico di rianimarlo. A quel punto è partita una seconda telefonata al 118, che ha mandato immediatamente un'ambulanza sul posto. Poi la corsa disperata all'ospedale di Pistoia, dove il giovane è arrivato già morto. Il caso è ora nelle mani della magistratura, che ha aperto un'inchiesta per far luce sulle cause del decesso. Dall'autopsia, fissata per mercoledì mattina, dovrebbero emergere particolari rilevanti sullo stato di salute del giovane e sul tipo di calmante che gli è stato somministrato.
Posto fisso, idee confuse
da Europa di Paolo Nerozzi
I pronunciamenti del ministro Tremonti in merito al ritorno del “posto fisso”, oltre a confliggere con quella che è la politica quotidiana di questo esecutivo che ha fatto della guerra ai lavoratori precari, della pubblica amministrazione quanto dei settori privati, uno dei suoi tratti distintivi, lasciano perplessi in quanto sembrano più le elaborazioni di un semplice osservatore della politica italiana, e non le riflessioni del ministro dell’economia.Ma nonostante ciò, tali esternazioni, oltre che stigmatizzate mettendone in luce la distanza tra le parole e gli atti concreti dell’attuale governo, non sono folklore politico. Debbono essere considerate la volontà da parte di Tremonti di interloquire con una parte profonda del paese che vive in uno stato profondo di incertezza e di precarietà.Pronunciamenti che vanno presi quindi in seria considerazione, evitando di inseguire sulla stessa strada la leader di Confindustria.Il mix di richiami al “posto fisso” e alla “lotta” contro il sistema delle grandi banche è a base del consolidamento di un blocco sociale oggi in parte privo di rappresentanza politica e sociale. Un blocco sociale composto per lo più dal mondo delle piccole e piccolissime imprese che più delle altre risentono della crisi e della stretta creditizia, del lavoro manuale e dei tanti giovani, e non solo, precari che per primi – e senza alcuna copertura – sono stati espulsi dal mercato del lavoro a seguito della crisi economica.Quello stesso blocco sociale a cui si dovrebbe rivolgere un grande partito popolare riformista e che invece, ancora oggi, rischia di non incontrare nella sua attività politica. Un’estraneità del mondo del lavoro, in particolare di quello meno garantito, che si è andata determinando a causa delle nostre incertezze negli anni passati ad indicare una strada diversa rispetto all’imperativo dominante all’epoca del liberismo. Una timidezza, la nostra, che ancora non ci ha consentito di fare fino in fondo i conti con gli errori del passato, e che ha prestato il fianco a chi ci dipingeva come più interessati ad accreditarci verso i grossi gruppi finanziari e le grandi imprese, che ad essere attenti ai bisogni degli ultimi. Disattenti a quel progressivo processo di isolamento e chiusura in cui via via veniva coinvolto parte del lavoro dipendente.Al contrario a quel blocco sociale in questi anni hanno saputo parlare le destre promuovendo una politica basata sulla paura, sul localismo e sulla rottura di un patto nazionale e generazionale.Mettendo contro il nord e il sud del paese, i garantiti e i non garantiti, gli anziani e i giovani, i dipendenti pubblici da quelli privati e ricercando costantemente la divisione sindacale.Proprio dal ricreare le condizioni per un nuovo patto civico, capace di tenere insieme mondo del lavoro e piccola impresa, è possibile ridare fisionomia politica al Partito democratico. Un partito, che non a caso, ebbe una buona affermazione elettorale proprio quando propose il cosiddetto “patto dei produttori”. La stessa idea della vocazione maggioritaria, troppo spesso banalizzata ad asticelle elettorali da raggiungere, l’ho sempre intesa come la ricerca di parlare e rappresentare la gran parte del mondo del lavoro e di chi opera quotidianamente per contribuire all’economia di questo paese.Tremonti gioca quindi sulle nostre incertezze, ma negli atti politici e parlamentari di questi ultimi mesi è possibile riscontrare una nostra inversione di marcia: dalle iniziative per i precari della pubblica amministrazione e della scuola, all’estensione degli ammortizzatori sociali, al sostegno dei redditi dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, all’attenzione verso i piccoli imprenditori. Tremonti, quindi, se non vuole fare solo vuota retorica parta da qui e assuma qualcuna delle nostre proposte.E infine, se il ministro Tremonti crede davvero nel valore della stabilità del lavoro interpelli il suo collega Brunetta e lo convinca a stabilizzare almeno i precari delle amministrazioni pubbliche e della scuola. Si tratta di un semplice atto di governo e si impiega meno tempo che a scrivere un nuovo libro. Libro che naturalmente leggeremo con attenzione.
Le sorprese della politica al tempo dei reality
da Europa LA TELEDIPENDENTE di Stefania Carini
Al voto al voto
Lunedì Striscia ha indetto un sondaggio on line per le primarie del Pd. Si vota sul sito, e finora sono oltre 20 mila utenti hanno votato. La scientificità di una simile votazione è oscura.Ieri le percentuali alle 17.15 erano le seguenti: Marino 72%, Bersani 14%, Franceschini 14%. Ecco, confermata la regola della politica al tempo dei reality: l’escluso dal gruppo vince.Al televoto, ovvio. Nella realtà chissà. Ma realtà e reality sono ancora separabili.
