| Venerdì, 10 Febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento: 21:27
di Stefano Fantino
Labbra serrate da una cerniera, in taglio basso. Lo sfondo nero con una scritta significativa “Chi si volta dall'altra parte, chi vede solo quello che vuole, chi fa finta di non vedere, chi vede e non parla, è complice. Anche tu vuoi esserlo?”. Condensato in questo duro manifesto un invito a riflettere indirizzato a tutti i lucani. Nella fattispecie a quelli Vulture-Melfese, dove il manifesto in questi giorni sta circolando nei comuni di Rionero, Melfi, Venosa, Lavello e Potenza.
E in testa al manifesto alcune date significative, che ricordano le morti, violente, avvenute per mano mafiosa nel territorio lucano. Una su tutte quella del boss Bruno Cassotta, ucciso a colpi di pistola alla testa a Rionero in Vulture, giusto un anno fa.
Un manifesto per scuotere le coscienze
«L'anno scorso, dopo l'omicidio Cassotta organizzamo una manifestazione in piazza. Quest'anno l'idea del manifesto da far circolare nel nord della Lucania è innanzitutto un invito a riflettere su queste strani morti di cui al momento si sa ancora poco, ma che portano inequicovabilmente al mondo mafioso». Ne è certo Don Marcello Cozzi, referente lucano di Libera. La morte di Cassotta è solo l'ultima di un serie, è impossibile ora non guardarsi intorno e capire che questa realtà ci coinvolge tutti.
«La mafia si combatte con il protagonismo di ciascuno di noi.Non bastano solo le forze dell'ordine per combattere la criminalità. Questa è la strada della delega , di chi sceglie di girarsi dall'altro lato e di non parlare pur sapendo, contribuendo al perpetrarsi delle logiche criminali».
Guerra di mafia nell'alto potentino
Il pensiero di Marcello Cozzi è rivolto alla serie di omicidi che hanno preceduto quello di Cassotta e che devono essere letti in maniera unitaria affinché non si dia una interpretazioni degli stessi come episodi isolati. Già l'omicidio di un anno fa era stato un duro colpo ai Cassotta, facendo intravedere robuste dinamiche mafiose, dietro l'agguato. Si trattava infatti dell'omicidio del terzo fratello del clan, dopo l'uccisione nel 1991 di Ofelio e quella di Marco, ucciso nel luglio dello scorso anno. Chiari segnali di una guerra di equilibri nel territorio del Vulture Melfese, che rimane uno dei centri più insanguinati dalli scontri tra clan come sottolinea la relazione 2008 della DNA «il maggior fermento criminale si è riscontrato nel Vulture Melfese, ove da molti anni è in atto uno scontro armato fra i contrapposti clan Cassotta e Delli Gatti-Petrilli, che ha determinato numerose vittime in entrambi gli schieramenti». Fin dagli anni Novanta, infatti, il conflitto ha visto alla base la volontà di ottenere il predimonio sui traffici illeciti pur di ottenere «con modalità tipicamente mafiose (...) la leadership criminale in un territorio dove sono insediati rilevanti stabilimenti produttivi» (Relazione Dna 2008).
«Ora la situazione è molto confusa – continua Marcello Cozzi – e le vecchie faide si stanno scontrando con nuove alleanze che sembrano nascere in tutta la regione. Per quanto riguarda i Cassotta, stanno tentando di avvicinarsi al clan dei Basilischi, che dopo la dura condanna del 2007 stanno tentando di riorganizzarsi». Il riferimento di Cozzi è alla 'ndrina dei “Basilischi”, 'ndrina della 'ndrangheta calabrese, costituitasi nel 1994 in Basilicata e condannata con sentenza del 21 dicembre 2007 dal tribunale di Potenza. L'ala potentina in particolare, un tempo guidata dal boss Martorano, attualmente al 41 bis a Cuneo, manca della sua guida e potrebbe tentare una riorganizzazione su base regionale. «In gioco i Cassotta, le 'ndrine calabresi, e i vecchi Basilischi – dice Cozzi - ma discernere i movimenti è davvero difficile».
Più sensibili al tema che in passato, ma non basta ancora
Se l'iniziativa di Libera vuole sensibilizzare una regione poco attenta, la conferma del valore di alcune mobilitazioni arriva da un amministratore comunale. Antonio Placido, sindaco di Rionero in Vulture non ha dubbi: «Devo sottolineare come l'azione della Magistratura si sia intensificata dopo la manifestazione del 9 ottobre scorso, in seguito all'omicidio Cassotta, portando a importanti svolte su alcuni omicidi degli anni Novanta. Tutto questo è merito della mobilitazione». Interrogato sulla situazione nel suo territorio il sindaco rimarca la tendenziale stazionarietà del fenomeno rispetto allo scorso anno: «Dal punto di vista fattuale siamo nella stessa situazione dello scorso anno. L'unica differenza è sicuramente quella di una situazione economica difficile che di base garantisce più spazio all'usura da un lato e dall'altro al riciclaggio. Inteso come capacità di investimento in attività lecite in un periodo in cui praticamente nessuno investe». «Con tanti capi al 41 bis, si è di fatto limitato alcune azioni eclatanti di sangue ma non significa che non vi sia nulla all'orizzonte» continua Placido. E riguarda alla sensibilità della popolazione verso questi temi? «Penso sicuramente che la popolazione sia più sensibile che in passato, ma non per questo sufficiente. Trovo ancora molto difficile fare un discorso diretto sull'usura con operatori economici e artigiani che spesso evitano di parlarne- prosegue il sindaco». In fondo, chiude il Placido «c'è una tendenza al timore e alla paura, e una diseguale consapevolezza: è più chiaro ai giovani che sia un problema anche regionale, mentre le vecchie generazioni pensano, guardando i tg, che sia solo cosa di Sicilia e Calabria». Segno che le provocazioni e le mobilitazioni sono utili e stanno incidendo piano piano nel tessuto sociale.
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