Site Map | Feed RSS | Venerdì, 03 Settembre 2010 - Ultimo aggiornamento: 18:52
Ricerca con Google
Web articolo21.info
 
Articolo 21 - Sguardi sul mondo
Primarie del PD. Un'analisi
Primarie del PD. Un'analisi

Il prossimo 25 ottobre, l’Italia è chiamata a compiere una scelta importante. Quel giorno, infatti, si svolgeranno le Primarie per eleggere il nuovo segretario del PD, potendo scegliere tra Ignazio Marino, Pierluigi Bersani e Dario Franceschini.
Il 25 ottobre è una data da cerchiare in rosso per coloro che credono ancora nella libertà e nella democrazia, poiché, recandosi alle urne, potranno dimostrare a questo governo sempre più arroccato nella propria torre d’avorio che esiste davvero un’altra Italia; un’Italia diversa, un’Italia migliore, un’Italia che ha a cuore la scuola, l’università e la cultura, un’Italia che vuole un giornalismo libero, indipendente e mai condizionato dalle pressioni dall’alto dei segretari di partito. Quest’Italia esiste e, usando un’espressione propria di una cultura politica lontana anni luce dalla nostra, è una “maggioranza silenziosa” che fatica ad incontrarsi, fatica ad unirsi intorno ad un obiettivo comune, ma c’è e non aspetta altro che ricevere la possibilità di emergere.
Quest’Italia non ha più tempo da perdere, non può più aspettare perché sta soffrendo, perché sta pagando sulla propria pelle le scelte assurde dell’esecutivo in materia di scuola, università, ricerca, salari, economia: in tutti i campi, nessuno escluso.
Quest’Italia ha bisogno di una guida e di una speranza, deve tornare ad avere fiducia, a guardare in avanti, a fissare l’orizzonte e non la mattonella che ha sotto i piedi.
Per questo, ho deciso di sintetizzare qui le tre mozioni congressuali, spiegando i punti in comune e le differenze per facilitare voi, lettori ed elettori, ad esercitare una scelta meditata.

Pierluigi Bersani

La Mozione Bersani è all’insegna del pragmatismo e della concretezza, molto interessante sul piano economico, anche perché può avvalersi del sostegno di un esperto di economia come l’ex responsabile economico della Margherita Enrico Letta.
Già dal titolo (“Idee per il PD e per l’Italia”) si capisce che Bersani arriva subito al dunque, con una breve riflessione introduttiva sull’importanza del PD e sugli errori commessi; uno sguardo a ciò che accade in Europa e nel mondo, accompagnato da un analisi dei cambiamenti avvenuti sotto tutti i punti di vista nell’ultimo trentennio; ed una complessa e dettagliata analisi dell’Italia e delle sue questioni principali: dalle riforme alla legalità, dalla laicità alle indispensabili alleanze per tornare alla guida del Paese.
La Mozione si conclude con una riflessione su cosa sia un partito e cosa significhi democratico: una spiegazione di come è composto il PD e, al tempo stesso, una chiara indicazione su cosa andrebbe cambiato e migliorato all’interno della struttura interna per “costruire insieme un Paese da amare, un’Italia dove sia bello vivere, lavorare, crescere i propri figli. Con il Partito democratico”.