Horror per adolescenti
Le premesse della felicità ci sono tutte, ma i due sposini Henry e Trish hanno fatto male i conti nell’organizzare il loro matrimonio. Non sanno che ritornare dopo anni sul luogo di afferrati delitti può portare solo guai? Questo è Harper’s Island creata da Ari Schlossberg, in onda su Raidue. È la piccola sorpresa della scorsa stagione americana arrivato in Italia un po’ in sordina. Sull’isola Harper, sette anni prima, un folle ha sterminato molti abitanti dell’isola, tra cui la madre di Abby, migliore amica dello sposo. Il ritorno sul luogo del rimosso riporta sempre a galla l’orrore. La maledizione dell’isola non è finita: qualcuno ha deciso di eliminare uno a uno tutti gli ospiti del felice matrimonio. Harper’s Island è un dieci piccoli indiani in versione teen horror. Tutti i personaggi hanno qualche segreto, tutti devono pagare. La serie mescola uno dei classici del giallo con la macabra fantasia dell’horror per adolescenti e di film di successo come The ring.In una stagione un po’ a corto di idee originali come quella appena passata, Harper’s Island ha rappresentato un nuovo modo di sfruttare la serialità: ogni puntata, un morto. Riuscirà il teen horror molto molo splatter a diventare un nuovo genere televisivo? In fondo certe autopsie di CSI sono più macabre.
Delitti&segreti
Il crossover! Intelligence stupisce.Lo ripetiamo: manca delle finezze della grande storia di spionaggio, e ha dei buchi logici.Però è girato bene, e ha portato al grande pubblico un genere pochissimo frequentato dal nostro cinema e dalla nostra tv. L’altra sera c’è stato un piccolo giochino da telefilm americano. Dopo l’ennesimo cadavere, infatti, comparivano sulla scena del crimine quelli del Ris. Gli interpreti dell’altra serie di successo del produttore Pietro Valsecchi (Taodue) entravano nel mondo di Tancredi- Bova, e indagavano con i loro metodi scientifici. Crossover, direbbero gli americani. E così, il cerchio si chiude. Con le sue fiction come Ultimo, Borsellino, Il capo dei Capi, Squadra antimafia, Valsecchi ha ricostruito cronologicamente la storia della mafia, tema che gli sta a cuore. Con Intelligence e RIS, invece, ha costruito un mondo contemporaneo e simultaneo fatto di alta tecnologia e delitti&segreti. Anche questa capacità di unire mondi immaginari fa parte di un progetto di scrittura di qualità. È una pianificazione della propria narrazione, unica nel panorama televisivo italiano.
PREZZI ALLE STELLE
Benzina e gasolio, raffica di rialzi - La Verde torna sopra quota 1,3 euro
da La Stampa
ROMA - Raffica di rialzi per la benzina verde che torna oggi sopra quota 1,3 euro il litro nei benzinai di Agip, Esso, Shell e Total. L’aumento maggiore - secondo le rilevazione effettuate dalla Staffetta Quotidiana - è quello dell’Agip, che mette a segno un incremento di 20 millesimi, il quinto rialzo consecutivo, e porta il prezzo della verde a 1,314 euro il litro. Aumenta invece di 15 millesimi la Total (a 1,309 euro il litro), di 10 la Shell (a 1,309 euro), di 4 la esso (a 1,301 euro) e di cinque la Erg (che rimane sotto la soglia 1,3 a 1,299 euro). Invariati i prezzi per gli altri marchi. Anche per il Gasolio arrivano rincari per sei marchi sugli otto monitorati da Staffetta quotidiana. L’Agip aumenta di 20 millesimi portando il prezzo a 1,158 euro il litro. Incrementi leggermente inferiori arrivano invece per Total (+15 millesimi a 1,153 euro), Erg (+10 millesimi, a 1,149 euro), Tamoil (+10 millesimi a 1,147 euro), Esso (+9 millesimi a 1,145 euro), Shell (+5 millesimi a 1.154 euro).I rincari dei prezzi dei carburanti sono «isterici» e «aumentano ad una velocità impressionante». Lo sostiene in una nota il presidente dell’associazione dei consumatori Codacons, Carlo Rienzi. «L’isterismo dei listini - si legge nella nota - solo in parte è giustificabile con i rincari avvenuti nelle quotazioni internazionali del petrolio, e allo stato attuale determina un maggior esborso pari a 3,3 euro per un pieno di benzina e a 3,15 euro per un pieno di gasolio». Secondo le rilevazioni del Codacons, infatti, «solo 20 giorni fa la benzina costava 1,248 euro al litro, e il gasolio 1,095». «Non ci resta che sperare - conclude Rienzi - in una futura cura che possa guarire la patologia di cui soffre il settore dei carburanti in Italia, sempre più caratterizzato da prezzi che schizzano rapidamente al rialzo al primo accenno di aumento del petrolio».
