| Venerdì, 10 Febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento: 16:00
Anwar Basim Saleh, 21enne attivista gay iracheno originario di Baghdad, si trova attualmente in Olanda, dove ha richiesto asilo come rifugiato.
Anwar, prima di lasciare il suo Paese d’origine, era attivista gay, in stretto contatto con l’organizzazione Iraqi Lgbt, la cui sede è a Londra. Per questo motivo era stato arrestato nel febbraio del 2009 da membri del Ministero degli Interni iracheno, i famigerati “Badr Corps”. È stato picchiato, torturato e ha sofferto un gravissimo trauma per i lunghi giorni di detenzione e per gli abusi subiti.
È stato indagato e ripetutamente interrogato per il suo impegno come attivista all’interno di Iraqi LGBT e per il suo coinvolgimento nell’attivismo umanitario in Iraq, dove da anni gli omosessuali vengono aggrediti e spesso assassinati da gruppi di fondamentalisti omofobi, che li considerano “nemici di Dio”.
Durante la detenzione ha incontrato altri cinque membri della sua organizzazione che sono stati condannati a morte per lo stesso motivo. Nel corso della visita in carcere di uno dei volontari di Iraqi LGBT, Anwar ha consegnato una lettera con un disperato appello: “Salvatemi dalla pena di morte”.
Iraqi LGBT ha pagato immediatamente alle autorità una cauzione di 5000 dollari per ottenere il rilascio del giovane, e non appena libero, il 14 aprile 2009, Anwar si è imbarcato in un aereo per Parigi, fuggendo così dal suo Paese d’origine, dove avrebbe subito un iniquo processo e sarebbe stato con tutta probabilità condannato a morte.
Dopo qualche mese, passato senza alcun aiuto da parte delle istituzioni, associazioni e autorità francesi, mendicando per strada e vivendo come un senzatetto, senza conoscere altra lingua all’infuori dell’arabo, Anwar ha lasciato la Francia e il 22 giugno 2009 è entrato nel confine olandese. Si è presentato spontaneamente alle autorità di Polizia a Rotterdam, raccontando la sua storia, ed è stato indirizzato presso l’autorità locale per i rifugiati, che lo ha accolto al centro per l’asilo di Terabil il 24 giugno scorso.
Il 2 settembre 2009, Anwar è stato convocato dal Ministero della Giustizia, riguardo alla sua richiesta d’asilo, e gli è stato comunicato che in base alla Convenzione di Dublino spetta alla Francia decidere se conferirgli o meno lo status di rifugiato.
Anwar, che è tuttora in territorio olandese, ha pregato di riconsiderare la sua richiesta in Olanda, dove vi sono altri rifugiati omosessuali originari dei paesi arabi, per evitare ulteriori traumatici spostamenti e infinite attese sulla sua sorte.
Negli ultimi mesi si ritiene che in Iraq siano stati barbaramente uccisi, a causa della loro omosessualità, decine e decine di gay iracheni, trucidati per strada perché considerati “moralmente devianti”. Alcuni sono stati massacrati dagli stessi membri della loro famiglia o della loro tribù che vedono l’omosessualità come una grave macchia sul loro onore collettivo.
Un recente reportage del domenicale britannico ‘The Observer’ ha inoltre rivelato che in Iraq i fondamentalisti islamici che danno la caccia agli omosessuali hanno iniziato a setacciare anche chat room e siti web e che, dall’inizio dell’anno, hanno già ucciso oltre 130 uomini gay.
Il Gruppo EveryOne, in contatto diretto con il presidente di Iraqi LGBT Ali Hilli nonché con il giovane profugo, ha chiesto alle autorità e istituzioni olandesi e francesi di concedere a norma delle vigenti leggi lo status di rifugiato e protezione umanitaria urgente al giovane gay perseguitato, per valutare poi, in base alle Convenzioni internazionali, lo Stato membro Ue cui spetta la concessione dell’asilo politico. Il Gruppo EveryOne inoltre ha chiesto formalmente all’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ai membri del Parlamento europeo, della Commissione Ue e del Consiglio d’Europa (in particolare del comitato contro la tortura), di attivarsi urgentemente affinché ad Anwar Basim Saleh siano garantiti i suoi diritti e sia allontanata l’ipotesi di una deportazione. In data odierna EveryOne ha ricevuto la prima risposta confortante da parte della Commissione Ue, che si prodigherà per l’asilo di Anwar. “Tuttavia,” dichiarano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Piccaiu, co-presidenti di EveryOne, “è importante non abbassare il livello di guardia, perché non sono rare in Europa le violazioni della Convenzione di Ginevra, anche se Olanda e Francia sono fra i Paesi più attenti ai diritti dei profughi. Abbiamo inviato la petizione anche alle ambasciate italiane di Olanda e Francia,” continuano gli attivisti, “affinché si facciano portavoce presso i loro Governi di questo caso emblematico della tragedia dei profughi da Paesi in crisi umanitaria e delle responsabilità degli Stati membri dell’Unione europea in questo campo nevralgico che riguarda i Diritti Umani”.
Per ulteriori informazioni:
Gruppo EveryOne
+39 334 8429527 :: +39 331 3585406
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