Ignazio Marino

Se per storia personale e cultura, Bersani punta molto sul pragmatismo e su una rigorosa impostazione delle proprie proposte, Ignazio Marino dà, invece, una grande importanza alle parole e ai messaggi. Anche il titolo (“Vivi il PD, cambia l’Italia”) si inquadra in quest’ottica: fornire un messaggio forte, potente, immediatamente chiaro a tutti e di facile comprensione anche per coloro che seguono in modo distratto le vicende politiche e non si appassionano al dibattito pre-congressuale.
L’inizio di questa Mozione merita di essere citato perché è un punto sul quale si troveranno sicuramente d’accordo tutti coloro che sostengono il PD ed il centrosinistra: “Noi italiani abbiamo il diritto di tornare a essere orgogliosi del nostro paese. Perché l’Italia è migliore di quanto vorrebbe la retorica del cinismo e del disincanto”.
Come Franceschini, anche Marino delinea le cinque parole chiave della propria proposta: Apertura, Coraggio, Merito, Protezione, Libertà.
Alle riflessioni su economia, legalità, laicità ed Europa già delineate da Bersani, Marino aggiunge approfondite riflessioni sull’esigenza primaria della casa e sulla libertà d’informazione (una battaglia per la quale gli va dato atto di starsi impegnando al massimo, soprattutto in vista della grande manifestazione nazionale del prossimo 19 settembre), a proposito della quale propone, tra le altre cose, di: “Risolvere il conflitto di interessi”, “garantire un’informazione libera e plurale”, “regolare il mercato televisivo e (soprattutto) le reti”, “garantire ovunque l’accesso alla rete attraverso la banda larga, possibilmente gratuito” e “differenziare la RAI in maniera netta rispetto alla televisione commerciale perseguendo un modello di business che sia alternativo a quello esclusivamente fondato sulla raccolta pubblicitaria”.

Dario Franceschini

In Franceschini c’è molto del suo predecessore (non a caso era il vice di Veltroni). La sua Mozione è quella che parla meglio ai giovani, perché pone al centro entusiasmo, valori, ideali ed emozioni.
“Fiducia, Regole, Uguaglianza, Merito, Qualità” sono le cinque parole chiave dell’attuale Segretario, il cui slogan è al tempo stesso un obiettivo programmatico: “Liberiamo il futuro”.
Se Bersani parla in modo impersonale, quasi in terza persona, e Marino si rivolge direttamente agli elettori, Franceschini si sofferma sul “nostro PD” ed utilizza sempre la parola “noi” (non a caso è il titolo scelto da Veltroni per il suo nuovo romanzo), rivendicando il senso di appartenenza e la necessità di rimanere uniti, di trovare una coesione interna, di affrontare insieme le grandi sfide che vedranno impegnato il Partito Democratico nei prossimi mesi.
Inoltre, Franceschini muove le critiche più dure all’indirizzo del governo, accusandolo di immobilismo, di conservatorismo, di incapacità di costruire un modello sociale che guardi al domani.
Ciò che colpisce di questa Mozione è l’abilità nel sintetizzare concetti enormi in poche e semplici parole, senza per questo tralasciare l’aspetto emozionale che in politica, soprattutto in campagna elettorale, fa la differenza.
Al termine delle proposte, Franceschini racconta una vicenda autobiografica che aiuta a capire la sua personalità e quale idea di Partito abbia in mente di realizzare: “Ho cominciato ad amare la politica a 16 anni, in un’assemblea studentesca che non potrò mai dimenticare, piena di giovani che si infuocavano di amore per le loro idee, così lontane, così diverse, così assolute. Credevamo tutti che la politica fosse la chiave per cambiare il mondo. Da allora ho incrociato speranze e amarezze, ho iniziato a 20 anni in consiglio comunale e mi sono trovato segretario del partito che ho sempre sognato, ho fatto errori, ho conosciuto l’entusiasmo e la disillusione. Ma sono ancora convinto che la politica sia quella chiave per cambiare il mondo, sia la chiave per costruire il giorno che viene.
“Ogni mattina – ha scritto David Maria Turoldo – quando si leva il sole inizia un giorno che non ha mai vissuto nessuno”. Abbiamo davanti a noi un tempo che vale la pena vivere. Sarà un tempo di sfide dure e bellissime. Sarà il nostro nuovo giorno. E noi lo vivremo”.

I concetti più importanti

Soprattutto nel caso di Marino e Franceschini, abbiamo già citato ampiamente le frasi più significative delle rispettive mozioni.
Di seguito, riportiamo i concetti che a nostro giudizio racchiudono il senso dell’intera Mozione, cominciando ancora una volta da Pierluigi Bersani.