L'allarme delle donne: "L'abc delle nostre libertà è a rischio"
da L'Unità di Mariagrazia Gerina
"Andiamo nelle scuole ad insegnare l'articolo tre della Costituzione, anche la seconda parte... è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che limitano di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini... L'abc delle nostre libertà democratiche sono a rischio e se lo capiamo prima noi degli uomini meglio anche per loro", organizza l'azione Nadia Urbinati, docente di Teoria politica e ideologie moderne alla Columbia University e al Sant'Anna di Pisa: "L'opposizione non è solo in parlamento, ma anche quella che fuori dal parlamento non ha voce e non ha luoghi". E' stata lei ad avviare sulle pagine de l'Unità il dibattito sul “silenzio delle donne” davanti al Papi-gate. E ieri c'era anche lei, insieme a Paola Concia, Vittoria Franco, Susanna Cenni, Alessandra Bocchetti, Maite Larrauri, Siriana Suprani e – in collegamento telefonico – la regista Lorella Zanardo, al forum organizzato nella nostra redazione per fare il punto su donne, corpo potere, iniziativa politica femminile, dopo un mese di riflessioni, articoli, analisi, idee.Una prima riunione operativa. In cui anche i dubbi servono: “Che vogliamo dire, per esempio, quando diciamo: noi donne?”, domanda la spagnola Maite Larrauri, insegnante. “Certo un tempo era chiaro, adesso no”. Ma da qui si riparte. Primo appuntamento in agenda: partecipare tutte il 19 settembre alla manifestazione sulla libertà di stampa. E poi: “Individuiamo degli obiettivi attorno a cui mobilitare le donne e poi vediamo se questo movimento c'è”."Né vittime, né rivendicative", suggerisce Siriana Suprani, dell'Istituto Gramsci: "E' il momento di fare battaglie non solo per noi stess ma per tutti". Obiettivo: riprendere l'iniziativa. Dopo quello che Nadia Urbinati, appunto, ha chiamato il “silenzio delle donne”: "Nessuna di noi in realtà era in silenzio, ma di fronte agli eventi gravi le donne si sono sempre mobilitate facendo sentire la loro presenza attiva e collettiva, mentre davanti al maltrattamento a cui abbiamo assistito – perché non c'è dubbio che così si debba definire quel via vai di donne a Palazzo Grazioli – siamo rimaste in silenzio, forse perché attonite, forse perché si trattava di un maltrattamento ingannevole", riflette Nadia Urbinati, richiamando l'attenzione sul nodo centrale di tutta la questione. Il rapporto tra sesso e potere. Altri modelli cercasi. Disperatamente. Un'alternativa a Noemi e a Patrizia D'Addario deve esserci. "E non è possibile che l'unica altra via perché si parli di donne è quando sono vittime di violenza o comunque vittime", si accalora Alessandra Bocchetti, storica e femminista. Almeno in Germania hanno Angela Merkel, sbotta Paola Concia. Da noi – come suggerisce qualche lettore – c'è Mara Carfagna, ministro delle Pari Opportunità.Come smontare il modello “velina” dunque? "Perché va bene l'allarme sulla proposizione del corpo-oggetto fatta dalla tv er però poi i giovani hanno un bisogno enorme di corpo, per loro l'espressione attraverso il corpo è fondamentale", spiega Lorella Zanardo, autrice (“insieme a due uomini”, precisa lei) di un documentario su “Il corpo delle donne”, appunto, che è un montaggio rivelatore di come la tv le vuole, e anche animatrice dell'omonimo blog (www.ilcorpodelledonne.net, 240mila contatti). "Sul nostro blog , ci scrivono tanti ragazzi che dicono: ok, il corpo oggetto non va bene, ma dateci spazi e modi dove esprimere il nostro copro che per noi è una conquista e la vogliamo esibire". Figuriamoci se sarà un gruppo di “femministe” a smentirli. Tanto più che riapproriarsi del corpo significa di fatto rovesciare il rapporto con i media. Questione delle questioni. Come? Magari – come la stessa regista Lorella Zanardo vorrebbe fare – andando a insegnare nelle scuole educazione alle immagine e alla televisione.La scuola di nuovo. E accanto a questa, si snocciolano poi in due ore fittissime di workshop tutte le altre questioni. Il lavoro, prima di tutto. “Il lavoro e come conciliarlo con la cura della famiglia, come fare in modo che anche il lavoro di cura diventi spazio pubblico condiviso”, articola Vittoria Franco, senatrice e responsabile Pari Opportunità del Pd: “La destra ci sta facendo fare un passo indietro e anche nel Pd si stenta a far capire la centralità di questi temi”. “Mettiamo le mani nella pasta del nostro paese”, rivendica Alessandra Bocchetti, femminista e storica, convinta che il punto non sia rivendicare ma “governare”: “Un paese di uomini e donne non può essere governato da soli uomini”. “Mi sono sentita un colpo allo stomaco alla prima seduta del parlamento, quando una a una si sono alzate le parlamentari del Pdl, era chiarissimo il messaggio: le donne in questo paese le rappresentiamo noi”, racconta la parlamentare del Pd Susanna Cenni.E gli uomini? Si posso cambiare, suggerisce da brava insegnate Maite Larrauri: "Si parla di Zapatero come un uomo di sensibilità estrema ma non si dice quante donne hanno fatto pressione su di lui perché diventasse così sensibile”. “Io so che in Germania dove Angela Merkel è cancelliera il valore sociale delle donne è salito”, dice la deputata del Pd Paola Concia, autrice della proprosta di legge contro l'omofobia. Altro esempio di possibile iniziativa. Delle otto ospiti tre erano parlamentari del Pd. A proposito: come mai non c'è nemmeno una candidata donna alla segreteria del Pd. La domanda non cade nel vuoto. “Il congresso è stato pensato come un risiko per maschi”, si lamenta Paola Concia. E però: “Anche noi non siamo riuscite a rovesciare le regole del gioco e ci siamo trasformati in comari dell'uno e dell'altro”. “Certo, dipende anche da noi... E in effetti – ragiona Vittoria Franco - Anna Finocchiaro sarebbe stata una bella candidatura”.
