| Mercoledì, 08 Febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento: 21:07
(Intervista con Berlusosia)
Pur con tutti i suoi limiti e con la reputazione macchiata dalle proprie vicende private, bisogna ammettere che questo G8 Silvio Berlusconi l’ha organizzato meno peggio di quanto ci si aspettasse. Avevo programmato di scrivere quest’articolo proprio dopo il vertice internazionale, temendo fortemente di dover stigmatizzare per l’ennesima volta le figuracce e le battute fuori luogo del Premier. Per fortuna, ciò non è accaduto e i miei fondati pregiudizi, almeno stavolta, non hanno trovato conferma.
Tuttavia, resta il fatto che, al cospetto degli altri leader, Berlusconi sia parso a disagio, non avendo più a disposizione nemmeno l’amico Bush al quale raccontare barzellette ed elargire i complimenti che nessuno, né in Patria né tanto meno altrove, gli ha mai rivolto.
Vicino ad Obama, ma anche a Sarkozy, alla Merkel e a tutti gli altri, Berlusconi sembrava uno scolaretto intimidito, costretto dal ruolo a frenare i propri istinti e ad indossare la maschera, per lui assai scomoda, di statista. Diciamo che se l’è cavata, che per una volta non ha sfigurato, che pur non avendo neanche un’ombra del fascino e delle qualità di Obama non ha costretto l’Italia a vergognarsi come accadde nell’estate del 2003, quando diede del “kapò” all’eurodeputato Schulz durante l’insediamento alla presidenza di turno dell’Unione Europea.
Ad essere sincero, non mi ha convinto molto l’iniziativa di Antonio Di Pietro, il quale, tramite l’Italia dei Valori, ha acquistato, in pieno G8, un’intera pagina sia sull’“Herald Tribune” sia su “The Guardian”, per denunciare che “In Italia la democrazia è in pericolo”. Siamo d’accordo sul fatto che il Cavaliere costituisca un serio pericolo per la democrazia e che i suoi comportamenti compromettano l’immagine del Paese all’estero, ma ha detto bene lo storico Nicola Tranfaglia (peraltro candidato nelle file dell’IdV alle Europee) in un’intervista rilasciata al “Corriere della Sera”: “La situazione è in effetti molto difficile. Viviamo in un Paese che ha subito attacchi molto forti del governo ai pilastri della Costituzione, ma si deve discutere su quali sono gli strumenti più adatti per rispondere come forza di opposizione”.
Comprendiamo le ragioni di Di Pietro: se non ora quando? Perché mai dovremmo aspettare che il vertice sia finito, quando abbiamo l’opportunità di denunciare l’indegnità di Berlusconi a governare l’Italia mentre gli occhi di tutto il mondo sono fissi su di noi? Nonostante ciò, rimaniamo dell’avviso che abbia fatto bene il presidente Napolitano ad invocare una “tregua” per il bene del Paese, e ci dispiace che tutti abbiano assecondato questa giusta richiesta tranne un uomo e un politico esperto e degno di stima quale l’ex magistrato molisano.
Ora, però, a G8 terminato, abbiamo deciso di porre anche noi dieci domande al Premier: dieci domande incentrate non sui suoi scandali e sulle sue cattive frequentazioni (come detto in altre occasioni, questa rubrica non si occuperà mai di vicende private poiché ritiene che un Capo di Governo vada giudicato soprattutto per come agisce e per quel che fa nell’interesse dei cittadini), ma solo sul suo operato politico, poiché siamo certi che per battere Berlusconi si debba convincere la gente della sua inadeguatezza ad affrontare le complesse sfide che propone il Ventunesimo secolo.
Come al solito però il Capo del Governo non era disponibile al confronto, almeno non in prima persona. Abbiamo perciò girato le domande a una sua controfigura, tal Berlusosia. Ne è venuta una brillante intervista, degna delle “Operette morali” di “Giacomino il marchiciano”. Alle nostre controdeduzioni il Berlusosia non ha fatto commenti. Vi proponiamo qui di seguito questa divertente conversazione.
L’intervista
Il ministro Gelmini (che lei ha pure scelto, insieme alla Carfagna, per accogliere le first lady durante il G8) ha proposto degli incentivi per chi iscrive i figli alle scuole private, screditando ulteriormente la scuola pubblica. Come risponde alle accuse di chi sostiene che, dietro a questa proposta, ci sia il suo desiderio di “trasformare le scuole di Stato in scuole di partito”?
