| Venerdì, 10 Febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento: 21:27
di Roberto Malini
Milano, 27 settembre 2009. E' importante che i politici, i responsabili dell'informazione, gli attivisti e tutti i cittadini democratici si pongano, di tanto in tanto, la seguente domanda: a che punto siamo, con i Diritti Umani? Se oggi, nell'Unione europea, ci poniamo con coscienza questo interrogativo, la riposta può essere solo una: siamo ancora nella preistoria, in un'era barbarica in cui i proclami risuonano come versi di belve all'interno di una grotta buia, perché non corrispondono al mondo che stiamo creando. L'Unione europea si è data una Carta dei diritti fondamentali che riecheggia le pagine immortali della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, ma non si è data strumenti per trasformare quei principi in fermenti veri e vivi. L'Unione europea nasce da un sogno, ma le sue radici affondano ancora nell'egoismo delle nazioni. Per rispondere alla domanda, allora, è opportuno raffrontare i risultati che abbiamo raggiunto, qui nel Vecchio Continente, rispetto alle risposte di civiltà che l'umanità si diede oltre sessant'anni orsono, con la Dichiarazione. Iniziamo dall'articolo 1: "Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti. Sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire in uno spirito di fraternità vicendevole". Non dobbiamo abbandonare la speranza, ma è opportuno e onesto riconoscere che un assunto tanto semplice, vero e giusto non è stato ancora fatto proprio dagli stati dell'Unione che, anzi, sembrano - chi più, chi meno - averne capovolto il significato e lo spirito, uno spirito che tenta, invano, di illuminarci. Non siamo liberi, perché i poteri forti, che reprimono lo sviluppo di una coscienza autonoma, il pensiero spontaneo, la ricchezza delle diversità e promuovono il terrore, le discriminazioni, i dogmi sono sempre al vertice della società europea e impediscono la metamorfosi positiva delle coscienze, l'affermarsi di sentimenti di fiducia reciproca e la ricerca della pace e del progresso della collettività. Non siamo uguali in dignità e diritti, perché razzismo, xenofobia, omofobia, intolleranza verso le minoranze sono sempre più marcati e, propagandati da potenti mezzi di informazione, raggiungono costantemente le masse con i loro messaggi improntati alla paura e all'odio verso l'altro. Ne sono una dimostrazione la persecuzione e la segregazione razziale del popolo Rom, la guerra spietata all'immigrazione, le politiche per la razza (che in Paesi com l'Italia raggiungono punte di efferatezza inquietanti e senza precedenti), il successo dei nuovi fascismi e dei movimenti xenofobi, le continue violenze contro Rom, immigrati "clandestini", senzatetto e gay. Ne sono una prova le leggi razziali che legittimano razzismo e persecuzione, negano le politiche di solidarietà verso i poveri e gli esclusi, trasformano le razze e i popoli invisi alle maggioranze - a causa dei pregiudizi alimentati dalla propaganda - in esseri senza diritti, impediscono che tutti i cittadini vedano riconosciute le proprie unioni sentimentali, riservate in molti paesi solo alla maggioranza eterosessuale. Queste differenze, quest'uso della crudeltà verso l'altro, questi sentimenti di divisione e ostilità non si fondano sulla ragione né sulla coscienza né - tantomeno - su "uno spirito di fraternità vicendevole". Siamo nella preistoria e non ne usciremo se non troveremo la forza e la volontà di superarle, per evolverci, diventare pienamente "esseri umani" e uscire finalmente dalla grotta.
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