Cento euro di multa ai lavavetri. La faccia feroce di Roma
da L'Unità
Cento euro la multa che si vedranno appioppare i lavavetri nelle strade della capitale: questa la sanzione prevista nell'ordinanza del sindaco che sarà presentata domani in Campidoglio. La sanzione amministrativa, che si aggiunge al sequestro degli «attrezzi del mestiere», non riguarderà esclusivamente i lavavetri, ma anche coloro i quali verranno pizzicati a semafori ed incroci stradali a svolgere attività simili, comprese quelle dei giocolieri e dei venditori ambulanti di merce di vario tipo, che possono intralciare la circolazione. Ma l'ordinanza sarà un mix di sanzione ed azione sociale. Infatti minori a rischio sfruttamento e chi verrà riconosciuto in stato di particolare indigenza potrà essere inviato alle strutture comunali che si occupano di assistenza.
Il caso - Polemiche sull’ipotesi del suo coinvolgimento L’ex bandito Mesina all’«Isola dei famosi»? Lui: sì, se mi scelgono Cossiga: ha pagato i debiti con la giustizia
da Corriere della Sera di Alberto Pinna, Elvira Serra
MILANO — Fino all’ora di pranzo era solo una notizia glamour: il bandito in Nicaragua. Dopo, un caso politico. E non è neppure confermato che vada. «Se mi scelgono, e a me va bene, dirò di sì. Se no, no». Graziano Mesina misura le parole, all’inizio, mentre commenta l’ipotesi di una sua partecipazione all’«Isola dei famosi». La faccia, poi, diventa di pietra quando sa che diversi parlamentari hanno giudicato «immorale » l’ipotesi di coinvolgerlo nella settima edizione del programma condotto da Simona Ventura.«Ma chi sono? Cosa sanno di me? Perché non vengono a dirmelo in faccia cosa pensano? Non ho mai maltrattato nessuna delle persone che ho sequestrato, sono tornate tutte vive a casa, anzi con alcuni siamo diventati amici. Non le ho private con entusiasmo della libertà, l’ho fatto solo per trovarmi i mezzi per vivere. E non mi sono tenuto nulla: non sono un uomo ricco, i soldi li ho dati a chi ne aveva bisogno».La primula rossa del banditismo sardo si scalda e non c’è modo di portarlo su temi più lievi dentro il camerino che Retequattro gli ha messo a disposizione, a Milano 2, dopo un’intervista con il direttore Emilio Fede che andrà in onda sabato notte. Maglione tortora, camicia bianca, più di qualche chilo di troppo, Mesina s’indurisce a ogni domanda sgradita e risponde con tutto l’orgoglio barbaricino che ha rafforzato in 40 anni di carcere: «Simona Ventura l’ho vista una volta di sfuggita in aeroporto a Olbia, il suo programma qualche volta. Mi incuriosisce. E poi non sono mai stato in Nicaragua. Veramente non sono mai stato da nessun’altra parte, non ho neppure il passaporto. Paura di andare all’Isola perché ho 67 anni? Sono un tipo che si adegua a tutto. Sono entrato all’inferno tre volte e ne sono tornato indietro restando sempre lo stesso». La grazia concessa dal presidente Ciampi nel 2004, il rientro nella sua Orgosolo dove campa facendo la guida turistica (ma con altri soci ha un’agenzia immobiliare e una di viaggi), la figura di Graziano Mesina riesce ancora a spaccare l’opinione pubblica.Giampiero D’Alia (Udc): «Non credo possa essere un esempio per i milioni di spettatori che seguono il programma ». Simonetta Licastro Scardino (Pdl): «Presenterò immediatamente un’interrogazione: è assolutamente immorale pensare di utilizzare soldi pubblici per ingaggiare un criminale che si è macchiato di reati ripugnanti come il sequestro di persona ». Dalla parte dell’ex bandito, Bruno Murgia (Pdl): «È un uomo libero che può fare quello che vuole». Ma soprattutto il presidente emerito della Repubblica Cossiga: «Graziano Mesina ha pagato da tempo tutti i suoi debiti con la giustizia. Non capisco perché all’'Isola dei famosi' possano andare alcune sgallettate e lui no».Ci andrà davvero? «Mio fratello è a Milano per firmare», dice Antonia Mesina a Novella 2000 in edicola domani. Ma per ora nessuno della produzione di Magnolia conferma.