Berlusosia: “Per prima cosa, mi lasci fare una precisazione: considerando il sito per cui scrive, non le dovrei neanche rispondere, visto che siete un esempio di odio politico e malvagia crudeltà nei confronti di chi ha idee diverse dalle vostre. Tuttavia, poiché noi siamo diversi da voi di sinistra, accetto di sottopormi ai suoi pregiudizi, pardon alle sue domande. Partendo dalla Gelmini, Mariastella è un ottimo ministro, che sta svolgendo con umiltà e competenza il suo compito. L’ho scelta apposta e non mi sta per nulla deludendo. Che le scuole pubbliche siano stipendifici in mano alle congreghe della sinistra è cosa nota anche ai muri. Che io voglia trasformare le scuole di Stato in scuole di partito è un’idea demenziale che poteva venire in mente solo a persone prevenute come lei e i suoi amici.
In questo caso, la spiegazione è semplice. Basta citare un tratto del celebre discorso sulla scuola di Piero Calamandrei (11 febbraio 1950): “Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private”.
Il ministro Brunetta, da lei spesso elogiato e autore di una campagna a tutto campo contro i cosiddetti “fannulloni” nella pubblica amministrazione, ha varato una riforma secondo la quale viene tolto lo stipendio pure a chi dimostra di essersi assentato dal lavoro per malattia o per andare a donare il sangue, con la conseguenza che i donatori di sangue siano notevolmente diminuiti. Non le sembra eccessivo affrontare un problema così importante con provvedimenti draconiani che colpiscono un’intera categoria senza fare distinzioni?
Berlusosia: “Anche su Brunetta, dissento nella maniera più assoluta. È un ottimo ministro, una persona seria, onesta, competente, colta e preparata che sta combattendo una battaglia difficilissima: restituire un minimo di dignità al settore pubblico, che per troppo tempo ha goduto delle coperture e degli accordi clientelari della sinistra e di sindacati politicizzati come la CGIL”.
Peccato che quando Brunetta fu incalzato (a “Porta a Porta”, pensate voi!) sulla vergogna dei “pianisti” che votavano al posto dei colleghi (cioè dei parlamentari fannulloni), si scoprì che ciò accadde nelle file del centrodestra, provocando un certo imbarazzo perfino all’“economista tascabile”.
Lei si è sempre definito un liberale. Come concilia, dunque, le sue idee liberali con l’invito agli imprenditori a non finanziare alcuni giornali (che, a suo dire, sarebbero generatori di sfiducia nei cittadini e colpevoli di aggravare la crisi economica) attraverso la pubblicità, con la minaccia di “azioni dirette e dure nei confronti di certi giornali e di certi protagonisti della stampa” e con quella che è stata chiamata “legge bavaglio”, di recente bloccata dal Capo dello Stato per timore che sia lesiva della libertà e dell’indipendenza dell’informazione?
Berlusosia: “Certi organi d’informazione, a cominciare dal suo sito, me lo lasci dire, sono una piaga per la democrazia. È una vergogna che si possano leggere sui giornali le conversazioni private delle persone, che si possa venire a sapere tutto quello che dice e che fa chiunque senza alcun freno. Io a questa logica dell’odio politico, della persecuzione, della disumanità e della ferocia ho scelto da sempre di ribellarmi, impedendo che ciò di cui sono vittima io possa accadere anche ad altri. Per questo, io posso dirmi un vero liberale e tutti voi no: voi siete solo degli estremisti di stampo sovietico”.
Sarà. Salvo che, se pubblicassero le intercettazioni della gente comune (cosa peraltro mai successa), al massimo credo che potremmo apprendere cosa ha fatto lunedì la signora Maria o come si chiama il nuovo nipotino del signor Umberto. Se pubblicassero tutte le sue intercettazioni, forse capiremmo per quali meriti la Carfagna è ministro.
“Famiglia Cristiana”, e ora anche il Vaticano e gran parte del mondo ecclesiastico, hanno espresso forte contrarietà nei confronti del pacchetto sicurezza che introduce le ronde e il reato di clandestinità. Lei dice di averla voluta in prima persona. Non le pare di aver assecondato un po’ troppo le richieste leghiste?
Berlusosia: “Sciocchezze. Il mio governo è strettamente legato alla Lega, anche perché Umberto Bossi è da sempre una delle persone che stimo di più. Le ronde sono necessarie per la sicurezza dei cittadini: i cittadini le chiedono e voi di sinistra, preoccupati solo di compiacere i padroni dei vostri salotti e dei vostri circoli letterari, ve ne siete sempre infischiati, preferendo rimanere seduti a conversare sulle vostre comode poltrone anziché impegnarvi per il bene comune. I clandestini non devono stare in Italia poiché la clandestinità è un male, un flagello, un problema da affrontare con la dovuta fermezza se non vogliamo che invadano le nostre città ed entrino financo nelle nostre case”.