Il concetto più importante nella Mozione Bersani, secondo noi è contenuto nella parte riguardante “Il nuovo mondo”, dove egli afferma: “Si chiude un ciclo della storia mondiale. Le ideologie, le relazioni internazionali, i poteri reali e gli stili di vita che hanno dominato l’ultimo trentennio sono in affanno. Il vecchio mondo non c’è più e il nuovo non ha ancora un volto.
Chi avrebbe mai potuto immaginare soltanto qualche anno fa che un presidente degli stati Uniti di origini africane avrebbe richiamato i veri doveri dell’Occidente e delle responsabilità dell’Africa proprio nel luogo da cui partivano le navi cariche di schiavi?”.
Va apprezzata soprattutto perché dimostra quell’ampia visione internazionale, di cui Berlusconi manca totalmente, che è indispensabile per governare un Paese in crisi economica e squassato da crescenti disuguaglianze sociali come il nostro.

Il concetto chiave della Mozione Marino riguarda, invece, la democrazia e recita: “È l’idea stessa di democrazia a dover essere il filo conduttore delle scelte politiche e programmatiche del nostro partito. Una democrazia più forte, che parta dai bisogni e dalle speranze di ogni singola persona e che punti ad includere un numero sempre maggiore di cittadini nella vita pubblica, sociale ed economica. Una democrazia che non è data una volta per tutte, ma che va nutrita, curata e rafforzata attraverso scelte politiche mirate: dalla singola comunità cittadina alle istituzioni pubbliche, fino alle comunità internazionali di cui l’Italia è parte. Per noi la democrazia non può definirsi tale se continua a escludere le donne dalla vita pubblica e dai luoghi decisionali, che si priva del loro sguardo sul mondo, uno sguardo che tiene insieme e arricchisce tutta la società. Come recentemente ci hanno insegnato le donne e gli uomini dell’Iran, la democrazia è strettamente legata all’insopprimibile, umana, ricerca della libertà. Una tensione universale che, a cavallo del ventunesimo secolo, ha condotto decine di nuovi Stati ad adottare governi rappresentativi, a rafforzare la comunità internazionale degli Stati democratici. Il rafforzamento della democrazia nel nostro paese, che ha il suo fondamento nella resistenza al nazi-fascismo e nell’Assemblea Costituente, si è dovuto scontrare con i problemi dell’arretratezza economica e culturale, con la criminalità organizzata, con il terrorismo politico”.
Anche Marino dimostra una notevole visione internazionale, mista a riflessioni di carattere filosofico dalle quali si evince una profonda passione civile e una grande conoscenza delle vicende storiche che hanno segnato il nostro Paese.

Della Mozione Franceschini, scegliamo l’inizio, la sua lunga riflessione sull’iper-frenesia e fallaci modelli economici, politici e sociali che hanno condotto alla gravissima crisi dell’economia mondiale ed hanno acuito gli equilibri tra la varie aree del mondo: “Attorno a noi sta cambiando tutto. Quando ho pensato al mondo in cui si muove il Partito Democratico, la mia mente è stata assalita da una quantità di immagini, di scatti, di oggetti, di istanti, che segnano la spaventosa velocità del cambiamento in cui ha agito politicamente l’ultima generazione e che ci obbligano a pensare in termini nuovi. E’ un mondo che ha impiegato 10.000 anni per raggiungere nel 1900 un miliardo di abitanti e che ne ha messi solo altri 110 per moltiplicarsi per 7 (e due su cinque di quegli abitanti sono o indiani o cinesi). Un mondo che corre così veloce che i padri spesso non sanno usare i giochi dei loro figli, in cui i computer costano 1000 volte meno di 30 anni fa; un mondo che riscopre una identità nomade dove il recapito telefonico e l’indirizzo postale non sono più associate al territorio ma viaggiano con te. Tutto corre nell'economia, nell'informazione, nelle nostre vite. E questa velocità sempre più folle sembra travolgere le nostre certezze, come se ci togliesse ogni appiglio, come se ci togliesse fiato, spingendo anche noi a correre. A correre senza una meta, a correre perché tutto si consuma in fretta attorno a noi e quindi bisogna vivere in fretta.
Sembriamo condannati a vivere nel presente, incapaci di guardare lontano, nelle nostre vite individuali come nelle scelte collettive e nella politica. Incapaci di programmare, di fare oggi una scelta che non darà frutti domani ma fra qualche anno, per noi o per chi verrà dopo di noi.