Foto hard dell'ex: per la Cassazione diffonderle è violenza privata
da Il Messaggero
SANTA MARIA CAPUA VETERE - È violenza privata anche minacciare l'ex amante di diffondere immagini «hard» della conclusa relazione. Con questa motivazione i giudici della Cassazione hanno confermato la condanna per un uomo della provincia di Caserta che aveva filmato alcune scene dei rapporti sessuali avuti con una donna sposata, successivamente minacciata per obbligarla a non tornare a vivere con il marito. L' imputato - accusato di tentata violenza privata ai danni della donna - era stato condannato a una pena pecuniaria nei primi due gradi di giudizio poi confermata dai giudici della Cassazione. L' uomo aveva anche inviato alcuni sms sull'utenza telefonica del marito della donna per invitarlo a non rappacificarsi con lei. La Cassazione ha specificato che gli sms inviati al marito della donna adombrano in modo palese un'ulteriore condotta di violenza privata, ai danni del marito della vittima e denotano comunque «la conferma solare della violenza morale attuata nei confronti della donna». Una pluralità di intenti - secondo la Cassazione - che ribadisce e non esclude il dolo specifico dell' illecito contestato teso a far riprendere, invece, la relazione clandestina.
Terremoto, inchiesta Casa dello studente: acqua nelle travi e pilastri nella mensaI risultati dei sopralluoghi dei consulenti di parte civile
da Il Messaggero
L'AQUILA (20 ottobre) - La scala di emergenza della parte crollata della casa dello studente dell'Aquila - oggetto della penultima ristrutturazione, nel 2002 - non era saldamente attaccata alla struttura. È una delle irregolarità riscontrate dai consulenti di parte civile durante i numerosi sopralluoghi fatti nella Casa dello studente insieme con i consulenti nominati dalla procura della Repubblica. Così, mentre la procura sta per firmare 12 avvisi di garanzia per il crollo della struttura dove sono morti otto giovani - emergono particolari che secondo legali e tecnici delle famiglie delle vittime potrebbero costituire delle concause dei crolli. Tra le altre anomalie riscontrate dai tecnici, ci sono il sovraccarico sul tetto crollato, causato dai pannelli solari (circa 400 chilogrammi) e dai serbatoi d'acqua, ed il fatto che le travi ed i pilastri del piano terra - nello spazio della mensa - erano intrisi di umidità. «Nell'armatura - affermano i consulenti di parte civile - dentro il calcestruzzo era presente acqua tanto da rendere debole la struttura e la conseguenza è che travi e pilastri erano filtrati ed infiltrati d'acqua. Come se non bastasse al di sopra della Casa dello studente c'era un grosso terrazzo non impermeabilizzato e quindi esposto alle piogge. Proprio la situazione di travi e pilastri è quella denunciata dagli studenti che hanno parlato di «colonne che trasudavano». I tecnici dei consulenti di parte civile sottolineano che il calcestruzzo utilizzato nel resto della costruzione era di buona qualità. L'avvocato romano Marino Marini, coordinatore dei legali delle parti offese della casa dello studente, ha spiegato «che ad oggi l'aspetto giuridicamente più rilevante, senza conoscere le carte è che lo studio di Abruzzo Engineering del 2006 aveva rilevato una carenza strutturale e nessuno è intervenuto».
Il posto fisso e le metamorfosi delle relazioni umane
da Il Messaggero di Lisa Ginzburg
ROMA (20 ottobre) - Lavoro fisso o lavoro mobile? Stabili - e statici - o invece fluidi e dinamici, ma precari? La domanda imperversa nel dibattito della nostra politica e non solo: ha a che fare con l’intero sistema delle nostre relazioni umane. Sarà vero che il sempre più scarso desiderio di mettere su famiglia e procreare si lega al margine via via più ridotto di condizioni di vita materiale accettabili? O piuttosto l’anomalia delle strutture familiari è un dato inevitabile del nostro presente, di cui la mobilità lavorativa è soltanto uno dei corrispettivi? Insomma, se anche per miracolo (inimmaginabile, come tutti i miracoli) l’economia italiana conoscesse un nuovo slancio, non sono convinta che la diretta conseguenza sarebbe il ritorno a modelli domestici compatti dei quali i più sostengono di avere nostalgia. Quello economico è un sistema soggetto a mutamenti talvolta molto rapidi, anche rapinosi. Non così l’organizzazione della nostra vita privata, passibile di metamorfosi più lente, ma più irreversibili. Insomma, speriamo che la crisi del lavoro possa conoscere un termine, un miglioramento, una via d’uscita. Ma la dimensione della nostra vita sociale, personale, familiare, quella vive di tempi e modi suoi propri, non così sincronizzati con i tempi e i modi dei nostri conti in banca, come pensano in molti.