Chissà chi era quel leader che nel marzo del 1997 si presentò davanti alle telecamere, quasi piangendo, poiché il governo Prodi aveva deciso di fermare tutte le imbarcazioni dei profughi albanesi (attraverso il blocco navale denominato in codice “Operazione bandiere bianche”) e in una di queste operazioni la corvetta italiana “Sibilla” speronò sulla fiancata il dragamine “Kater 1 Rades”, causando l’annegamento di decine di persone?
In questi mesi, e in particolare l’anno scorso, lei ha dimostrato grande impegno in favore di Napoli, per ripulirla dalla sporcizia e restituirle un’immagine edificante a livello internazionale. Pochi giorni fa, il leghista Salvini ha pronunciato sui napoletani frasi irripetibili che hanno causato una notevole indignazione anche negli esponenti partenopei del Popolo della Libertà. Cosa pensa in proposito? Perché non le è sembrato opportuno intervenire in prima persona per stigmatizzare quelle affermazioni?
Berlusosia: “Quello di Salvini era soltanto un coretto goliardico, una canzone innocua per la quale sono certo che i napoletani veri, a cominciare da quelli della maggioranza, non se la siano presa. A differenza della stampa di sinistra, i napoletani sanno capire l’ironia e le battute, distinguendo le vere figuracce di personaggi poco limpidi come i leader di taluni partiti dalle “carinerie” di ragazzi briosi ed un po’ esuberanti come il simpatico Salvini”.
Bisogna riconoscere che lui, di gaffe, se ne intende!
Mentre Obama e Medvedev raggiungevano un accordo per la riduzione delle testate nucleari e mentre al G8 si discuteva del pericolo che l’Iran arrivi a disporre dell’atomica, in Italia è stata approvata una norma che prevedere il ritorno al nucleare e la costruzione di nuove centrali. Poiché anche l’amministrazione Obama ha dichiarato più volte di preferire le energie verdi e rinnovabili, non le pare quantomeno inopportuno varare un simile provvedimento quando si presiede un vertice nel quale si affronta, tra gli altri problemi, anche l’emergenza climatica e ambientale?
Berlusosia: “Ho parlato col presidente Obama con grande franchezza e mi ha subito manifestato stima e affetto. Devo dire che sono rimasto commosso dal suo amore per l’Italia e dall’entusiasmo col quale ha partecipato a questo G8, organizzato come meglio non si sarebbe potuto. Il ritorno al nucleare è un passo importante, che va nella direzione di ciò che sta avvenendo in tutti gli altri paesi, a partire dagli Stati Uniti del presidente Obama. Il resto sono chiacchiere, accuse infondate di una stampa malevola e partigiana che si diverte a gettare discredito sull’Italia, pur di colpirmi e farmi apparire per ciò che non sono a livello internazionale.
Sia Obama che il PD, in Italia, hanno parlato ripetutamente dell’importanza di investire sulla “Green economy”, a dimostrazione della profonda identità di vedute che c’è tra il Cavaliere e la nuova amministrazione americana.
Lei rivendica di essere popolarissimo e di godere di ampi consensi da parte dell’opinione pubblica. Tuttavia, la stampa estera la attacca di continuo e si chiede come faccia a piacere ancora agli italiani. Cosa piace del “fenomeno Berlusconi” agli italiani? Perché non attecchisce in altri paesi?
Berlusosia: “Stiamo assistendo ad un autentico linciaggio mediatico, orchestrato (ne sono più che sicuro) dalla sinistra illiberale e liberticida che c’è nel nostro Paese. Sono loro ad aver messo in moto la macchina delle bugie che ogni giorno getta fango su di me, sono loro a costruire menzogne, corredate da insulti, foto che in realtà non dimostrano nulla se non che noi siamo persone che amano la vita e la vogliono vivere con gusto, loro sono grigi, morti dentro, inerti: siete gente che non sa neanche dove stia di casa la gioia di vivere e giudicate male me per pura invidia”.
Probabilmente, se invece di dover fare i conti con la disoccupazione e la crisi economica che sta minando il tessuto sociale del Paese, avessimo anche noi le sue ricchezze e una ventina di squinzie sempre a disposizione, ritroveremmo di sicuro la gioia di vivere.