E' come camminare guardando la terra che si calpesta anziché tenendo lo sguardo sull'orizzonte che si vuole raggiungere. E' stato il modello di globalizzazione che è apparso trionfalmente vincente e indistruttibile sino alla crisi di settembre, a trascinarci in questo incapacità di cercare il futuro. I miti della crescita inarrestabile, della competizione e del mercato senza regole, hanno spinto a costruire sulla sabbia, a volere tutto e subito, perché tutto è sembrato possibile e facile.
In effetti, il mondo emerso dal crollo del Muro di Berlino, il mondo del terzo millennio, è un mondo che si è messo a correre, come mai era successo prima”.
Franceschini parla dell’Europa e del mondo, ma in realtà si rivolge all’Italia, ne analizza gli sbagli e le contraddizioni, con la lucidità di chi non può più accettare che il paese vada a due, se non addirittura a tre, velocità. E soprattutto non può più accettare l’incapacità della politica italiana di essere veramente lungimirante e riformista, di pensare cioè “alle prossime generazioni” e non soltanto alle “prossime elezioni” come fanno i populisti.
Le differenze
I punti che accomunano le tre mozioni li abbiamo ampiamente elencati; le differenze derivano più che altro dalle diverse storie dei tre protagonisti.
Bersani punta, per lo più, su riforme e alleanze programmatiche, in una visione politica che lascia poco spazio all’aspetto emozionale e si rivolge principalmente a persone che ancora non si fidano del Partito Democratico (ad esempio, gli imprenditori del Nord che da quindici anni preferiscono affidarsi al duo Berlusconi-Tremonti) e a quella larga fetta di elettorato che si sente disillusa e tradita da promesse non mantenute, ritenendo che i problemi del PD “sono venuti dal non aver collocato il progetto su basi solide” e che ci voglia un “Congresso fondativo” per ripartire dopo gli errori commessi nei mesi e nelle elezioni precedenti.
Franceschini, al contrario, nella sua Mozione rende implicitamente omaggio a Veltroni per lo straordinario lavoro svolto nel suo complesso periodo da segretario del PD e si rivolge principalmente a giovani, insegnanti, esponenti del mondo della cultura, persone indignate ma non disilluse, non stanche di credere nel progetto di un nuovo Partito, desiderose di lottare, di battersi, di far vedere che sono loro stesse l’incarnazione delle cinque parole che l’attuale Segretario pone come fondamento della propria Mozione.
Marino è un soggetto molto particolare, poiché non ha un elettorato di riferimento, non ha una basa consolidata; è un volto nuovo e può far valere la propria freschezza, il proprio entusiasmo, il proprio desiderio di mettersi al servizio dell’Italia.
Per fortuna, c’è un punto sul quale i tre sono d’accordo da prima che cominciasse la fase pre-congressuale: l’irrinunciabile difesa della giustizia e della libertà di stampa che distinguo le vere democrazie dai regimi.
Adesso crediamo che gli elettori che si recheranno alle urne il prossimo 25 ottobre abbiano tutti gli strumenti per decidere liberamente a chi affidare questo soggetto politico, chiamato a dar voce e rappresentanza ad un Paese oppresso dalle politiche di un governo e di una maggioranza che si allontanano ogni giorno di più dalle istanze dei cittadini.
Tocca a noi decidere in quale Paese vogliamo vivere.
Per questo, non conta tanto chi votiate (pure se la vittoria dell’uno o dell’altro, considerando che Marino parte abbastanza indietro, è tutt’altro che indifferente) quanto che vi rechiate a milioni alle urne, per dimostrare che ci tenete, che avete a cuore l’avvenire dei vostri figli e delle nuove generazioni, che amate la nostra democrazia e la nostra Costituzione nate dalla Resistenza e oggi, purtroppo, messe in dubbio da chi pensa di poter prendere in giro tutti per sempre.
Roberto Bertoni

Notizie Correlate
Audio/Video Correlati
Dalla rete di Articolo 21