Perché Nefertiti deve rimanere in Germania
da Il Riformista di Francesco Bonami
CONTESE. L'Egitto rivuole indietro il busto della regina. Una richiesta assurda. Le leggi del passato non sono applicabili al mondo di oggi. E rispettare la storia, con le sue ingiustizie, è necessario per preservare la memoria. Il Neues Museum nel centro di Berlino era un rudere più simile al Partenone che a un edificio neoclassico riconosciuto dall’Unesco come parte del patrimonio culturale del mondo. Mezzo distrutto dalla Guerra, dall’incuranza del governo comunista della Germania Orientale e infine dalla mezza bancarotta della città di Berlino, è stato finalmente riaperto dal Cancelliere tedesco Markel dopo un intervento dell’architetto britannico David Chipperfield e 233 milioni di euro di spesa. Star dell’evento il busto in pietra dipinta, vecchio 300 anni, della regina egiziana Nefertiti. Questo capolavoro fu portato in Germania nel 1913. Peccato che il governo egiziano adesso lo vuole indietro sciupando la festa a tedeschi. Il responsabile delle antichità egiziane Zahi Hawass ha dichiarato che è stata aperta un'inchiesta per capire se il reperto fu esportato illegalmente. I tedeschi, più precisi degli egiziani, pare abbiano ancora un pezzo di carta che descrive la transazione fra l’archeologo Ludwig Borchardt che aveva scavato il pezzo nel 1912 e un funzionario egiziano. Tuttavia il caso, che non è il primo e non sarà l’ultimo, basti pensare ai marmi del Partenone del British Museum o ad altri reperti egizi al Louvre che il Cairo ha chiesto indietro.La domanda è sempre la stessa: «È possibile applicare ad oggetti usciti dal loro paese originale secoli prima leggi che un tempo non esistevano?». Se la risposta è sì, allora anche Versailles dovrebbe rendere le Nozze di Cana del Veronese a Venezia, ma sappiamo che questo è improbabile. Spesso queste rivendicazioni nascondono vendette che poco hanno a che fare con l’arte e la cultura. Il caso di Nefertiti sembra dipendere dal fatto che poche settimane fa il ministro della cultura egiziano Faruq Hosni ha subito l’affronto di non essere stato eletto direttore Generale dell’Unesco dopo che era venuta fuori la sua dichiarazione al Parlamento di casa di volersi prendere carico personalmente del rogo di tutti i libri israeliani presenti nelle biblioteche del paese. Un'affermazione poco diplomatica che certo non si addice ad un'organizzazione come l’Unesco che protegge e non minaccia la cultura di qualsiasi paese.La razionalità, ovviamente, non sembra essere una delle caratteristiche più diffuse in certe zone del mondo. Così, ecco arrivare la minaccia al governo tedesco. Una minaccia che nasconde altri ricatti sicuramente di natura strategica ed economica. Cedere però a queste richieste può essere pericolossisimo, perché scoperchia una scatola di vermi senza fondo. Domani potrebbero saltare fuori gli eredi dello scultore che ha fatto i Bronzi di Riace ad esigerne la restituzione, oppure una carta di qualche armatore greco che si avvale della proprietà della Vittoria di Samotracia al Louvre. Il governo di Atene potrebbe fare causa per danni a quello turco, perché aveva trasformato alla fine del ‘600 proprio il Partenone in un deposito di munizioni bombardato dai veneziani che assediavano l’Acropoli e ridotto nello stato che oggi ammiriamo. I turchi possono però rivalersi sul comune di Venezia. Tornando a Nefertiti, parlare di transazioni legali o illegali avvenute quasi un secolo fa sembra ridicolo. Di cosa può essere accusato il segretario della Compagnia Orientale Tedesca che concluse l’affare? D’incauto acquisto come nel caso di un motorino rubato?La Storia, purtroppo, è ricolma d’ingiustizie commesse in epoche dove il concetto di legalità era molto vago, pensare di poterle correggere adesso è illusorio e anche ipocrita. La stessa storia dell’antico Egitto è costruita su violenze e ingiustizie. Vogliamo per questo distruggere le piramidi perché nel costruirla sono morti migliaia di schiavi? L’idea del ministro della cultura di Mubarak di bruciare i libri israeliani non è forse un'idea assurda e ingiusta? La Storia è anche memoria di fatti e misfatti. Rispettare entro certi limiti la Storia vuol dire rispettare anche la memoria dei crimini che l’umanità ha commesso contro se stessa. Azzerare la Storia quindi significa anche rischiare di azzerare la memoria. Non si possono distruggere le Piramidi o bruciare i libri delle altre culture per lo stesso motivo che il campo di concentramento di Auschwitz non è stato abbattuto, ma è diventato un monumento alla memoria di uno dei più atroci crimini commessi contro il genere umano. Faruq Hosni con la sua sparata al parlamento del Cairo ha involontariamente spiegato al mondo il perché il busto di Nefertiti deve rimanere a Berlino. Un libro non è meno importante di una scultura.
A colpi di spadaCari onorevoli, più letteratura e meno gossipNel Pd lotta tra ex Dc e ex Pc: Augusto del Noce previde il partito dei comunisti senza più fede e cattolici senza più Chiesa.
da Il Tempo - L'Orlando Curioso di Davide Rondoni
Nel Pd è iniziata una lotta tra Franceschini e Bersani. Tra ex Dc e ex Pc per guidare il partito della sinistra. Augusto del Noce previde che comunisti senza più fede e cattolici senza più Chiesa (i cattolici adulti, così simili ai protestanti) avrebbero fatto un partito. Che avrebbe avuto le caratteristiche di un partito radicale di massa, dal punto di vista dei contenuti. Lo aveva previsto anche Morselli nel romanzo "Roma senza Papa". La Lega che vince tra i ceti popolari al nord dà voce al socialismo umanitario ben radicato in Lombardia, non anticristiano e non marxista che informava, ad esempio, le liriche di Ada Negri, prima poetessa a descrivere con efficacia le fabbriche e perciò chiamata la "vergine rossa". ***Ai molti analisti politici, attenti all'ultima tinteggiatura di capelli di Gianni Letta o ai tremiti dei baffi di D'Alema, consigliamo di guardare le viscere della letteratura e della cultura per capire e farci capire qualcosa, piuttosto che le chiacchiere in redazione ai bar di Montecitorio, o i video del telefonino della D'Addario.