In un editoriale apparso su “l’Unità”, Loretta Napoleoni ricorda che, proprio nella settimana del G8, Kofi Annan ha accusato l’Italia “di non aver raddoppiato gli aiuti all’Africa come stabilito a Gleneagles, al G8 del 2005, ma di averli dimezzati”. Come replica all’accusa?
Berlusosia: “Mi rifiuto di rispondere alle idiozie false e strumentali che diffonde quello pseudo-giornale”.
Ah già, dimenticavamo che lei è un noto liberale!
Stefania Pezzopane, presidente della Provincia de L’Aquila, ha scritto: “In pochi giorni è stato possibile costruire dal nulla strade, potenziare un aeroporto, trasformare una caserma in un villaggio. Bene. Proseguiamo su questa linea. In poco tempo si dia il via ai lavori, perché, se abbiamo vinto la scommessa di essere per alcuni giorni al centro del mondo, ora dobbiamo vincerne un’altra, ancora più grande, quella di ricostruire tutto dov’era, meglio di com’era, in brevissimo tempo, con la stessa efficienza che è stata dimostrata durante la preparazione del summit”. Gli sfollati hanno già mutuato il celebre motto di Obama, scrivendo: “Yes we camp”. Che rassicurazioni sente di poter dare alle popolazioni colpite dal sisma? Ci spieghi cosa sta facendo di concreto il suo governo per la provincia de L’Aquila.
Berlusosia: “Abbiamo già stanziato miliardi di euro di fondi per le popolazioni colpite dal terremoto e il presidente Obama, al pari della Merkel, di Medvedev e degli altri leader internazionali, si è complimentato con me e col mio governo per come stiamo affrontando l’emergenza. La Pezzopane e tutti gli aquilani devono stare tranquilli perché entro l’autunno li toglieremo dalle tende. Ho già parlato con Bertolaso e mi ha assicurato che i lavori di ricostruzione procedono a velocità supersoniche. Mai un imprenditore come me, un uomo che ha dedicato la propria vita a costruire cose belle per gli altri, potrebbe accettare che tutta quella gente stesse lì a patire il freddo, nell’inverno aquilano che è uno dei più rigidi d’Italia”.
Bravo Silvio! I propositi sono ottimi ma, conoscendoti, ci proponiamo di verificare a che punto stanno i lavori di ricostruzione quest’inverno, quando a L’Aquila si morirà di freddo e non ci sarà neanche Obama a dare coraggio a questa gente che ha perso tutto.
Lei sostiene di essere in buoni rapporti con Obama, dopo la grande amicizia con Bush. Eppure, abbiamo notato che lo scorso anno, nel “Press kit” (il kit per la stampa) preparato dall’ufficio stampa della Casa Bianca per i giornalisti chiamati a seguire il vertice del G8, era considerato “uno dei leader più controversi nella storia di un Paese conosciuto per la corruzione e il vizio del suo governo” e “un dilettante della politica che aveva conquistato la sua carica importante solo mediante l’uso della sua notevole influenza sui media nazionali”. Quest’anno, invece, l’ufficio stampa della Casa Bianca le ha dedicato soltanto sette righe, contro le due pagine di Napolitano e Hu Jintao e le quasi due e mezzo del turco Erdogan. Non le viene mai il sospetto che il suo prestigio internazionale si sia un po’ appannato?
Berlusosia: “Si tratta di montature e fraintendimenti, visto che anche in America la stampa comunista si diverte a screditare l’operato di persone eccezionali come il mio amico Bush. Ripeto per l’ennesima volta che i rapporti con Obama sono ottimi e che mi ha fatto piacere passeggiare tra le rovine de L’Aquila in compagnia di un uomo così alto, bello, giovane e, dopo aver preso il sole italiano, più che mai abbronzato, come la sua signora e le sue splendide bambine”.
Dev’essere in virtù di questi ottimi rapporti che lo scorso anno, quando ancora c’era l’“amico George”, alla stampa fu consegnato un kit in cui c’era scritto anche che era stato “accusato di corruzione, estorsione e altri abusi di potere che lo costrinsero a dimettersi nel 1994”, che “aveva cominciato a fare soldi organizzando spettacoli di burattini a pagamento”, che “faceva i compiti di scuola ai compagni di studi in cambio di denaro” e che era stato iscritto alla “sinistra loggia massonica P2 che aveva creato uno Stato dentro lo Stato”.
Roberto Bertoni
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