In aumento i furti di dati personali - "Aiuto, mi hanno rubato l'identità!"In due anni la clonazione delle carte di credito nella Capitale è cresciuta del 30 per cento. Solo nel 2008 l'Italia ha ratificato una legge sul cybercrime.
da Il Tempo - Maurizio Gallo
Era l'aprile dell'89. Giuseppe e Fabiana avevano appena comprato i biglietti per il viaggio di nozze alle Maldive, quando il borsello che conteneva i voucher e i loro documenti venne rubato. I due sporsero denuncia ma non bloccarono subito le carte di credito e Giuseppe si trovò con il conto prosciugato. Sembrava finita. Era solo l'inizio.Un anno dopo si presentarono a casa dei coniugi alcuni uomini con assegni scoperti da protestare. Erano firmati da Giuseppe, che di cognome fa Rossi. Data di nascita e residenza coincidevano. Poi arrivarono gli ufficiali giudiziari, prima per consegnare decreti di condanna relativi agli assegni, quindi per pignorargli i mobili e lo stipendio. Lui ignorò tutti gli inviti a comparire davanti ai magistrati. Non aveva fatto niente. Era innocente. Pensava ad un'omonimia. Che cosa doveva temere?Nel '96 Giuseppe si rivolse finalmente a un avvocato e scoprì con orrore che a suo nome risultavano undici conti correnti, tutti in città diverse, tutti in banche diverse. Tutti scoperti. Totale: due miliardi di lire da restituire. Non solo, gli disse il legale, a suo carico c'erano numerosi decreti penali di condanna, per la maggior parte definitivi, pari a un anno di reclusione. E ancora: due denunce per truffa, un procedimento per bancarotta fraudolenta e sette-otto auto di grossa cilindrata intestate a lui e oggetto di un centinaio di verbali per violazione del codice stradale.«Insomma, lei è un pluripregiudicato», comunicò l'avvocato a Giuseppe. Il nostro eroe e il suo difensore dovevano affrontare 60-70 dibattimenti penali e civili in mezza Italia. Sono passati dieci anni. Un decennio di trasferte, carte bollate, soldi che escono da tasche già svuotate. I governi si sono succeduti. L'euro ha preso il posto della lira. Ma l'odissea giudiziaria di Giuseppe non è ancora finita. La sua stora (vera) è raccontata nel bel libro di Gianni Dell'Aiuto, «Cronache da ultima pagina».Un titolo appropriato, perché vicende come quella del povero Giuseppe sono tanto comuni quanto sconosciute. Ma il fenomeno dei furti d'identità e quello, connesso, della clonazione di carte di credito (gli assegni ormai sono fuori moda) sono in vertiginosa crescita. Soprattutto nel centro Italia, e specialmente a Roma. Per quanto riguarda la riproduzione illegale delle credit card, negli ultimi due anni la città eterna ha fatto registrare una lievitazione dei casi pari al 30 per cento. «Oltre le denunce, naturalmente, sono in aumento gli arresti in flagranza di reato - spiega il sostituto procuratore romano Giuseppe Corasaniti, un pioniere della lotta al crimine informatico - Negli utlimi 30 mesi sono stati sequestrati nella Capitale circa cento skimmer, l'apparecchio che si sovrappone allo sportello del bancomat e registra i dati della carta che abilitano al prelievo».Complementare allo skimmer è la micro-videocamera utilizzata per «immortalare» il codice segreto che digitiamno sulla tastiera. Si incrociano le informazioni e il gioco, che a Roma vede in pole position i romeni, è fatto. Infine c'è il Pos, point of sale (punto di vendita). Si apre la scatoletta, si inserisce un apparecchio grande quanto un accendino e si rubano le informazioni necessarie alla frode. In alcuni casi i malviventi si sono fatti chiudere di notte dentro un centro commerciale per eseguire quest'operazione. Qualche volta sono stati scoperti, ma se la sono cavata con un'accusa di tentato furto. Chi si appropria dell'identità di una persona, però, non ha nemmeno bisogno di ricorrere a strumenti così sofisticati.E non rischia molto. Il «deterrente» normativo, infatti, è uno dei punti deboli del sistema di difesa contro questi reati. «Se per la clonazione delle carte di credito c'è il decreto 231 del 2007, che prevede da uno a cinque anni di reclusione - sottolinea Corasaniti - Il furto d'identità, invece, è punito dall'articolo 494 del codice penale e la pena massima è di dodici mesi, la stessa per il furto di dati via web, il phishing. Una sanzione che non non è dissuasiva, visto che gli incensurati neanche vanno in prigione e la prescrizione del reato, dati i tempi d'indagine, è praticamente certa. Ma rappresenta addirittura un incentivo alla criminalità». Ostacoli giuridici per un crimine che ha come palcoscenico l'intero globo e ai quali si aggiungono leggi diverse da Paese a Paese e l'assenza di un coordinamento internazionale: soltanto l'anno scorso l'Italia ha ratificato la Convenzione sul cybercrime firmata a Budapest il 23 novembre 2001, che prevede la collaborazione diretta fra polizie. E all'appello mancano ancora molte nazioni, fra cui la Russia e la Svezia. La velocità di reazione, invece, è elemento vitale delle indagini. «È necessario acquisire i dati e individuare la fonte dell'attacco prima che il sistema cancelli le informazioni, il che in genere avviene dopo tre mesi», spiega ancora il pm Corasaniti. Un altro problema è quello di un'unica banca dati che prevenga le frodi. A settembre, con un'iniziativa bipartisan, è stato presentato un disegno di legge «preventivo» che vuole istituire un archivio centrale informatizzato di cui sarebbe titolare l'Ucamp (ufficio centrale antifrode dei mezzi di pagamento). Gli aderenti potranno verificare l'autenticità dei dati contenuti nella documentazione di chi chiede un finanziamento.Ma il ddl è ancora in alto mare. «Il freno è rappresentato da una concezione molto restrittiva della privacy - osserva Corasaniti - E questo vale anche per le videocamere di sorveglianza a circuito chiuso. Nelle banche, ad esempio, sono poste in alto e sono a bassa definizione. Quindi non consentono una buona identificazione del delinquente. Le immagini, inoltre, vengono cancellate ogni 24 ore e noi spesso dobbiamo correre sul posto per impedire che informazioni vitali all'inchiesta vengano distrutte per sempre». Il risultato è una bassa tutela del cittadino. Che non di rado, come nel caso di Giuseppe Rossi, si trova ad affrontare un vero calvario per dimostrare la sua innocenza. Se e quando ci riesce.
tutti i trucchi dei malviventi
Dal phishing al trashing la frode viaggia sul webEstratti conto, bollette, vecchi contratti e scontrini delle carte di credito possono essere utilizzati dei truffatori informatici per furti e vere e proprie appropriazioni di identità.
da Il Tempo - Maurizio Gallo
Quante volte lo abbiamo fatto senza pensarci? Per noi era carta straccia, materiale da cestinare. Insomma, roba buona per il cassonetto dell'immondizia. Per qualcun altro, invece, quegli stessi documenti valevano oro. Estratti conto, bollette, vecchi contratti con compagnie assicurative, dati relativi al fisco, scontrini delle carte di credito e persino il nostro indirizzo incollato all'involucro del quotidiano in abbonamento possono infatti essere utilizzati per il bin raiding o il trashing (dall'inglese trash, che significa cinfrusaglia).In parole povere, il furto d'identità. Una «leggerezza» che verrà pagata a caro prezzo dalla vittima di turno. Secondo una recente indagine dell'Adiconsum, un consumatore su quattro (26%) ha avuto esperienza diretta o indiretta di questo reato. Nel mirino ci sono soprattutto i liberi professionisti, i commercianti e i lavoratori dipendenti, gli abitanti del Centro-Sud e, in genere, chi usa con maggiore frequenza la carta di credito per pagamenti online. Ma la colpa è spesso nostra. Il 49% degli intervistati (in tutto 1325 consumatori italiani tra i 18 e i 60 anni) lascia memorizzate le proprie password sul pc, il 40% non usa carte prepagate, e il 55% butta via documenti che contengono dati «sensibili» senza distruggerli.La media dei «prelievi» illeciti è sui 500 euro (47%) mentre soltanto il 10 per cento degli intervistati ha dichiarato di essersi visto sottrarre cifre pari o superiori ai mille euro. Il 37% non ha saputo quantificare il danno. Tuttavia, se il 33% non prende alcuna precauzione per ridurre i rischi su internet, oltre la metà (51%) fa acquisti in rete, il 69% tiene documenti e «pin» in luoghi sicuri, il 58% verifica che i siti sui quali fa shopping siano protetti da sistemi informatici e, infine, il 56% adotta antivirus. Il trashing, però, non è l'unica risorsa dei frodatori. Il furto d'identità, infatti, può avvenire anche con lo skimming, cioè la clonazione della carta di credito in un esercizio commerciale o del bancomat allo sportello; grazie al furto della borsa o del portafoglio che contiene documenti o card; per mezzo di una chiamata telefonica o una e-mail di un sedicente dipendente della vostra banca o di un'azienda con la quale avete già rapporti commerciali.In questo caso il malvivente chiede di utilizzare un link che spinge l'utente a rivelare dati personali, come il numero di conto corrente e il numero di carta di credito. E si parla di phishing, cioè lo «spillaggio» di dati personali. Il telefonino è un'altra fonte di guai sempre a causa del phishing. Ma anche conversando con un estraneo, dettando alla cornetta gli estremi della carta di credito, possiamo fornire incautamente delle informazioni che ci riguardano.Uno degli ultimi, formidabili, strumenti per portare a termine questo reato è il social network, dove custodiamo nome, cognome, dati anagrafici. E, naturalmente, foto. Dopo il danno, non di rado, c'è la beffa. Nel senso che il furto d'identità in Italia non viene comunicato dall'istituto bancario (solo nel 29,5% dei casi), dalla società che gestisce le credit card o dalle forze dell'ordine (20%) ma è quasi sempre una scoperta della vittima, che nel 93% dei casi è costretto a sporgere denuncia contro ignoti.Per non parlare della prevenzione: il 55% del campione ritiene di non aver mai ricevuto informazioni dettagliate su come proteggersi. E gli effetti del furto d'identità non sono esclusivamente economici. Nel 2003 il garante della Privacy spiegò come, sulla scorta dell'esperienza negli Usa, sia paragonabile a un crimine violento che provoca stati d'ansia, crisi di panico e collassi nervosi. Con un aggravio di costi personali e per l'assistenza sanitaria pubblica.
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